Mi arriva una mail che chiede: vieni a Zurigo due giorni? Massì, perchè no. Una città europea, c’è sempre qualcosa da visitare, la Svizzera verde mi distoglierà dal grigiore milanese. Mi informo, scopro che è la città natale del Dada, quel folle movimento artistico dei primi del Novecento. Scopro anche, da architetto, l’esistenza di una villa, sede del Centro Le Corbusier e di alcuni piani di sviluppo urbanistico di notevole rilevanza. E che Monocle l’ha eletta città più vivibile del 2009.  Wow.

Itinerario Cisalpino dalla Stazione Centrale, partenza ore 7:10, arrivo ore 10:51. Unico intoppo: trasbordo a Lugano per via della ridotta disponibilità di materiale ferroviario. Ma la gestione del passaggio è svizzera, impeccabile. Insomma un viaggio tranquillo: bei panorami dal finestrino, qualche giornale da leggere, un pisolo da schiacciare per recuperare il sonno mattutino. Arrivo alla stazione di Zurigo, bagagli nei lockers della stazione e via verso la nostra giornata in città. Un caffè al Baretto e poi treno urbano verso ZuriWest. Arriviamo in uno scenario futurista: un grande cavalcavia separa il quartiere riqualificato dal tessuto urbano compatto. Passiamo attraerso un cantiere che è temporaneamente convertito in spazio espositivo: campeggiano sulle pareti disegni luminosi del progetto dell’edifico della Freitag, che poi andremo a vedere, Questa parte di Zurigo, post-industriale, ha riconvertito antiche fabbriche in spazi contemporanei. Il cantiere navale è ora un teatro, la fonderia un ristorante di lusso.  Noi mangiamo in una vecchia fabbrica della Peugeut, oggi locale pieno di stimoli e curiosità: ospita una selezione di biciclette in vendita, mobili e soprammobili di ogni tipo e una serie di piatti molto invitanti. Io scelgo la Tartare e una birra. L’insalata la offrono loro.

Tornando verso la città si attraversa il quartiere multietnico: qui italiani affiancano asiatici e africani in un mix di colori e odori imperdibile. Un enorme parco corona la vitalità di questo luogo: qui bimbi giocano con l’acqua della grande piscina e cani inseguono palloni sul verde diffuso mentre per i più sportivi c’è un fantastico campo da beachvolley (mannaggia al pallone rimasto a Milano!).  Negozietti di usato e caffetterie profumate accompagnano il ritorno verso la stazione, a recuperare i bagagli e andare verso l’easyhotel, in Zwinglistrasse.  L’hotel è minimale e completo, un codice permette l’accesso a tutte le ore del giorno e della notte, le lenzuola candide sembrano un miraggio dopo tutti i chilometri macinati. Ma ancora non è tempo di fermarsi! La città ha ancora tanto da dare! E allora si va alla volta del centro, Banhofstrasse e i suoi negozi, per poi glissare nelle viette più nascoste, raggiungendo la vetta della Turicum romana, oggi spazio ludico per tutti. Scendiamo verso il lago e troviamo negozietti artigianali degni di Venezia, poi battello e via verso la cena al CityBeach.  Il locale è un po’ fashion e temiamo per il cibo: ci sorprende la qualità e il prezzo abbordabile, per una terrazza sul lago. La musica è live e accarezza l’orecchio e il tramonto comincia ad arrossare il cielo. Attraversiamo il lago in direzione del sole calante alla volta dei locali notturni di Niederdorfstrasse. La vitalità di questa via sorprende, per una città svizzera che m’immagino composta e silenziosa. Qui tavolini si fanno largo sulla grande strada pedonale e le voci che si sovrappongono ricordano proprio una località marittima.  Decidiamo comunque di fidarci di un suggerimento e raggiungiamo il Rimini bar: un bagno durante il giorno, che nelle ore notturne si trasforma in locale rilassato con grandi cuscinoni stesi su tappeti ai due bordi della piscina lacustre. L’arredo in legno e le luci calde fanno di quel posto una vera chicca. Bellissima serata.  Verso mezzanotte e mezza ci facciamo cacciare dal locale in chiusura e passeggiamo nella città silenziosa fino al nostro hotel.

