Cos'è la topologia? Scopriamolo insieme all'architetto Vittorio Giorgini che ha fatto degli spazi topologici la sua poetica. Perché la topologia è solo questione di prossimità.

Il termine “topologia” indica lo studio dei luoghi  (dal greco: tópos, “luogo”; lógos, “studio”) ed è relativo in particolare all’esame di quelle caratteristiche spaziali proprie di un oggetto che non si modificano quando allo stesso vengono apportate determinate alterazioni. Lo “spazio topologico” viene definito come una coppia (X,T), nella quale X è un insieme e T è un dato sottoinsieme di X i cui elementi componenti godono di caratteristiche specifiche. Va da sé che le coppie (X,T) e (X,T’) rappresentano due differenti spazi topologici. T e T’, in ogni caso, sono da considerarsi “insiemi aperti”, in quanto gli elementi costituenti sono legati tra loro da concetti di prossimità non strettamente rigidi.
Il concetto di spazio topologico è di particolare importanza nello studio delle superfici; lo spazio topologico per eccellenza – in quanto maggiormente conosciuto – è il Nastro di Möbius, che possiede una serie di proprietà interessanti, la più famosa di tutte è quella di poter essere percorso alternativamente al suo interno e all’esterno, passando da dentro a fuori senza soluzione di continuità, perché in realtà quelle che sembrano due facce distinte sono una faccia sola.

La poetica di Vittorio Giorgini

Noto studioso delle superfici con rilevanti caratteristiche dal punto di vista topologico fu Vittorio Giorgini. Nato nel 1926 a Firenze, Giorgini è stato attivo in svariati campi culturali, primo fra tutti quello dell’architettura; durante la sua vita è entrato in contatto con personalità di spicco nel panorama culturale mondiale, da Franco Zeffirelli a Frank Lloyd Wright, e ha fornito spunti di riflessione importanti alla facoltà d’Architettura di Firenze. Muore nel 2010 all’isola di Capraia. Nel corso della sua carriera, Giorgini esplora con passione le forme naturali e proprio in esse – o nelle loro derivazioni – osserva interessanti casi di topologie. Ne estrapola delle forme scultoree, tra le quali le più notevoli sono probabilmente il Toro Giorgini, la Sfera Giorgini e il Klein modificato. Forme nelle quali ci si perde, specchio dell’infinito fatto oggetto, modelli che sfidano la descrizione mediante formule matematiche e che possono essere virtualmente percorsi all’infinito, senza trovarne mai un inizio e una fine, un dentro e un fuori, un sopra e un sotto.

La topologia nell’architettura

Come ci dimostra l’esempio di Giorgini, l’architettura ha un debito verso la topologia (si vedano le sue case sperimentali a Baratti); debito che pare intensificarsi col passare del tempo. Oltre agli esempi tratti dall’attività dello stesso Giorgini, è utile ricordare anche la Sprayform House di John M. Johansen – non proprio un esempio di topologia, ma sicuramente un esemplare tangibile di volontà mimetica, con la sua forma che assomiglia a un guscio di conchiglia, e anche un edificio dove la dicotomia dentro-fuori tende ad assottigliarsi fin quasi a scomparire – o alcune opere dell’architettura contemporanea scandinava (mi viene in mente la Oslo Opera House di Snøhetta per l’incredibile trasformazione della copertura dell’edificio in un’autentica piazza inclinata, con un ribaltamento emblematico della definizione di sopra e sotto).

La ricerca in Italia

In Italia, dopo un periodo di fermento culturale portato non solo da Giorgini ma anche da altri architetti-artisti come Leonardo Ricci, mi sembra di poter dire che la ricerca architettonica orientata all’armonizzazione col dato naturale sia andata un po’ spegnendosi. Non mancano esempi di ricerca nel senso dell’ecosostenibilità, ma paiono forse troppo ancorati a un livello normativo, di dettaglio o dei materiali, senza tradursi invece in una reale sintesi che tenga conto del livello formale, cosa che invece continua ad avvenire all’estero, basti pensare a esempi lampanti come quelli di Glenn Murcutt o di Emilio Ambasz. Forse, indipendentemente dall’esito estetico, sarebbe utile riappropriarsi della ricerca e della sperimentazione per proporre anche nella Penisola qualcosa di diverso, ad alti livelli, non necessariamente legato a logiche economiche. La rinuncia al pensiero e all’avanguardia è uno dei più grandi tradimenti al nostro Paese, che per secoli ha vissuto del genio dei suoi abitanti. Certamente il panorama normativo e il peso della burocrazia non aiutano e la politica, anche in questo caso, avrebbe i suoi doveri. Gli spazi topologici, col loro rimando diretto all’Infinito, sembra vogliano comunicare l’anelito a qualcosa di più alto, di trascendente e di intrinsecamente naturale. Speriamo che possano essere fonte di ispirazione per le concettualizzazioni delle nuove generazioni e che possano segnare la strada verso una nuova idea di progresso in armonia col contesto.