Il fantasy dilaga, ormai da tempo, anche nel panorama televisivo e non è più prodotto di nicchia, ma cosa succederà ora al genere letterario da cui tutto è nato?

Dici fantasy e, almeno per chi non è troppo ferrato nel campo, pensi subito a quell’orgia visiva – e spettacolare – creata da Peter Jackson con le sue due trilogie cinematografiche: Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit.

Ma pensi anche alle serie tv, pullulate negli ultimi anni sulla scia dei successi editoriali e, soprattutto, televisivi: Il trono di spade su tutti, ma anche La spada della verità e Le cronache di Shannara, tanto per citare i più famosi.

Dalla carta al piccolo schermo

Ecco, ultimamente dici fantasy e pensi al cinema e alla tv, un po’ meno ai libri. E fa strano rendersene conto, soprattutto se si pensa che fino a una ventina di anni fa, fantasy e rappresentazioni visive non andavano troppo d’accordo.

Ricordo come negli anni ottanta il fantasy in televisione ci arrivava con produzioni a basso budget (mentre invece i kolossal di Hollywood già da decenni bruciavano milioni di dollari come pop corn in sala), che raramente avevano il giusto impatto visivo o di trama.

Si trattava per lo più di film con forti componenti “barbariche”, con elfi bassi e bluastri e nani alti come un uomo (se non di più).

Insomma, diciamo che fino a qualche decennio fa il fantasy non era considerato una miniera d’oro per chi voleva fare cinema o tv. Un prodotto di nicchia, tutt’al più, proprio come avveniva per i romanzi in libreria, stipati sempre negli scaffali decentrati, almeno qui da noi.

Storie (anche) per adulti

Per fortuna le cose si evolvono e solo gli sciocchi non cambiano idea. La piccola rivoluzione “fantasy” – cui accennavo anche in altri articoli pubblicati sempre per Medea – ha coinvolto in questi anni il fantasy in ogni sua accezione.

Nei romanzi, tanto per cominciare, che come ho avuto modo di sottolineare – e come potete controllare voi stessi – sono finalmente saliti all’attenzione anche del grande pubblico, abbandonando la convinzione errata che fosse narrativa per bambini o al massimo ragazzi. Come se gli adulti non avessero diritto di sognare o di fantasticare.

Ma come accennavo in apertura di questo articolo, ora anche cinema e televisione si stanno accorgendo che il fantasy, se fatto bene, con alle spalle una produzione degna di questo nome, può attirare una larghissima fetta di pubblico. E ciò, per gli addetti ai lavori significa soprattutto una montagna di soldi.

Il trono di spade, fantasy per la televisione

Il fenomeno maggiore – detto che ormai le due trilogie “jacksoniane” sono un po’ datate – resta senza ombra di dubbio la serie tv Il trono di spade, tratta non per niente dalla lunghissima e non ancora conclusa saga di George Martin. Il fenomeno è degno di quanto avvenuto negli anni novanta con Twin Peaks o più recentemente con altre serie di grande successo. E fa strano, proprio perché si tratta di un’opera fantasy, che forse fino a qualche anno fa avrebbe attirato solo l’interesse dei cultori del genere e nulla più.

Ma è dunque la letteratura a influenzare il cinema e la tv o viceversa? Domanda difficile, lo dico subito. Perché se all’inizio era senz’altro vero che fosse la narrativa il filo trainante, il “grande calderone” da cui attingere, ora si può senz’altro affermare che lo scambio, da univoco, è divenuto duplice.

Non è forse vero, come sanno tutti, infatti, che la serie tv del Trono di spade ha raggiunto e superato la linea narrativa della serie di romanzi? E dunque non ci sarà da aspettarsi che lo stesso Martin tragga ispirazione e spunto da quello che le immagini diranno prima ancora delle sue parole? Io credo di sì. E credo anche che per l’appunto questo scambio sia destinato a divenire sempre più fitto, sempre più intenso.

Interazione tra forme d’arte

Immagino frotte di ragazzi ancora giovani, rimanere estasiati dalle scene di sangue, sesso e intrighi che fanno da sfondo alla serie tv del Trono di spade, magari perfino ignorando che è tratta da una saga di romanzi, e al tempo stesso decidere, sulla spinta di quell’orgia visiva cui assistono serie dopo serie, di mettersi al computer e buttare giù le loro storie.

Molte, c’è da immaginarlo, non saranno mai concluse; molte altre non otterranno che scarsissima notorietà e ancor meno successo. Ma chi può escludere che tra queste non ci sia il nuovo successo del prossimo decennio? È chi può escludere che la spinta a mettere su carta quella storia e quei personaggi sia venuta proprio da quanto visto in tv o al cinema? Io no e credo neppure voi.

Libri, cinema, tv, fumetti, illustrazioni, teatro… nella società moderna e globalizzata, l’interazione tra le forme d’arte non può che essere un valore aggiunto, un arricchimento per ogni artista che decida di cimentarsi con esse. E questo arricchimento, converrete con me, gioca a favore del risultato finale e, di conseguenza, del fruitore. Tanto, come per ogni cosa, l’ultima parola spetterà sempre all’unico giudice inappellabile: il pubblico.