Genealogie/Genealogies, la prima mostra temporanea ad essere ospitata nel Palladio Museum di Vicenza, racconta fino al 31 marzo 2013, attraverso lo sguardo del fotografo americano Max Belcher ,il palladianesimo inconsapevole degli schiavi neri liberati dai campi di cotone nordamericani che, tornati in Africa, ricostruirono “a memoria”, con materiali locali, le ville dei propri padroni.

Fra il 1816 al 1847 diverse organizzazioni nordamericane favorirono l’emigrazione di neri americani liberi, o liberati a patto che lasciassero gli Stati Uniti, verso la Liberia. Diciassettemila coloni afroamericani vi fondarono nuovi insediamenti. I nuovi arrivati tentarono di influenzare le popolazioni indigene. Essi riproposero almeno in parte i modi insediativi delle comunità americane: organizzazione sociale, pratiche di sepoltura, toponomastica. Ma fu soprattutto l’architettura a diventare un modo per imporre il proprio dominio culturale sulle comunità locali.

Gli afroamericani rifiutarono la tipologia a pianta circolare delle case degli indigeni e riprodussero le case a pianta rettangolare, timpani, portici frontali e posteriori tipiche delle ville neopalladiane nelle piantagioni americane. Portarono in Africa la propria conoscenza e l’esperienza in fatto di costruzione edilizia, tecniche, materiali: all’inizio costruirono case in legno, poi chi poteva permetterselo impiegò mattoni e pietra sia per questioni di status che di maggiore resistenza alle condizioni climatiche locali.

Il lavoro di Max Belcher racconta questa storia di migrazioni di idee e architetture fra una sponda e l’altra dell’Atlantico. Esponente di spicco dalla “scuola” di fotografi documentaristi d’architettura che va da Maxine Du Camp e Charles Marville e si estende fino a Walker Evans e Aaron Siskind, Belcher lavorò in Liberia fra il 1977 e 1978 focalizzandosi sulla comunità di Arthington, dove si insediarono emigranti provenienti dal North Carolina, South Carolina e Georgia. Alle immagini delle case africane affiancò quelle dei “modelli” nordamericani americani.

Nella Roma antica Vitruvio indicava la capanna di legno a modello del tempio in pietra. Il frontone triangolare di un tempio fu posto da Lorenzo il Magnifico e da Giuliano da Sangallo a coronare la villa di Poggio a Caiano nella Toscana nel Quattrocento. Cinquant’anni più tardi divenne la caratteristica delle ville di Andrea Palladio nel Veneto. Nel Seicento la villa palladiana migrò nelle campagne inglesi per attraversare l’Atlantico e trasformarsi nelle plantation houses di “Via col vento”.

  • Informazioni sulla mostra

durata: fino al 31 marzo 2013
Sede: Contrà Porti 11, Vicenza
Apertura: da martedì a giovedi 10-18
venerdì e domenica 10-19
sabato 10-20

Biglietto intero 6 euro, 4 ridotto

Telefono: 0444 323014
Email: accoglienza@palladiomuseum.org
Sito: www.palladiomuseum.org