Una lettura alternativa dell'elezione di Donald Trump, uno spunto per un dibattito serio.

Contro tutte le previsioni degli esperti e i sondaggi, Trump vince le elezioni americane. Evidentemente i sedicenti esperti non hanno il polso di quello che gli americani vogliono. Oppure, cosa più probabile, con le loro opinioni e con i falsi sondaggi hanno tentato di manovrare l’opinione pubblica facendo credere a chi aveva pensato di votare per Trump di essere una specie di sfigato-emarginato. Ma alla fine questo voto, per molti inaspettato, sancisce la fine del pensiero liberal e del politically correct. A vincere è il candidato che si è schierato contro l’aborto, che è a favore delle armi, che vuole avvicinarsi alla Russia di Putin, che si scaglia contro l’immigrazione clandestina e il traffico di droga, che vuole combattere l’Isis, tenere a freno l’Islam, che è contrario all’accordo sul nucleare iraniano e che non vuole ripetere gli errori di Obama in politica estera. Obama ritirando le truppe americane da Iraq e Afghanistan ha di fatto facilitato l’espansione dell’Isis e del terrorismo internazionale ad esso collegato. Con il loro voto gli americani hanno dato un calcio a tutta quella costruzione ideologica laicista, antioccidentale, anticristiana, permissivista e autolesionista che ha caratterizzato gli ultimi venti-trenta anni della società americana e anche europea. È come se di colpo il Kevin Costner di “Balla coi lupi” fosse stato soppiantato dal John Wayne del film “Il Grinta”.

Una sinistra snaturata

Ora, non si può certo credere che la metà degli americani siano semplicemente degli stupidi ignoranti che non capiscono la bellezza e la profondità delle idee progressiste che la Clinton rappresenta. Gli americani hanno votato a destra perché la sinistra non ha più ideali validi da proporre. A sostenere il comunismo e poi tutta la sinistra mondiale sono stati, fin dalla nascita, motivazioni di natura economica. Fondamentali sono stati la Teoria del Plusvalore e la convinzione che l’economia possa fare a meno del concetto di prezzo (e quindi del Mercato), a tal fine si vedano i piani quinquennali di Stalin  e il fondamentale lavoro di Piero Sraffa “Produzione di merci a mezzo di merci”. In Occidente queste basi hanno fornito ai lavoratori gli strumenti teorici necessari per sostenere le loro crescenti richieste economiche e permettere una diversa distribuzione della ricchezza prodotta. La crescita del salario oltre la mera sussistenza, ha consentito, alle classi lavoratrici, di dedicare parte di questa nuova ricchezza alla crescita culturale. Le università si sono riempite di figli di operai, dando vita a una “rivoluzione del sapere” sconosciuta fino ad allora. Una volta esaurita questa spinta, però, il comunismo e la sinistra in generale hanno patito un’involuzione. Complici di questo avvitamento sono stati i fallimenti dei regimi comunisti e l’incapacità di creare un’alternativa al Mercato e al Capitalismo. Così alla sinistra sono rimasti solo l’anticlericalismo e l’ateismo caro all’Unione Sovietica e a tutti i totalitarismi (perché uno Stato che vuole forgiare un uomo “nuovo” non può tollerare la concorrenza della religione, qualunque essa sia) e una serie di tematiche minori che farebbero storcere la bocca agli operai degli anni Cinquanta e Sessanta. Infatti gli attuali cavalli di battaglia della sinistra sono i matrimoni gay, la liberalizzazione delle droghe, la difesa dell’aborto, la stepchild adoption per le coppie omosessuali e la maternità surrogata. Chi ha votato per Trump, invece, ha voluto riportare al centro della politica i problemi concreti, la paura per il futuro, e una diversa scala di valori.

