Dopo “Le paludi d'Athakah” Stefano Mancini torna in libreria con un nuovo avvincente romanzo "Il figlio del drago", edito da Linee Infinite Edizioni

Stefano, “Il figlio del drago” è il tuo secondo romanzo edito con Linee Infinite, dopo “le paludi d’Athakah”, uscito due anni fa. I libri sono collegati? Esiste un collegamento con i tuoi libri precedenti “Il labirinto degli inganni” e “La spada dell’elfo”?

“Il figlio del drago”, in effetti, è il seguito de “Le paludi d’Athakah”. Il tema, ossia la nascita dell’odio tra elfi e nani, uno degli elementi più tipici e caratterizzanti dell’ambientazione fantasy, era così ampio e profondo, che non potevo concluderlo con un solo romanzo. E così, se nel primo ho narrato come da una situazione in cui le due razze erano alleate si è arrivati al conflitto, in questo secondo romanzo lo scoppio delle ostilità viene approfondito ed eviscerato. Tanti sono i personaggi che i lettori hanno apprezzato ne “Le paludi d’Athakah” e che ritroveranno in questo nuovo libro; tanti altri saranno invece i nuovi protagonisti che daranno vita a un intreccio originale e intrigante. Per quel che riguarda i libri precedenti: sì, i romanzi sono strettamente correlati a “La spada dell’elfo”, dove ritroviamo lo stesso mondo e la stessa ambientazione, solo duemila anni dopo, quando ormai l’odio tra le due razze è radicato e il tema trattato è ben diverso.

Qual è la novità de “Il figlio del drago”?

Questo romanzo introduce numerose novità rispetto al precedente. Tanto per cominciare, i protagonisti sono più numerosi, e molti sono del tutto nuovi. In particolare, poi, ho aumentato il numero delle “sottotrame”, che vanno a comporre un romanzo più intrigante ed elaborato del precedente, senza nulla togliere all’epicità della narrazione. Tra le novità, poi, l’ascesa degli uomini, che se nel primo romanzo erano appena delle comparse, per lo più creature primitive, qui cominciano a evolvere, per ascendere sulla “scena internazionale”.

Come è cambiata la tua scrittura? Il tuo stile? E i temi?

Devo dire che, così come mi è stato fatto notare da moltissimi lettori, il mio stile continua ad affinarsi romanzo dopo romanzo. In molti trovano il mio modo di scrivere molto “cinematografico”, con la storia che procede per “scene” e l’azione affidata non a lunghe e pesanti descrizioni, ma all’azione e ai dialoghi dei moltissimi personaggi. Quanto ai temi, in questo seguito de “Le paludi d’Athakah” ho approfondito vari argomenti, andando a toccare quelli che sono gli elementi che caratterizzano la vita di ognuno di noi: l’odio e l’amore, la vendetta e la voglia di rivalsa, tanto per citarne qualcuno.

Facciamo un passo indietro. Quando hai cominciato a scrivere?

Tanti anni fa. Probabilmente è quello che dicono tutti gli autori, ma almeno per me è davvero così. Ricordo di aver scritto le prime storie quando avevo otto o forse nove anni. Ovviamente si trattava di storie piene di pecche e limiti, a volte scopiazzate da un film visto o da un libro letto. Ma quello che sono oggi lo devo anche a quei primi tentativi. E oggi mi sento di dire che sono orgoglioso anche di quegli “errori”, perché tutto ha contribuito a rendermi lo “scrittore” (le virgolette sono d’obbligo) che sono oggi.

Quali sono le tue letture preferite ? Quali sono i tuoi modelli ?

Leggo di tutto. Ovviamente sono un patito di fantasy, e ultimamente sto leggendo molti autori italiani (che si sono buttati in massa su questo genere). Ma la verità è che leggo davvero di tutto: dai gialli ai thriller, dalle biografie ai romanzi storici. Per quel che riguarda i miei modelli, in verità non ne ho uno in particolare. Leggendo di tutto mi piace prendere spunto e ispirazione da tutti, che siano italiani o stranieri. Da giovane, in piena adolescenza, però, ho divorato quasi l’intera produzione di Stephen King e a lui devo molto della mia volontà di continuare a scrivere, anche di fronte alle evidenti difficoltà che un autore incontra oggi.

Qual è la tua fonte d’ispirazione? Di cosa ami scrivere?

Non ho una vera e propria fonte. La verità è che vivo la scrittura come una necessità, motivo per cui scrivo tutti i giorni. Anzi, quando per un motivo o per un altro non posso scrivere le mie quattro, cinque cartelle quotidiane, mi sento fisicamente male, come se non avessi compiuto il mio dovere. Quanto a cosa amo scrivere, è presto detto: quello che mi piace leggere. Infatti la molla che mi ha spinto a scrivere i miei quattro romanzi fantasy editi era la volontà di avere, una volta terminato, un romanzo che io per primo avrei piacere di leggere.

Cosa ti aspetti dai tuoi lettori? E cosa pensi possano aspettare loro da te?

Dai miei lettori mi aspetto quello che finora mi hanno dato: i loro giudizi e il loro affetto. Che siano soddisfatti o insoddisfatti dei miei libri (e mi inorgoglisce finora dire che praticamente tutti sono rimasti entusiasti da “Le paludi d’Athakah”), non è importante. Preferisco che mi dicano cosa pensano dei miei libri, perché solo con i loro suggerimenti posso continuare a migliorare il mio stile, le mie trame, i miei personaggi e tutto quello che fa di un libro un “buon libro”. Immagino invece che loro da me si aspettino sempre di più. E quando mi metto al lavoro su un nuovo progetto, parto dal presupposto di dover dare loro quel qualcosa in più rispetto al precedente. Con “Il figlio del drago” mi sento di dire che la mia “missione” è stata portata a termine con successo. Il romanzo, infatti, mi sembra superiore al precedente sotto vari aspetti: dallo stile alla trama, dai personaggi all’ambientazione. Ora non mi resta che attendere i loro pareri per sapere se ho indovinato.

Info

Stefano Mancini è nato a Roma,nel 1980, dove vive tuttora. Laureato in giornalismo nel 2004 e iscritto all’Ordine dal 2005, attualmente lavora come redattore presso un’importante agenzia di stampa. “Il figlio del drago” è il suo quarto libro, il seguito de “Le paludi d’Athakah” (Linee Infinite Edizioni, 2013). I suoi altri romanzi fantasy sono “La spada dell’elfo” (Runde Taarn Edizioni, 2010) e “Il labirinto degli inganni” (AndreaOppureEditore, 2005).

Domenica 30 Novembre 2014 Stefano Mancini presenterà “Il figlio del drago” al “Magma Lab Space”, Via Alberico II n°37 a Roma. L’inizio dell’evento è previsto per le ore 16:00. Informazioni al 06 99.70.57.10 e al 373 83.32.773; Mail: magmalabspace@gmail.com.

“Il figlio del drago”
ISBN – 978-88-6247-123-7
pag. 596
€ 15,00

Sito dell’editore: www.lineeinfinite.net