Il premier italiano Silvio Berlusconi e il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso, ragionando su Borse, mercati e difesa dell’euro si sono trovati in perfetta sintonia. Entrambi hanno sostenuto la necessità di un coordinamento di tutte le politiche economiche europee, così da poter raggiungere una generale riduzione della spesa e dei costi pubblici. Berlusconi e Barroso concordano sul fatto che le future ricette anticrisi non saranno la semplice somma di quelle dei singoli Stati, ma dovranno essere il risultato di un coordinamento effettivo dei 16 paesi dell’euro e dei 27 dell’Ue. Per Barroso “Non è possibile avere un’unione monetaria senza un’unione economica”.

Silvio Berlusconi ha precisato che “c’è la consapevolezza di tutti i paesi europei di avere vissuto al di sopra delle proprie possibilità”. E Barroso ha evidenziato come sia “arrivato il momento di procedere con le riforme strutturali rimandate per troppi anni. Bisogna eliminare l’eccesso di spesa pubblica e mettere in campo riforme amministrative”.

In sostanza per evitare che la speculazione si abbatta nuovamente sull’euro è indispensabile che le economie europee siano più sane. Che il debito pubblico sia sotto controllo e che il rapporto deficit / Pil non cresca.

Un’economia più stabile e un debito pubblico ridimensionato sono quanto di più auspicabile ci possa essere. Il problema, semmai, riguarda il come, queste nobili virtù economiche saranno realizzate. Ridurre la spesa, in sostanza, significa offrire meno servizi ai cittadini. Significa tagli alla sanità, alla scuola, alla previdenza e in complesso maggiori sacrifici.

Una via d’uscita meno dolorosa, in effetti, ci sarebbe. Combattere realmente l’evasione fiscale permetterebbe di mantenere i conti in ordine senza aumentare le tasse, o peggiorare i servizi. La nostra evasione fiscale equivale a circa 100 miliardi di euro l’anno. Una somma enorme. Tanto per fare un esempio, la spesa pubblica prevista per il 2011 è di 509, 2 miliardi di euro.  In questa cifra c’è tutto: la sanità, le forze armate, la pubblica amministrazione, la scuola, la ricerca, l’università e tutto quello che di pubblico esiste in Italia. Recuperare quest’evasione risolverebbe molti, anzi, moltissimi dei nostri problemi strutturali e contingenti.

Non ci rimane che sperare nel nuovo redditometro. Il 1° gennaio 2011 entrerà in funzione quest’ultimo strumento di lotta all’evasione. Se funzionerà bene, potrebbe rivelarsi determinante per lo sviluppo del nostro Paese.

L’Italia, in particolare avrebbe anche un’altra carta da giocare per migliorare i conti pubblici senza danneggiare le condizioni di vita dei suoi cittadini. La corruzione della pubblica amministrazione corrisponde a circa 50 – 60 miliardi di euro. Combatterla tenacemente potrebbe fare la differenza.

L’augurio è che il governo italiano orienti le sue manovre economiche verso la lotta all’evasione e alla corruzione, piuttosto che verso la solita “spremuta” di chi è ormai al limite.