Il risveglio alle nove è necessario per poter sgomberare la stanza in tempo: alle dieci dobbiamo lasciare l’albergo.  Colazione nutrita all’Aloha bar su Militarstrasse (un intero cesto di brioche! e poi marmellate, succo di frutta! e caffè, ovviamente), poi tram e nuovamente verso la stazione, a riconsegnare i bagagli agli appositi armadietti. La giornata è giovane e le cose da fare tantissime: noleggio a gratis una bicicletta per poter essere più veloce e pedalarmi su e giù questa bellissima città.  Volo subito alla volta della colina dell’ETH e dell’università, me ne hanno parlato così bene che ora voglio proprio vedere!  La salita ha un che di religioso e quando arrivo gli edifici hanno davvero una maestà che lascia silenti. Osservo e ne godo.
Esploro giardini e fronti nascosti, godo del panorama sulla città da una cima privilegiata e poi imbraccio nuovamente il manubrio alla volta della KunstHaus.  Il museo è stato ampliato negli ultimi anni, e il linguaggio architettonico originario e quello contemporaneo giocano con la forma della piazza e con la curiosa scultura che la domina.  L’interno invece è totalmente bianco e facendovi ingresso si ha come una sensazione di purificazione.  Il biglietto è gratis con la ZurichCard e quindi io vado diretta al piano superiore, a cominciare la mia scorpacciata d’arte. Grandi classici e opere moderne, Sezession come fiore all’occhiello, a questo museo non manca proprio niente. Ha anzi di straordinario una sala con un connubio di opere di Monet e Rodin che lascia il segno.

Esco dopo il mio giro culturale per incontrare gli altri a pranzo, mangeremo sul fiume in un locale molto alla mano. Ci si serve da soli, l’acqua è quella del rubinetto e il prezzo onestissimo. i tavoli sono proprio accanto al fiume e vedere la gente nuotare stuzzica uno dei miei compagni di viaggio, che dopo una fetta di torta agli spinaci e un’insalata sfiziosa (insalata, fagioli, patate e semi di girasole e altri) decide di buttarsi in acqua. Lui sembra molto soddisfatto ma nessun’altro si lascia trascinare.  Dopo il pranzo scappo nuovamente alla volta del Museo di Le Corbusier, voglio almeno vederlo da vicino una volta!  La costruzione è incredibile, sembra essere sospesa sul verde del prato. Ha una grazia armonica e i giochi di materiali le danno vitalità.  Resto in contemplazione e poi vado a raggiungere la mia amica al Frauenbad.  Il “bagno delle donne” è un antico bagno sul lago, dove si rilassavano le monache del convento adiacente la Fraumunsterkirche, ed era, come il convento, riservato alle sole monache.  La tradizione è rimasta e ad oggi quel bagno è accessibile soltanto alle signore, e l’atmosfera all’interno ne risenta in maniera piacevole.  Molte donne sono a proprio agio in topless, alcune donne incinte vengono qui per avere uno spazio protetto in cui prendere il sole e godersi l’acqua fresca, anche mamme con bambini molto piccoli preferiscono questo bagno ai molti altri che la città offre. Alcuni scaffali, inoltre, offrono libri in lettura a chiunque lo desideri.  L’acqua del lago è fresca ma una volta entrate è impossibile uscirne: il fondo è pavimentato di listelli di legno ed è quindi molto confortevole, l’acqua è limpida e dolce e non si vorrebbe mai uscirne.

Ma il tempo stringe e noi vogliamo ancora vedere un sacco di cose!  Ci asciughiamo e usciamo dal Frauenbad alla volta della Chiesa le cui vetrate sono state affrescate da Chagall.  Entro circospetta in un monumento troppo blasonato per meritarsi fiducia, e invece lo spazio mi sorprende: un gotico rifinito, i grossi pilastri modellati morbidamente, lo spazio equilibrato, l’abside incantevole. La porta d’ingresso ad arco lasciata alle spalle forma due ali d’angelo a proteggere il nostro ingresso: davanti a noi una danza di Maria col bambino, angeli blu, e giochi di colore illuminano le finestre. E’ davvero un sogno Usciamo dalla chiesa illuminate, facciamo una breve sosta alla cattedrale e poi torniamo, a riportare la bici, ritirare il nostro pacco Zurigo-Picnic (offerto da TurismoZurigo) e guadagnare i bagagli e il binario in tempo per la partenza.  Il treno proveniente da Milano è l’unico in ritardo di qualche minuto.  Partenza alle cinque, siamo a Milano per le nove, ma questa volta non c’è tempo per dormire: abbiamo così tante cose da raccontarci e da ricordarci che il tempo vola e siamo già tornati a Milano!

[fonte: Ci sono stato.it – Oriella Innamorato]