Sabato 24 Gennaio, secondo i dati del Ministero dell’istruzione palestinese, l’80% dei bambini di Gaza è tornato a scuola. Circa 450.000 bambini frequentano le 373 scuole governative, le 214 scuole gestite dall’UNRWA (l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi) e altre 34 scuole private.
«Per il ritorno a scuola di centinaia di migliaia di bambini di Gaza l’UNICEF sta fornendo attrezzature e materiali didattici di base, per consentire la ripresa degli studi e attività integrative didattiche e ricreative, creare ambienti sicuri e contribuire a restituire un senso di normalità ai bambini», ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia, Vincenzo Spadafora, annunciando oggi l’invio di un primo contributo di 600.000 euro raccolti dai donatori italiani, destinati agli aiuti immediati e ai programmi di recupero a medio termine. Il 26 Gennaio la Rappresentante UNICEF per il Territorio Palestinese Occupato, Patricia McPhillips, ha visitato Beit Lahiya, nella zona nord della striscia di Gaza, dove due tende dell’associazione vengono utilizzate come spazi temporanei di apprendimento per le bambine, la cui scuola è stata completamente distrutta. Le bambine stanno frequentando le lezioni nel turno pomeridiano. Altre quattro tende verranno allestite nei prossimi giorni per accogliere altri studenti.

«L’UNICEF sta lavorando con i partner per stabilire le aree sicure e distribuire materiali didattici per i bambini di Gaza» ha detto Patricia McPhillips. «Il ritorno a scuola costituisce un’importante opportunità per i bambini di interagire, giocare, ricostruire le loro abitudini, e superare lo stress». A Gaza l’associazione ha fornito 130 scuole in scatola, complete di quaderni, penne e matite, sufficienti per 10.400 bambini in età scolare, 84 kit per attività socio-ricreative e sportive sufficienti per 6.720 bambini, 42 kit materiali di matematica e scienze per 4.200 studenti, e ha fornito al Ministero dell’istruzione 12.000 bottiglie d’acqua per gli studenti delle scuole.

Finora sono state segnalate sette scuole completamente distrutte, ma moltissime altre sono danneggiate. Materiale didattico, tra cui i libri di testo e cancelleria sono andati persi. Le scuole organizzano doppi e anche tripli turni, per accogliere i bambini rimasti senza attività scolastica. L’UNICEF denuncia i rischi derivanti dagli ordigni inesplosi e residuati bellici, indicando come priorità la bonifica delle aree scolastiche. L’associzione sta inoltre portando avanti una campagna di sensibilizzazione sui pericoli degli ordigni inesplosi distribuendo vari materiali ed opuscoli e diffondendo spot radiofonici e messaggi informativi sui pericoli degli ordigni inesplosi.

Fonte: Unicef Italia