«Esterrefatto per l’assenza di lucidità del mio partito». Così il presidente della Camera Gianfranco Fini si dice preoccupato per «il danno enorme che il ministro dell’Economia e il capogruppo del Pdl hanno fatto a Berlusconi», con la fiducia sulla Finanziaria e con il duro discorso di Fabrizio Cicchitto sull’aggressione al premier. «Gli irriducibili -dice Fini- gli stanno rendendo il peggior servizio. I falchi non lo aiutano. Perché di solito i falchi hanno una vista acuta, questi invece non vedono al di là del proprio naso. Spero li faccia ragionare».

Il presidente della Camera non si capacita di come «il Pdl abbia perso una grande occasione per mostrarsi come una forza moderata, responsabile, disposta al confronto». Fini è sicuro che «assumendo un atteggiamento diverso si sarebbe potuto mettere in difficoltà l’opposizione. Invece siamo stati proprio noi ad accendere senza ragione i toni , ad alzare ulteriormente gli steccati. Fosse una strategia… Ma non lo è. È un modo di procedere alla cieca. Solo Berlusconi può evitare che il tentativo di aprire una fase di confronto fallisca. Il nodo di fondo è questo».

Nonostante il parere negativo del presidente della Camera, il governo si appresta a porre la fiducia sulla Finanziaria. Pdl, Lega e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ritengono questa scelta «fisiologica e naturale». Fini ieri, in aula, ha parlato di decisione «deprecabile» che «di fatto impedisce alla Camera di pronunciarsi sulla manovra». Una scelta, ha aggiunto, che «attiene ai rapporti tra maggioranza e governo» più che a quelli con le opposizioni.

Sergio D’Antoni, del Pd, sostiene che «l’ennesimo ricorso al voto di fiducia da parte del governo è un fatto gravissimo, che svuota il Parlamento delle sue prerogative, mette in evidenza la distanza che separa l’esecutivo dalla sua stessa maggioranza e penalizza ancora una volta i ceti più deboli del paese». Il parlamentare del Pd sottolinea le mancanze di una finanziaria, in cui «non c’è nulla per disoccupati, precari, pensionati e parasubordinati, che continuano a pagare più degli altri gli effetti della crisi. Non un rigo per la fiscalità di sviluppo e per quei piccoli e medi imprenditori che si trovano schiacciati da una stretta creditizia senza precedenti. Non un rigo è dedicato a un piano infrastrutturale degno di questo nome. Nulla sull’urgenza di ridurre il carico fiscale al lavoro dipendente, ai pensionati, alle famiglie e ai redditi medio bassi». Il paese, per D’Antoni, ha bisogno di una politica che punti alla redistribuzione della ricchezza tra ceti e zone geografiche attraverso una proficua concertazione di tutte le forze politiche e sociali».

[fonte: l’Unità.it]