Si potranno vedere sino al 1° agosto i video, premiati dai maggiori festival, della serie End dell’artista visivo e filmaker catalano Carlos Casas, dedicati ai paesaggi più estremi del mondo e accompagnati da una contrastante base sonora.

End è un’opera dedicata ai luoghi remoti del pianeta, un requiem visivo per le terre estreme, un percorso nelle periferie più distanti dalla civilizzazione là dove persone e ambiente si fondono fra loro. End è una ricerca sull’immagine e l’immaginario della fine.

Presentata in anteprima mondiale e realizzata appositamente per HangarBicocca nel quadro del più ampio progetto Terre Vulnerabili, End è un’installazione video che riattraversa nella sua interezza tutti i materiali audiovisivi raccolti da Carlos Casas lungo la realizzazione delle trilogia di film End, una serie di tre film documentari, di 52 o 87 minuti. Si tratta di una ricerca effettuata con fieldwork (riprese statiche o con lenti movimenti di camera, basate su radiofrequenze che entrano poi a fare parte dell’opera e che fungono da strumenti alternativi per catturare le stratificazioni invisibili dei luoghi) e materiali di archivio. Basata sulla disintegrazione, la sparizione e l’immaginario della fine nelle periferie della civiltà, la trilogia è stata girata in alcuni fra i più estremi ambienti del pianeta: in Tierra del Fuego, Patagonia, sul lago di Aral in Uzbekistan e nello Stretto di Bering in Chukotka, Siberia.

La trilogia è abitata al tempo stesso da una tensione futuristica  e visionaria e da una sorta di nostalgia di un mondo passato inevitabilmente destinato a scomparire; End è come una radiografia, condotta con un inedito approccio fra l’antropologico e il documentaristico-narrativo, di terre e di persone al confine fra vulnerabilità e invulnerabilità.

“Ero interessato a vivere in queste terre cercando di catturare quegli stili di vita che stanno sparendo – dice Casas – ero interessato a luoghi che rappresentassero al tempo stesso uno scenario post apocalittico del futuro e un senso di civiltà arcaica. Ero interessato alle persone che vivono nelle periferie della civiltà e al modo in cui sopravvivono quotidianamente, a vivere tra loro, seguendone i ritmi e cercando di capirne le ragioni. Sono fermamente convinto che in quei luoghi ho trovato lo spirito umano nel suo stato più puro e sincero e spero che queste persone e le loro vite gettino una luce sui visitatori occidentali e civilizzati. Spero che questi filmati testimonieranno la loro esistenza”.

L’installazione si presenta come una tripla proiezione su due lati, composta di un’unica opera pensata per tre schermi su un lato e di tre proiezioni per uno schermo singolo sull’altro. L’installazione video per tre schermi – basata interamente su materiale inedito –  riassembla immagini e suoni esplorando inedite soluzioni narrative e differenti visioni dei materiali, cercando di mettere in crisi la visione impositiva del dispositivo cinematografico, con le sue durate obbligate e di sfuggire alla sola esperienza contemplativa.

Nei primi tre giovedì di luglio verrà proiettata la trilogia completa:

Solitude at the end of the world (52’, col., 2002-2005, Spagnolo con sottotitoli in italiano)

Aral. Fishing in an invisible sea (52’, col., 2005, Karakalpako/Russo con sottotitoli in italiano)

Hunters since the beginning of time (52’, 2008, Chukchi/Russo con sottotitoli in italiano)

Film Courtesy: Fabrica, RTSI, Colors Magazine.

Ringraziamenti speciali: Sebastian Escofet, Felipe Guerrero, Fernando Zuber, Saodat Ismailova.

Giovedì 1 luglio ore 18.00:

Solitude at the end of the world/ Aral. Fishing in an invisible sea/ Hunters since the beginning of time

Giovedì 8 luglio ore 18.00:

Aral. Fishing in an invisible sea/Hunters since the beginning of time/Solitude at the end of the world

Giovedì 15 luglio ore 18.00:

Hunters since the beginning of time/ Solitude at the end of the world/ Aral. Fishing in an invisible sea

  • Carlos Casas Biografia

Carlos Casas (Barcellona, 1974) è filmmaker e artista visivo ed il suo lavoro è un crossover tra film documentari, cinema, arti visive e musica. Basandosi sull’idea guida di registrazione audio e visiva sul campo, Casas esplora con foto, installazioni, film e progetti audio, gli ambienti estremi (geograficamente, psicologicamente o socialmente) del pianeta  concentrandosi sull’esperienza transculturale.

Dopo l’ingresso a Fabrica nel 1998 ha realizzato (prodotto da Marco Muller) il corto Afterwords, presentato al festival di Venezia e a quello di Rotterdam. Rocinha. Daylight of a favela (2003) è il suo primo documentario di 52’, girato nella più estesa favela di Rio de Janeiro a cui segue, l’anno successivo, il primo episodio di End, una trilogia di lavori dedicati al vivere in situazioni estreme e remote sulla terra: Aral. Fishing in an invisible sea, è lo straordinario racconto sulla vita delle tre generazioni di pescatori sul lago di Aral. Il film ha vinto il premio come miglior documentario al  Torino Film Festival nel 2004, è stato selezionato al Rotterdam Film Festival, a Visions du réel di Nyon, a One World Prague e a Documenta Madrid dove ha conseguito la menzione speciale della giuria. Nel 2005 ha concluso Solitude at the end of the world, film risultato della sua ricerca in Patagonia, che ha ottenuto il premio speciale della giuria al Buenos Aires International Film Festival nel 2006. La trilogia di film, dedicata di fatto alle condizioni ambientali del pianeta, si è chiusa con il più recente progetto sulla Siberia, premiato come miglior documentario al Mexico International Film Festival FICCO 2008.

Carlos Casas, che fra le altre cose guida l’etichetta musicale e audiovisiva Von Archives insieme all’artista Nico Vascellari, nutre uno speciale interesse per il suono e per i paesaggi sonori. Parallelamente ai film Casas realizza infatti una serie di Fieldworks (video monocanale o installazioni tratti durante sopralluoghi o pause di ripresa per i suoi film) e presenta le sue opere rivisitate sotto forma di live-media, cioè con proiezioni e musica dal vivo. Attualmente Casas lavora ad un film sul cimitero degli elefanti sul confine tra India e Nepal, di cui ha presentato un’anticipazione durante il festival internazionale Netmage di cui ha inoltre realizzato l’immagine coordinata.

Informazioni sulla mostra

Sede: HangarBicocca, Via Chiese  2  (traversa V.le Sarca)

Orario: tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00, giovedì dalle 14.30 fino alle 22.00, lunedì chiuso

Ingresso: intero  8 euro, ridotto 6 euro

Informazioni:  info@hangarbicocca.it –  www.hangarbicocca.it

Fonte: Studio Lucia Crespi