Il digitale terrestre, la nuova era della televisione italiana, sta lentamente diventando realtà su tutto il territorio nazionale. Il numero di canali è aumentato, la loro qualità (in termini di trasmissione del segnale audio/video) pure, ma i contenuti sono migliorati? Per scoprirlo mi sono coraggiosamente immolato dedicando buona parte del mio pomeriggio alla scoperta della televisione italiana. A questo punto, prima di cominciare questa discesa all’inferno, è doverosa un’avvertenza: non ripetete l’esperimento a casa vostra, potrebbe essere molto pericoloso.

Il digitale terrestre non è un paese per vecchi. Molti anziani – che nella vita sono sopravvissuti a ogni genere di difficoltà – si arrendono di fronte al problema della sintonizzazione dei canali. Gli antennisti ringraziano ogni giorno il loro dio per questa trovata del digitale terrestre: finché dura si contenderanno con gli idraulici il primato dei professionisti più richiesti. Ogni decoder ha la sua procedura di sintonizzazione, tutti hanno una funzione che automatizza l’intero processo. Bene, direte voi. No, malissimo: una volta sintonizzati tutti i canali non dovreste gioire per l’impresa, ma rammaricarvi per la sventura che vi siete tirati in casa. Ora avete il digitale terrestre, benvenuti nelle schiere dei dannati.

Di tutto, di più. I sei canali di base (Rai uno, Rai due, Rai tre, Canale cinque, Italia uno e Rete quattro) sono sempre gli stessi: su di loro è inutile dire qualsiasi cosa (se vi interessa sparare sulla Croce Rossa leggetevi i pezzi di Aldo Grasso sul Corriere della Sera). Passiamo oltre, andiamo alla scoperta delle novità di questa nuova meraviglia tecnologica italiana. La7 è, a parer mio, il meno peggio ma è rimasta sostanzialmente identica a come era prima del digitale. Mtv, be’ è Mtv: passa i video musicali appena sfornati, qualche anime (i cartoni animati, lo scrivo per i nostalgici di Bim Bum Bam) adatti anche ai minorenni e qualche trasmissione talmente demente da lasciare senza parole. Su Trs trasmettono non stop video musicali diciamo d’antan per ingolosire i nostalgici della musica degli anni ’80 e i curiosi («Ma davvero facevano questi video?»). I canali di sport (leggi calcio) si sprecano, ma quelli non bastano mai, giusto? Guardarli è istruttivo soprattutto per i curiosi della storia del giornalismo sportivo: si può osservare come questa categoria del giornalismo sia passata dalla cronaca degli eventi sportivi al tifo in diretta. Nascono come funghi trasmissioni pro e contro questa o quella squadra così ognuno si sceglie la trasmissione più adatta alla sua fede calcistica. Semplice, no?

I bambini sono il futuro. Appare abbastanza evidente che il principale rivale della televisione è Internet e che quest’ultima riscuote un discreto successo tra i giovani. La domanda che si sono posti i responsabili delle reti tv è: come fare per mettere una bella ipoteca sul futuro? La risposta è scontata: bisogna catturare l’attenzione dei bambini. Quindi – per tentare almeno di sostituirsi alle consolle che i genitori più smaliziati usano come surrogati dei baby-sitter – qualcuno ha pensato bene di aprire canali televisivi tematici dedicati all’infanzia. Si tratta di emettenti che bombardano la futura classe dirigente di questo Paese con cartoni animati non stop a qualsiasi ora del giorno e della notte (attenzione genitori, siete avvisati!). Ma i teenager non vanno certo persi per strada: in Internet trovano tutto quello che vogliono, ma col digitale terrestre ora troveranno le stesse cose anche in televisione e, si sa, in televisione è meglio. Sdoganati il poker, le belle donne, film e telefilm di ogni genere, ordine e grado: tutto questo è per loro che comprano e fanno comprare ai rispettivi genitori il merchandising. Non scordiamoci poi dei talent show: c’erano anche prima del digitale terrestre, ma ora si sono diffusi ovunque come la peste. Io li considero un’arma batteriologica che colpisce in prevalenza i ragazzi, ma non risparmia neppure gli adulti. Poggiano su un assunto di base talmente cretino da risultare irresistibile:  «anche tu puoi diventare famoso, basta che vieni da noi in tv». E siccome la partecipazione a questi show è aperta a chiunque (e la successiva selezione offre esilaranti scenette riproposte puntualmente dalla Gialappa’s Band) ne consegue che, se non vai in tv di tua spontanea volontà, sei l’ultimo degli scemi. Consolatevi, per ora di scemi in Italia ce ne sono ancora tanti.

Il fondo del pozzo. Scavando, scavando cosa troviamo tra gli innumerevoli canali del digitale terrestre? Le emittenti private che, a conti fatti, rimangono l’ultimo baluardo televisivo di una certo, bizzarro interesse. Ma a chi interessano? Agli psichiatri per esempio, oppure agli antropologi. Come non farsi incantare da una distesa infinita di materassi in vendita in un enorme capannone e da una signora prossima alla pensione agghindata come una ventenne che ci esorta a scegliere il meglio per il nostro riposo. Come resistere di fronte al direttore di un centro commerciale che spiega, con cipiglio da consumato ancorman, il funzionamento della grande distribuzione. «È eccitante», sentirete ripetere in continuazione e alla fine, volenti o nolenti, ci crederete pure voi (io, lo confesso, ho rischiato di ordinare un robot che pulisce il pavimento di casa…). Non si può certo sorvolare poi sulle dirette dalle stalle e dalle cascine: protagonisti i contadini che, oltre a spaccarsi la schiena tutto il santo giorno, devono pure mostrarsi telegenici e divertenti. «Come si comportano oggi le nostre vacche?» «Certo che voi qui la crisi non la sentite proprio, vero?» «Dica la verità, lei è proprio fortunato a fare questa vita a contatto con la natura». E via dicendo alla ricerca della conferma ennesima delle teorie darwiniane. Poi ancora, senza alcuna pietà, gli anziani esibiti in grandi studi televisivi che, all’occorrenza, si trasformano in balere o sale per concerto. Del resto era prevedibile che finisse così, no? Prima dell’avvento del digitale terrestre la televisione era semplicemente contenuta in un numero ridotto di canali, ora ha rotto gli argini e adesso chi la ferma più?