Uno spunto di riflessione sullo stato della Fantascienza in generale, e di quella italiana in particolare

La sparizione della Fantascienza dagli scaffali delle librerie non è una novità e, a quanto pare, non fa nemmeno notizia. Oggi lo stato dei fatti è presto detto: tolti gli imprescindibili (Asimov, Heinlein, Dick), agli autori di questo genere non rimane che qualche libreria specializzata, l’edicola o la vendita on-line. In parole povere non resta che la riserva indiana. Giusto o sbagliato è il mercato editoriale che ha deciso così, e solo i fatti (un imprevedibile e spaventoso aumento delle vendite del genere) potrebbero cambiare la situazione.

Una razza (aliena) in via di estinzione

Nella riserva indiana della Fantascienza (in cui si parla perlopiù inglese) c’è un’ulteriore enclave, quella della Fantascienza italiana. Insomma: un dramma in una tragedia. Sono passati quasi 20 anni dalla pubblicazione di Nicolas Eymerich, inquisitore (Urania – Mondadori, 1994) di Valerio Evangelisti e, nonostante le ottime premesse poste da questo romanzo, il genere in Italia non è rinato (qualcuno contesta anche il fatto che sia mai nato, ma questo è un altro discorso…). Negli ultimi anni la Fantascienza italiana ha regalato agli amanti del genere diverse interessanti sorprese stroncate, come da prassi, dai “lettori-critici” che abbondano in Rete. Qualcuno, tra gli appassionati, si aspetta lo “scrittore messia” che, probabilmente, non arriverà mai anche per il noto meccanismo del “nessuno è profeta in patria” ancora validissimo in Italia a riconferma di un certo provincialismo duro a morire.
Del resto, forse, al genere la comparsa di un autore “rompighiaccio” che sia sufficientemente autonomo dai modelli anglo-americani non farebbe male ma, per i motivi che vedremo in seguito, quest’eventualità è a dir poco remota.

Tre nomi circolano con insistenza in Internet

  • Dario Tonani (Infect@, Urania – Mondadori 2007)
  • Giovanni De Matteo (Sezione π², Urania – Mondadori 2007)
  • Francesco Verso (e-Doll, Urania – Mondadori 2009)

Tre autori noti quasi esclusivamente agli appassionati e ignorati dalla gran parte dei lettori italiani. Perché? Perché un lettore X, a digiuno di Fantascienza, per entrare nella riserva indiana prima, e nell’enclave italiana poi, deve seguire sentieri intricati, spesso guidato da indicazioni sbagliate, ambigue o, peggio ancora, false. Molti rinunciano anche perché le alternative in libreria non mancano.

Sotto il marchio di Urania

Come avrete notato c’è una costante comune a tutti gli autori citati sopra: la pubblicazione sulla collana Urania dell’editore Mondadori. Si parla quindi di distribuzione in edicola. Non è una cosa di cui stupirsi, Urania è da sempre la “casa” della Fantascienza italiana e la distribuzione in edicola ha i suoi pro e i suoi contro, ma non è da scartare a priori (uno dei principali pregi del genere – abituato più ai bassifondi che non alle scintillanti vetrine delle librerie – è quello di non avere la puzza sotto il naso). Uno degli aspetti positivi di questo tipo di distribuzione è la sua diffusione capillare sul territorio, di contro va detto però che – per motivi puramente psicologici – i libri comprati in edicola (che spesso hanno un prezzo stabilito al di sotto della soglia psicologica dei 10 euro) sono svalutati agli occhi dei lettori che li considerano libri “usa e getta” che devono costare poco e non meritano la considerazione data ai libri comprati in libreria. Ci sarebbe poi un discorso da fare sugli altri editori, anche specializzati nella Fantascienza, che preferiscono importare romanzi dall’estero piuttosto che investire sugli autori italiani, ma si rischierebbe di finire nel vicolo cieco delle decisioni editoriali insindacabili.

I conti in tasca agli editori

Facciamo un ragionamento di economia editoriale spicciola: la Fantascienza non rende abbastanza quindi s’investe in altro e, così facendo, si tolgono risorse al genere che perderà visibilità e renderà sempre meno. A questo punto l’editore ragionerà al risparmio, si domanderà dove sia possibile tagliare ancora, dove risparmiare ulteriormente per mantenere un comodo margine di profitto. Poi, nel giro di poco tempo, questo margine si ridurrà inevitabilmente come è accaduto e come sta accadendo. Una dinamica economica che si potrebbe sintetizzare come “il cane che si morde la coda”. E quindi cosa fare? Si possono ridurre ancora i costi? Si possono fare ancora tagli? Forse limando i compensi agli autori, forse aumentando un po’ il prezzo di copertina, forse producendo meno, forse smettendo di produrre libri per fare ebook… La possibilità che risparmiare ancora non sia più possibile non viene nemmeno presa in considerazione.

Decisioni dolorose

Sono scelte imprenditoriali degli editori italiani che si possono criticare, ma non contestare. Ovviamente si possono boicottare, ma questo è un altro discorso. C’è un altro aspetto della riserva indiana della Fantascienza che, a mio avviso, contribuisce a questa stagnazione: la critica (o meglio ancora, l’assenza della critica). I sentieri che portano il lettore X al libro di Fantascienza (magari di un autore italiano) passano quasi esclusivamente per Internet. I media tradizionali si occupano poco e male del genere, lo snobbano perché lo ritengono in uno stato di decadimento irreversibile (e forse hanno ragione). Restano gli appassionati che consigliano agli amici i libri che li hanno colpiti e applicano la pratica antica del passaparola che, di per sé, non è negativa ma aumenta la sensazione di trovarsi in un territorio “dove ci si deve arrangiare”. Probabilmente l’effetto “circolo del bricoleur riservato ai soci” è aumentato dai magazine che si occupano di Fantascienza animati spesso da sinceri appassionati che, a volte, pubblicano recensioni filtrate da una specie di “occhiale ideologico” che gli impedisce di vedere i difetti di quel che recensiscono. Il lettore X che si fida di queste opinioni che ha voglia di leggersi un romanzo di Fantascienza, magari scritto da un italiano, rischia di rimanere molto deluso. Le conseguenze non solo sono prevedibili, ma sono sotto gli occhi di tutti.
E dunque, cosa fare?