Quel “tu” così provocatorio e irriverente. Il “compagno” Fini, bollato come “vergognoso”, perfino “ridicolo”. Al presidente della Camera è stata chiarissima – fin dalla prima lettura del quotidiano della famiglia del premier – la portata dell’avvertimento contenuto nel nuovo fondo al vetriolo firmato da Vittorio Feltri. Un'”intimidazione”, si è sfogato Gianfranco Fini con chi lo ha sentito al telefono. Come dire, nella campagna di caccia d’autunno inaugurata col bombardamento dell’Avvenire e del suo ormai ex direttore Boffo, nessuno può sentirsi al sicuro, non solo giornali e oppositori esterni al Pdl. “È un attacco nella natura di Feltri”, è stata la prima impressione della terza carica dello Stato. “Ma soprattutto una nuova puntata che conferma il clima di imbarbarimento nel quale siamo caduti e che avevo denunciato dal palco della festa Pd di Genova. Come mi sento io? Bisognerebbe chiedere a Berlusconi, come si sente”. C’è stupore, c’è rabbia, per un colpo che raggiunge a freddo il presidente della Camera, ancora nel ritiro toscano.
Quasi a freddo. Le parole pronunciate da Fini alla festa democratica, compresa la presa di distanza dagli argomenti e i metodi berlusconiani, il presidente del Consiglio non le aveva gradite affatto. La diffidenza ormai è al culmine. “Giafranco non ha ancora capito che così diventa come Casini – commentava ancora ieri – Deve capire che il leader del partito sono io. Si ricorda cosa ha detto la scorsa settimana sulla libertà di informazione e sulle presunte ordalie?”. Non è un caso se dall’alba al tramonto Silvio Berlusconi non abbia pronunciato una sola parola per dissociarsi dal “suo” Giornale, a differenze di quanto accaduto poche ore dopo l’attacco a Boffo. Lo farà solo nel pomeriggio, con un tiratissimo attestato di “stima” dopo insistenti pressioni e la lunga mediazione del coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. Quando il clima si era fatto davvero pesante e le reazioni degli ex aennini fedeli a Fini sempre più insofferenti, indignate. Per non dire della rabbia del presidente della Camera, cresciuta di ora in ora man mano che la dissociazione del premier non arrivava. Nemmeno l’ormai rituale telefonata di Gianni Letta – raccontano – è riuscita ad attenuare la collera. Attorno al presidente della Camera c’è la percezione netta della natura personale dell’avvertimento, nello stile della nuova campagna d’attacco, ma anche una consapevolezza di fondo: che si tratti cioè di una “manovra disperata, perché solo chi si sente isolato, per la prima volta all’angolo, spara nel mucchio, senza distinzione”.
Di certo, adesso Fini sente di avere le “mani libere” sulla legge sul fine vita e sul ddl per il diritto di cittadinanza degli immigrati promosso dal fedelissimo Granata. Si apre una nuova partita, in barba al premier (“No al diritto di voto agli immigrati”) e al leader leghista Umberto Bossi che ormai sulla politica di accoglienza insulta il presidente della Camera (“Quello è matto”).
Il clima nella maggioranza è questo qui. Ma il regolamento di conti tra Berlusconi e Fini appare ormai a una svolta. Con le divergenze su biotestamento e immigrazione a fare solo da sfondo, da pretesti. I due non si vedono e non si sentono dai primi di agosto. Torneranno a farlo, forse, salvo “impegni improvvisi del premier”, sabato sera. A Villa Madama è in programma la cena organizzata dal presidente della Camera Fini con i colleghi che guidano i parlamenti dei paesi del G8. Per cortesia istituzionale, il padrone di casa ha esteso l’invito al premier Berlusconi. Il clima, neanche a dirlo, però resta tesissimo. “Sarebbe bene non continuino a tirare la corda” confida Benedetto della Vedova, insieme a Bocchino, Granata, Briguglio, Bongiorno, pronto a sposare fino all’estremo la battaglia di Fini, fosse pure fino alla creazione del partito-kadima in salsa italiana, voltando le spalle al Pdl. Su quella strada non lo seguirà affatto Pierferdinando Casini, impegnato a costruire il suo nuovo soggetto di centro. Tuttavia, la solidarietà che ha espresso ieri il leader Udc al presidente della Camera segna un ulteriore tassello nella ricostruzione di un asse moderato antiberlusconiano ora tornato in auge.

[fonte: Repubblica.it – Carmelo Lopapa]