Agenti letterari. I più paurosi tra gli autori che stanno leggendo questo articolo sono autorizzati a fuggire al sentirli nominare

Eh già, perché in effetti la figura dell’agente letterario è una di quelle – legate al mondo editoriale – intorno al quale aleggia ben più che un alone di mistero. Chi è, che cosa faccia, che cosa voglia da noi e perché esista, infatti, è ancora un mistero per moltissimi scrittori.
Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza. Quella dell’agente letterario è una professione nata principalmente negli ambienti letterari anglosassoni dove, in effetti, gode di maggior stima e fiducia rispetto a quelli nostrani. In Italia, va precisato, ormai è una professione sdoganata, sebbene non da moltissimi anni. Ricordo ancora quindici-venti anni fa quando, all’alba di internet, cercai su Google la chiave “agente letterario” e trovai un solo risultato attendibile, una persona che si fregiava di essere infatti l’unica in Italia, a ricoprire quel ruolo, ancora non ben inquadrato neppure nell’ordinamento professionale.
Di acqua sotto i ponti ne è passata (per fortuna) e di agenti ora se ne vedono tanti anche qui da noi dove, come dicevo, sono arrivati molto più tardi rispetto agli Stati Uniti (tanto per citare i soliti noti), dove invece già da decenni svolgevano la loro (ir)rispettabilissima professione.

Il mistero svelato

Ma dunque, chi è e che cosa fa un agente letterario? Per anni si sono sprecati fiumi d’inchiostro per spiegarlo. Oggi diciamo che si è fatta un po’ più di chiarezza. L’agente letterario è quella figura che, solitamente, lavora a stretto contatto con l’autore, rappresentando il suo libro presso questa o quella casa editrice, al fine di strappare un contratto per il suo assistito che sia il più vantaggioso possibile. È, permettetemi il paragone, quello che da decenni gli agenti sportivi fanno per i calciatori. L’agente letterario aiuta l’autore a trovare la miglior collocazione possibile, mette in risalto i punti di forza del romanzo e dell’autore, in modo da fargli ottenere il tanto sospirato contratto d’edizione (possibilmente facendo anche guadagnare entrambi).
Visti all’inizio come dei profittatori, degli sfruttatori e dei figuri piuttosto loschi, i cui compiti non si capiva bene se e a che cosa servissero (fama che però, paradossalmente, non è mai valsa per gli agenti sportivi), oggi gli agenti letterari godono di stima e fiducia (aggiungerei meritatamente), perché garantiscono la professionalità e la qualità dell’autore e dei testi, oltre a far valere il lavoro degli scrittori.
Detto quindi di che cosa si occupano, passiamo alla domanda che più, immagino, interessi gli autori che stanno leggendo: servono o no? Dare una risposta, come molto spesso accade, non è proprio semplice. Ma ci proveremo.

Servono o no?

Per come la vedo io servono, ma con riserva. Provo a spiegarmi. Da sempre in Italia, proprio perché come figura professionale non è comparsa seriamente che da pochi anni, gli scrittori hanno fatto da sé. Scrivere un romanzo e poi inviarlo alle case editrici, era la norma. E quasi nessuno si avvaleva di intermediari. Perché pagare qualcuno – si pensava – per fare un lavoro che, con un po’ di pazienza e buona volontà, posso fare da solo?
La verità, invece, è che quel lavoro si può fare fino a un certo punto. Infatti, gli agenti letterari servono, eccome, soprattutto quando si vuole fare un certo “salto di qualità”. Se infatti contattare case editrici medio-piccole è una cosa che può fare qualunque scrittore con un po’ di impegno e determinazione, arrivare sulla scrivania dell’editor delle grandi major è una cosa molto più complicata, soggetta a una serie di regole che ai più sfuggono. Ed ecco allora che può intervenire, come intermediario, proprio un agente letterario. Il cui scopo, sia ben chiaro, non è solo quello di far arrivare il libro sulla scrivania giusta. Ma quello, come dicevo poco sopra, di individuare i testi meritevoli, aiutare l’autore a migliorarli ulteriormente e, solo in seguito, provare a piazzarli alla giusta casa editrice.
In definitiva, dunque, per rispondere alla domanda se servano o meno, direi che come sempre la virtù sta nel mezzo. Tutto credo dipenda dalle capacità e dal desiderio dell’autore. Se vuole subito puntare al grande salto (rischiando però di bruciarsi) allora un agente letterario può essere la carta vincente, con i pro e i contro del caso. Se invece si vuole procedere gradino dopo gradino, partendo dal basso, senza voler strafare, allora chi è alle prime armi può anche cercare di farsi strada da solo. Arrivare a una medio-piccola casa editrice, farsi un po’ le ossa, imparare e crescere fino a farsi i muscoli per tentare, in un momento successivo, quel grande salto che almeno una volta, nella vita, chiunque abbia scritto un libro sogna: la grande pubblicazione.