Chi da bambino non ha mai giocato con i colori, sporcandosi le mani con la soddisfazione che solo quel contatto fisico con il colore può dare. Bene, e cosa succederebbe se vi dicessimo che oggi è possibile dipingere con le mani, con le dita, che si possono toccare colori, dare sfumature e vita alle proprie immagini fantastiche sullo schermo di un I-Pod?Non solo è possibile, ma è una corrente artistica internazionale che nasce sulla scia di un’applicazione per I-phone rilasciata da Steve Sprang e chiamata Brushes. È grazie a questa applicazione che artisti e web designers di fama internazionale da Benjamin Rab a Matthew Watkins hanno mosso i primi passi verso il finger painting creando una vera e propria community. A Matthew Watkins artista canadese, arrivato in Italia più di 20 anni fa, è affidata la voce italiana di questa corrente, a lui si deve la traduzione dell’applicazione Brushes e anche un forte contributo nella creazione di una community online che permette a questa corrente internazionale di crescere annullando le distanze geografiche. E’ di arte 2.0 a tutti gli effetti quella di cui si parla oggi e Matthew sembra esprimere al meglio questa nuova tendenza, avendone compreso le potenzialità anche in termini di network. La finger art nasce come ritorno allo schizzo infantile, alla pittura materiale, e attraverso la tecnologia si torna ad utilizzare il proprio corpo per esprimersi a “sporcarsi le mani”. Più si va avanti con la tecnologia più si torna indietro.

«Non appena ho scaricato l’applicazione e ho cominciato a giocarci, ne ho intravisto le potenzialità. Sono libero di esprimermi ovunque voglio, con semplicità ed immediatezza» ci dice Matthew Watkins, che ha da poco terminato una mostra all’Apple Store di Bari, e ha in programma altri appuntamenti oltreoceano nei prossimi mesi. «L’ I-phone permette di esprimersi senza paura, senza la paura di sbagliare, di fare passi falsi», continua. A differenza delle tecniche tradizionali infatti con l’I-phone, scopriamo, non si ha la paura della tela bianca perché ci si può esprimere in piena libertà sapendo di poter cancellare in ogni momento senza lasciare traccia. È un po’ come se l’opera fosse un’opera in itinere. «Oltre all’I-phone ho lavorato molto con acrilico e acquerello, tecniche più impegnative: Brushes invece lascia a tutti la possibilità di esprimersi “democraticamente” senza conoscenza tecnica, non è necessario conoscere lo strumento, è immediato».

Matthew Watkins viene infatti dalla figurazione tradizionale, dopo aver finito il College of Art in Canada, è venuto in Italia a Firenze per un postgraduate. Da allora, innamoratosi del bel paese ha cercato l’occasione per tornare e da ormai venti anni vive a Bari, dove ha lavorato prima come illustratore freelance, e poi, pioniere dei primi Mac e delle prime esperienze di grafica web, come web designer e grafico. Da allora ha usato ogni piattaforma e strumento possibile, accostando  quelli più tradizionali, come l’acquerello, a quelli più estremi come, oggi,  l’I-phone. E con l’I-phone ha trovato uno strumento ideale: un’immagine può nascere su carta, per poi passare a Brushes, dove con le dita è possibile controllare le linee, il colore, texture nei minimi dettagli. Il dito diventa lo strumento, la matita, a diretto contatto con la tela e lo screen. Finita l’opera ecco che viene caricata in rete, su flicker e condivisa con un pubblico potenzialmente infinito. È così che sono nate, per esempio, le Orphaned Stories, schizzi di una storia, come frame rubati di nascosto di una pellicola più lunga.

Il finger painting diventa oggi un nuovo modo di esprimersi, che viaggia attraverso la rete.«Internet è stata una svolta per me, mi ha permesso di farmi conoscere e di rimanere in contatto con painters di tutto il mondo».  Non importa di quale angolo di mondo si lavori, con internet ispirazione e influenze artistiche sono alla portata: si crea si pubblica e si ottengono feedback dalla comunità. È questo quello che succede anche su http://www.fingerpainted.it il sito web dove si incontrano i finger painters di tutto il mondo. Dalla tavolozza, alla tela all’I-phone, l’arte riesce, da sempre, ad esprimersi seguendo il climax affascinante della tecnologia.

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