Prima di capire come vendere gli ebook, forse sarebbe meglio capire cosa sono realmente e cosa potrebbero essere. Al momento i tre formati più diffusi per i libri elettronici sono l’Epub, il Mobi e il Pdf. Sto parlando arabo? Niente panico: i primi due formati sono “dinamici”, permettono il ridimensionamento del testo, dei margini della pagina e tutta una serie di funzioni specifiche che lascio approfondire a voi. Il Pdf è un vecchio formato nato per la stampa su carta e convertito in seguito come supporto per ebook, con tutte le limitazioni che questo processo comporta. Se volete approfondire l’argomento date un’occhiata all’ampia (e noiosa) documentazione disponibile on-line.

Quindi, cos’è l’ebook? Salvo rare eccezioni, è il file sorgente di un libro convertito nei tre formati che ho elencato prima. In parole povere è una copia carbone, adatta a finire su schermo, del testo destinato alla stampa. Diciamolo, non è granché come rivoluzione. Si parla da anni degli enhanced book, ma nessuno sa esattamente cosa siano, forse un incrocio tra un libro e un videogioco, forse un ibrido tra un libro e un film. Un tentativo di chiarire il concetto l’ha fatto Al Gore con il suo Our Choice (Push Pop Press), un libro-app sui cambiamenti climatici che contiene filmati, infografiche, contributi audio e multimediali di vario genere. Our Choice però al momento è disponibile solo per i sistemi touch screen di Apple. La diffusione dei tablet (iPad in primis), a discapito anche dei lettori con schermi e-ink tradizionali, ha dato una vera e propria scossa al settore degli ebook. La diffusione degli ebook è anche una questione di possesso dei nuovi status symbol (i tablet), sarebbe ipocrita negarlo. Se è vero che negli Stati Uniti il mercato degli ebook è in fermento, e molti hanno deciso di investire cifre considerevoli in questa famigerata “rivoluzione digitale”, in Italia cosa succede? Si applica l’antica strategia del facite ammuina affinché tutto cambi per non cambiare niente.

Convertire un file di testo in un ebook artigianale è semplice e molti si sono lanciati nell’autoproduzione, qualcuno si è affidato a grossi distributori forse nella speranza di avere un ritorno economico. Va per la maggiore tra gli autori autoprodotti la politica del prezzo per imitazione, un prezzo stracciato, ben al di sotto di qualsiasi ragionevole valutazione di valore, e si è innescata una curiosa gara al ribasso che difficilmente, in un mercato così piccolo, produrrà degli utili degni di questo nome. Gli editori italiani invece preferiscono mantenere invariati i margini di profitto a cui erano abituati per i libri cartacei e, se possibile, aumentarli. Di conseguenza i prezzi dei loro ebook (distribuiti in maniera schizofrenica su varie piattaforme, con vari formati e con restrizioni alla copia di varia natura) non sono quelli (bassi) che i loro clienti si aspetterebbero.

In tutto questo marasma i Wu Ming hanno colto l’occasione per ribadire la loro politica di libera distribuzione dei loro testi in formato digitale rinnovando la sezione download del loro blog Giap! In cambio dei loro romanzi chiedono un contributo libero e facoltativo. I KaiZen, da alcuni mesi a questa parte, hanno adottato la stessa strategia. Molti, i pionieri delle licenze Creative Commons, trovano in questa modalità di distribuzione l’evoluzione naturale di quanto fatto fino ad oggi. Nicholas Carr ha proposto di regalare una copia backup in digitale per ogni libro cartaceo acquistato per stimolare la diffusione e la vendita di entrambi i formati ma, a quanto pare, esistono diversi problemi pratici (e fiscali) che renderebbero difficilmente realizzabile la cosa. Ma vale veramente tanto interesse un mercato, quello degli ebook, così piccolo?
Perché tanta considerazione per le copie digitali e così poca per i libri su carta?
I lettori in Italia sono in continuo calo, dando tanta attenzione alla forma, non staremo perdendo di vista la questione più importante, forse l’unica cosa capace di invertire questa tendenza: la qualità dei contenuti?