Scrivo questa lettera con arti tremanti, dolori muscolari, iperestesia, laringospasmo, idrofobia, aggressività e irascibilità. Ossia con i sintomi della “rabbia”. Sono rabbiosa perché sto verificando che i lavoratori non sono tutti uguali agli occhi dei nostri politici. Infatti, noi lavoratori del commercio siamo stati ridotti in schiavitù senza che nessun partito dicesse una sola parola per difenderci. Liberalizzando il nostro settore ci hanno tolto le domeniche e tutte le altre feste consacrate, la possibilità di stare con la famiglia e di accudire i nostri figli. Invece, ora che si rischia di far lavorare qualche ora in più gli insegnanti che ne lavorano solo diciotto (18) la settimana, è tutto un levarsi di scudi in loro difesa. Poverini con una settimana di ferie a Pasqua, due a Natale e otto – dieci d’estate non possono certo fare di più. Noi commessi, all’opposto, siamo carne da macello che deve sempre lavorare senza avere neanche la garanzie dello stipendio e della pensione come hanno i professori.

Qualcuno dirà che il nostro è un sacrificio che va fatto per rilanciare l’economia del Paese. Peccato che la spesa non dipenda dalle ore di apertura al pubblico, ma dalla ricchezza di cui si dispone e dalle previsioni che si hanno per il futuro. Altrimenti basterebbe tenere aperti i “negozi–baracca” degli Stati più poveri del mondo per risolvere i problemi della povertà, della fame e della malnutrizione che affliggono il nostro Pianeta.

Qualcun altro dirà che i nostri insegnanti svolgono un lavoro eccellente. Solo che secondo un rapporto Ocse gli studenti italiani sono tra i più somari dell’Unione Europea: peggio di noi solo portoghesi, greci, bulgari e rumeni. L’ignoranza dei nostri giovani si ripercuote sulla produttività, sull’efficienza e, per tanto, sulla competitività dell’intero Paese.

Ma in Italia, se da un lato il lavoro è sempre più precario, dall’altro si pensa a tutelare chi lavora tre ore al giorno per soli otto mesi l’anno. Questo è quanto riesce a fare la nostra classe politica. Che incapace di risolvere i problemi del Paese, cerca di non perdere le simpatie degli elettori dando panem et circenses. E non inimicandosi coloro che in aula possono influenzare gli elettori di oggi e di domani.

Chiosa finale per una riflessione bonaria.
Art. 3 della Costituzione Italiana:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La nostra Repubblica sta veramente rimuovendo gli ostacoli che limitano l’eguaglianza dei cittadini?