È un viaggio al confine fra immagine e musica, fra reale e virtuale, tra atomi e bits, quello in cui ci conduce l’esperienza di DigitaLife. Questa nuova esposizione di arte digitale, al limite dell’avanguardia, ha inaugurato, lo scorso 2 marzo, lo spazio espositivo dell’ex Mattatoio del Testaccio a Roma. Un’ unica anima accomuna le istallazioni che prendono corpo nelle stanze dell’ex Mattatoio: la ricerca dell’unità sensoriale. Lo spettatore è invitato ad andare oltre i tradizionali confini dell’ascoltare o del guardare come azioni chiuse in se stesse, ma piuttosto a vivere un’esperienza unica.

Non ci si limita più a vedere il quadro, e a sentire la musica, ma quello che gli artisti in mostra vorrebbero trasmetterci sembra essere il richiamo ad un’unità di sensi. Si sente (e si vede) nell’opera di Mcnitosh, Ondulation 2000, dove una vasca piena d’acqua, mossa dalle onde sonore che fuoriescono da grandi casse, crea immagini ondulate riflesse su uno schermo. Cosa succede di fronte a queste immagini? Stiamo ascoltando l’immagine o vedendo il suono?
Non lo sappiamo. Non lo possiamo sapere, e forse non lo dobbiamo sapere; questo è proprio il messaggio di Mcnitosh: fondere l’immagine e il suono regalandoci un’esperienza di sensoriale assolutamente nuova. Così come Matrux_M, che ci catapulta al buio di una stanza dove immagini astratte proiettate su un video seguono e sembrano nascere dalla musica elettronica che le accompagna.
Ospite d’onore, fra gli altri, Ryuichi Sakamoto, compositore giapponese, che con Shiro Takatani, elemento trainante del gruppo artistico Dumb Type, ha portato per la prima volta in Europa la sua opera, fusione di musica e immagini, intitolata “fluid, invisible, inaudible…”: «per evocare delle idee che sono percepibili o impercettibili; un accesso a qualcosa di amorfo, incerto o irriconoscibile, nonché ai cambiamenti in noi stessi». In nove schermi, dove si condensa un fitto strato di nebbia, Sakamoto e Takatani proiettano immagini accompagnate dalla musica del compositore; immagini intorno alle quali il visitatore può passeggiare, sostare, perdersi.

Ma non sono i soli. Con loro, ad arricchire questo suggestivo spazio espositivo, ex mattatoio di uno dei quartieri oggi più vitali della capitale, anche i video di Julien Marie, i Led luminosi che ridefiniscono lo spazio intorno al visitatore di Erwin Redl e molto altro, in una cornice assolutamente suggestiva. L’edificio della Pelanda, infatti,  riportato allo splendore grazie ad una splendida opera di architettura industriale, è qualcosa di più di un semplice spazio espositivo, è un palcoscenico che parla, e dalle mura dell’ex Mattatoio racconta la storia di quello che è stato, costruendo un ponte tra il passato e il futuro. Nel luogo e nelle opere, quello che il visitatore si trova di fronte sembra essere un viaggio nel presente, fra le ultime tendenze dell’arte digitale, in un mondo che fonde i media, e regala  un’esperienza al tempo stesso nuova, culturale e piacevole.

Note:
DigitalLife – enpower your senses
La Pelanda, piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma
Da martedì a venerdì dalle 16 alle 24
Sabato e domenica dalle 12 alle 24
Chiuso lunedì e 1 maggio
Fino al 2 maggio 2010
Ingresso: 6 euro

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