La Grecia potrebbe, a breve, abbandonare l’Euro. Che convenienza avrebbe? E, soprattutto, che conseguenze ci sarebbero per il nostro Paese? La tristemente famosa Troika (Commissione UE, Bce, Fmi) ha obbligato la Grecia a ricercare il risanamento dei conti pubblici con una cura troppo aggressiva. Magari bisognava diluirla su un periodo più lungo. Tuttavia, al punto in cui siamo, se il nuovo Governo non rispetterà gli impegni presi, potrebbe non ricevere più quegli aiuti europei che gli permettono di pagare pensioni, stipendi e di onorare i debiti. Pertanto, non riuscendo neanche a finanziarsi sui mercati internazionali sarebbe costretta a ritornare alla dracma.

Attraverso quest’ atto, riguadagnerebbe la sovranità nella gestione della politica monetaria. In questo modo la nuova banca centrale greca, rifinanzierebbe il debito greco, che si troverebbe svincolato dai mercati internazionali. Questa operazione porterebbe inflazione, ma viste le condizioni in cui versa il Paese sarebbe il male minore. Inoltre i prodotti greci e il turismo si avvantaggerebbero della forte svalutazione della dracma, che renderebbe molto competitivi i propri prodotti. Del resto l’Argentina, che si è trovata in una posizione simile a quella paventata adesso per la Grecia, cresce ora, dopo il default e dopo aver ripreso in mano le redini della politica monetaria, ad un ritmo del 7% annuo e ha una disoccupazione del 6,7%. Anche se deve ancora risolvere il problema dell’inflazione che resta alta.

Per quanto riguarda l’Italia, se il fronte Euro si dovesse rompere (a causa dell’uscita della Grecia), si troverebbe a dover pagare tassi d’interesse più alti sul proprio debito. Agli investitori andrebbe compensato il maggior rischio di uscita dall’Euro e, la conseguente, svalutazione. Un eccessivo aumento dei tassi di interesse, potrebbe anche causare il nostro default. Punendo, in questo modo, chi ha preteso alti tassi di interesse, ma anche tanti piccoli innocenti risparmiatori. Il sistema bancario italiano, inoltre, potrebbe trovarsi in serie difficoltà. Esso, infatti, ha una raccolta netta sull’estero positiva di 182 miliardi di Euro (dato di fine febbraio), con cui finanzia l’eccesso di impieghi rispetto ai depositi raccolti dalla clientela italiana. Se tornassimo alla Lira, e se la Lira venisse svalutata, risarcire quei debiti contratti in euro sarebbe molto più oneroso. E la tenuta delle nostre banche sarebbe molto compromessa. Tuttavia, con i nuovi rapporti di forza che si stanno delineando in Europa, è molto improbabile che si decida di far fallire la Grecia e di distruggere l’unione monetaria europea.