Una classe media insicura

La classe media americana, in questi anni, si è molto indebolita e i posti di lavoro creati da Obama sono malpagati, precari e con minori garanzie. La sinistra, in preda alla confusione più assoluta, ormai, snobba i lavoratori. Basti pensare che in Italia il lavoro precario è stato introdotto dal governo Prodi, ad opera del suo ministro del lavoro Tiziano Treu (1997), e confermato con il Jobs Act di questo governo.
In politica estera, come già detto sopra, Obama è stato un disastro e, oltre ad aver facilitato l’espansione dell’Isis ha tolto all’America il ruolo di “sceriffo del mondo”. Questo ridimensionamento dell’importanza USA nella politica internazionale costituisce un peso insopportabile per un popolo che dalla seconda guerra mondiale in poi si è sentito il più forte.
L’economia americana ha subito nel 2016 un inaspettato rallentamento. Il Pil Usa, infatti, è cresciuto dell’1,2% contro una previsione del 2,6%. Inoltre nel 2015 il Pil americano è sceso sotto la soglia del 25% (23,32%) del Pil mondiale. Secondo gli analisti nel giro di 10 anni l’economia cinese potrebbe effettuare il sorpasso.
Il senso di incertezza e di paura conseguente a questo quadro economico ha fatto aumentare l’intolleranza per gli immigrati e quindi ha rafforzato Trump, che è stato votato anche dal 29% dei Latinos. Perché crisi, incertezza e immigrazione mettono paura anche agli immigrati regolari.

Una deregulation finanziaria

Chi ha votato per Trump deve aver anche tenuto conto dell’insopportabile ipocrisia della sinistra Radical Chic che accusa i suoi rivali di ogni nefandezza fingendo di non ricordare i propri errori. La Clinton, infatti, ha più volte sostenuto l’inadeguatezza del Tycoon a governare il Paese a causa della sua assenza di esperienza politica. Hillary, però, ha dimenticato che la crisi del 2007, di cui ancora stiamo pagando le conseguenze, secondo fonti autorevoli, è dipesa da una deregulation bancaria promulgata da Bill Clinton quando era presidente. Con il Gramm-Leach-Bliley Act del 1999, infatti, vennero abrogate le disposizioni del Glass-Steagall Act del 1933 che prevedevano la separazione tra attività bancaria tradizionale e investment banking e che era nata proprio come risposta del Congresso degli Stati Uniti alla crisi finanziaria iniziata nel 1929.
Non meno odiosa deve essere stata l’accusa di sessismo lanciata contro Trump, quando l’unico ad aver trattato le donne come oggetti di piacere da tenere sotto la scrivania per il proprio divertimento è stato Bill Clinton.
La mancanza di idee, di argomenti e di ideali di Hillary, che al massimo avrebbe potuto garantire una continuità con la fallimentare amministrazione di Obama, trapela anche dal massiccio utilizzo di attori e cantati a sostegno della sua campagna. Insopportabili sono stati Bruce Springsteen, Madonna, Lady Gaga, Bon Jovi e tanti altri che hanno avuto la presunzione di credere che un loro concerto, o una loro dichiarazione pubblica, sarebbero bastati a dare sostanza a una sinistra ormai vuota, capace di proporre solamente la propria stucchevole autocelebrazione.

Pancia e cuore degli elettori

I soliti commentatori prezzolati dicono che Trump ha vinto perché ha toccato la “pancia” degli americani, ma come al solito sbagliano. Trump ha toccato il loro “cuore”. Trump ha parlato di difesa della vita, di orgoglio per la propria nazione, di crescita economica, di fare grande l’America e di difenderla con coraggio contro i possibili nemici interni ed esterni. La ricetta di Clinton in confronto era un brodino tiepido e insipido.
Se Trump e Clinton fossero stati due generali che dovevano arringare il proprio esercito prima della battaglia, il primo avrebbe potuto chiedere ai propri soldati di combattere e morire per difendere l’inalienabilità della vita, le proprie case, l’orgoglio della propria nazione. La seconda avrebbe chiesto ai propri uomini di morire per garantire i matrimoni gay, l’aborto, la droga libera. Trump dopo il discorso avrebbe innalzato un vessillo fatto di principi cristiani e orgoglio occidentale, Hillary al massimo avrebbe fatto sventolare la bandiera arcobaleno con la stessa arroganza con cui i terroristi sventolano quella dell’Isis.
Ma sopra ogni cosa Trump ha dato agli americani e anche a noi la possibilità di ridimensionare e ridicolizzare quella parte di società che pensa di stare al di sopra della religione, dell’etica e della morale, e che ha l’insopportabile presunzione di chiamare le proprie idee “progresso”.