Nessuna storia ha un lieto fine, a meno che non si smetta di raccontarla prima della fine, diceva Orson Welles e questa regola vale anche per la sua storia

Orson Welles, il genio, l’outsider, uno dei registi più famosi e invidiati del suo tempo e uno dei primi nomi sulla lista nera di Hollywood. Welles aveva una pessima fama, era intransigente con i collaboratori e richiedeva il massimo da tutti, a qualunque prezzo. Molti lo amavano, ma molti lo odiavano.

Welles fa ancora parlare di sé e del suo lavoro per due film, The Other Side of The Wind e Mi ameranno quando sarò morto, entrambi dispinibili su Netflix.

L’altro lato del vento

Orson Welles sul set di The Other Side of The Wind

Orson Welles sul set di The Other Side of The Wind

The Other Side of The Wind è l’ultimo, rocambolesco e caotico film di Welles. Girato, con finanziamenti spagnoli, francesi e iraniani, dal 1970 al 1976, ma mai montato nella sua interezza da Welles, morto nel nel 1985.

Il film è rimasto in un caveau per ordine della magistratura francese che aveva disposto il suo sequestro dopo una disputa con i finanziatori iraniani.

Nel 2018 è stato completato dal regista Peter Bogdanovich, amico ed estimatore di Welles nonché uno dei protagonisti di The Other Side of The Wind, e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.

The Other Side of The Wind è un film nel film, su modello di 8 ½ di Fellini, in cui Welles documenta il fallimento dell’ultimo lavoro del regista Jake Hannaford (interpretato magistralmente dall’amico John Huston). La causa del fallimento? Erano finiti i soldi. Un film autobiografico? Può darsi, ma Welles ha sempre negato questa chiave di lettura.

The Other Side of The Wind è un film che anticipava di anni, e di fatto inventava, il linguaggio del docufilm come lo conosciamo oggi. È una storia che metteva in piazza idiosincrasie e difetti di Hollywood, che esplorava un territorio sconosciuto nella produzione di Welles, l’erotismo.

Mi ameranno quando sarò morto

Orson Welles (a sinistra) spiega agli attori una scena di The Other Side of The Wind

Orson Welles (a sinistra) spiega agli attori una scena di The Other Side of The Wind

In contemporanea con The Other Side of The Wind Netflix propone anche un documentario sulla sua realizzazione, Mi ameranno quando sarò morto, e sugli ultimi anni di Welles.

Se il film di Welles, dopo quasi 50 anni, può risultare fuori tempo massimo per poter risultare rivoluzionario come avrebbe dovuto essere, il documentario è attuale e prezioso per capire un po’ meglio il regista e il suo genio.

Welles negli ultimi anni è un esiliato, vivacchia a Parigi dedicandosi solo a mangiare e a cercare finanziamenti per fare altri film che difficilmente riuscirà a finire. Per tutta la vita è stato perseguitato da Quarto Potere, l’inarrivabile, primo film capolavoro di una vita professionale difficile. Come lui stesso spiega non è stato semplice dover soddisfare sempre standard così alti.

Il disordine è la chiave di lettura del suo lavoro, Welles considerava gli imprevisti come necessari per la realizzazione di un film. Ed è proprio nel suo ultimo film incompiuto che l’improvvisazione la fa da padrona.

La storia della sfortunata produzione di The Other Side of The Wind è la storia di continue difficoltà economiche, della gestione accentratrice di Welles che sfiniva collaboratori e attori e spesso non riusciva a pagare nessuno. Scopriamo, per esempio, che il cameraman di Welles, per riuscire a mangiare, aveva accettato incarichi nel porno e che Welles, per liberarlo ed averlo tutto per sé, montava a tempo di record i porno per lui.