Dal primo gennaio del 2015 la Germania ha una legge sul salario minimo. Ma non è tutto oro quel che luccica e gli imprenditori furbetti lo sanno bene

La locomotiva economica del Vecchio Continente, uscita rinvigorita e rafforzata dall’abbraccio comunitario e dall’introduzione dell’Euro, da quest’anno fa i conti con l’introduzione del salario minimo per i lavoratori. Fortemente voluto da tutto il parlamento (la legge è stata approvata con soli 5 voti contrari e l’astensione della Linke) il salario minimo tedesco prevede una paga oraria base di 8,50 €. Una conquista, come l’hanno definita i suoi difensori, e una grande spinta per il mercato interno tedesco che, negli ultimi anni, si è dimostrato anemico e meno incisivo rispetto alle esportazioni. Ma anche nella rigorosa Germania ci sono imprenditori furbetti che cercano nuovi modi per eludere la legge e, nel caso della nuova legge sul salario minimo, questo fenomeno ha toccato apici sconosciuti ai tedeschi.

I filantropi di Berlino

Le pressioni sui lavoratori per aggirare o eludere quei fatidici 8,50 € l’ora sarebbero cominciate quasi subito. Come denunciato dai sindacati tedeschi il controllo sul meccanismo non è ancora a regime, lo sarà, secondo le previsioni, solo nel 2019, e nel frattempo è scattato l’assalto alla diligenza. Alcuni imprenditori “filantropi” chiedono ai propri dipendenti di lavorare più ore di quelle effettivamente dichiarate per poter garantire loro il mantenimento di posti di lavoro che altrimenti, se applicate le norme di legge, dovrebbero scomparire. Il sindacato Deutscher Gewerkschaftsbund (Dgb) ha aperto una centralino per raccogliere le segnalazioni dei lavoratori ingiustamente sfruttati e girarle alle autorità, ma l’epidemia sembra così diffusa che lo stesso ministro del lavoro Andrea Nahles è dovuta intervenire per chiarire che questa sarebbe solo una fase di transizione e che presto tutto sarebbe rientrato nella legalità. È un fenomeno questo dello sfruttamento del lavoro che non stupirà i nostri lettori italiani e che è purtroppo diffuso in tutta l’Unione Europea, ma che sta scioccando i tedeschi.

I camionisti polacchi e la reperibilità

Un caso paradossale è quello che riguarda i camionisti polacchi vincolati nel loro Paese a una paga base di 2,10 € all’ora, quando questi transitano sul territorio tedesco la loro retribuzione dovrebbe salire agli 8,50 € all’ora previsti dalla legge con un aggravio che, a detta degli imprenditori tedeschi, sarebbe insostenibile. Allora che fare? Si stanno studiano percorsi che non prevedano l’ingresso dei camion in Germania se non per un breve tratto, si stanno anche studiando modalità di spedizione differenti dal trasporto su ruota, il tutto per mantenere gli attuali margini di profitto che hanno reso il Paese sovrano incontrastato delle esportazioni. Un altro caso curioso è quello della distinzione tra reperibilità ed effettivo lavoro fatto da alcune aziende di servizio: la prima non viene retribuita come da legge, il secondo sì. L’inghippo però sta nel fatto che per reperibilità non si intende l’essere a casa propria ma a disposizione a prendere servizio, bensì l’essere sul posto di lavoro ma non impegnati in un lavoro attivo. È il caso dei guardarobieri per gli eventi che, una volta accomodati gli spettatori in sala, sarebbero “reperibili” in guardaroba perché fermi in attesa di restituire i cappotti.

Nessuna tutela per i freelance e i lavoratori minorenni

Freelance e liberi professionisti sono le cenerentole del mercato del lavoro in tutto il Vecchio Continente, e la pratica di sfruttarli come dipendenti senza garantire loro le stesse tutele di un vero dipendente è ormai diffusa ovunque. Anche in Germania, con l’introduzione del salario minimo, la “richiesta” ai lavoratori dipendenti di collaborare come liberi professionisti, e quindi senza la tutela del salario minimo, con la stessa azienda di cui erano dipendenti è all’ordine del giorno. È il caso per esempio dei tassisti costretti a licenziarsi e a diventare finti imprenditori di se stessi. Il caso limite delle strategie di aggiramento della legge sul salario minimo spetta forse al distributori di giornali Zdh Zustelldienst che ha deciso di spostare l’uscita di una pubblicazione dalla domenica al sabato così da poter ingaggiare corrieri minorenni a cui non spetta il salario minimo ma che non possono per legge lavorare l’ultimo giorno della settimana. Uno stillicidio insomma che sta mettendo a nudo un aspetto del mercato del lavoro, è anche della società tedesca, che gli altri europei conoscono poco o che forse hanno dimenticato.