Stranezze dell’Italia. Un paese, si sa, famoso in tutto il mondo per la sua cucina, un patrimonio che, certo, va difeso e promosso. Ma da qui a imporlo…

Il consiglio comunale di Lucca ha approvato il 22 gennaio scorso il nuovo regolamento sugli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Secondo tale regolamento, nel centro storico della città «al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse».
Cucina esclusivamente italiana, quindi, con in più l’obbligo di inserire nei menù almeno una specialità tipica lucchese, preparata con soli prodotti tipici della provincia di Lucca. Posta anche l’attenzione sul decoro e l’ospitalità: gli arredi dovranno essere «confacenti al centro storico stesso» con «sedie in legno, arredamento elegante e signorile anche nei dettagli»; il personale inoltre dovrà essere «fornito di elegante uniforme adatta agli ambienti» ed «essere a conoscenza della lingua inglese».

Vietato il consumo in strada che crei «raduni di persone che ostacolino il normale scorrimento veicolare e/o pedonale, impediscano il riposo dei cittadini nelle ore notturne, diano origine a risse e incidenti o ostruiscano il normale accesso alle abitazioni». A vigilare i titolari degli esercizi, che dovranno controllare che gli avventori non occupino monumenti, luoghi di culto o di interesse storico o artistico nelle vicinanze del locale.

«Il regolamento prevede – ha detto Filippo Candelise, assessore al commercio – una serie di requisiti qualitativi, che si riferiscono agli aspetti igienico-sanitari, edili-urbanistici – in materia di inquinamento ambientale e acustico, il cui rispetto è necessario nel caso di apertura, trasferimento di sede, ampliamento e modifiche strutturali di un esercizio di somministrazione».
«Esso non si applica – sottolinea – perciò agli esercizi già esistenti o in caso di subentro. La stesura del regolamento è stata effettuata da un gruppo di lavoro appositamente costituito e concertata con le associazioni di categoria».

Per Andreoni (PdL) il regolamento, «che è stato oggetto di un confronto aperto e costruttivo nelle commissioni, possiede i requisiti essenziali e necessari per migliorare i servizi offerti».
Per Brancoli (capogruppo misto in consiglio): «Nel centro basta affacciarsi alla finestra in certe sere per vedere uno spettacolo non certo esaltante fatto di giovani che, dopo aver bevuto troppo, disturbano i cittadini che vorrebbero riposare. Va bene la città solidale, ma un centro storico come il nostro non può essere lasciato in certe condizioni. Questo regolamento è un primo passo per ripristinare alcune regole di civiltà e di comportamento».
Tambellini (PD): «Mi chiedo se sia una battaglia vincente opporsi ad ogni integrazione con culture diverse. Credo che un regolamento come questo tale debba tener conto della diversità umana, civile e non derogare dal principio della città solidale. Inoltre non è ancora ben specificato quali siano le ‘diverse etnie’».
Il consigliere Carmassi: «L’idea di città che emerge: si guarda solo ai turisti e non anche ai lucchesi, una città fatta solo di persone anziane e non per i giovani, per i quali il centro storico è un punto di aggregazione naturale. Inoltre è un regolamento che rende difficile e costoso aprire nuovi esercizi, riducendo di fatto la concorrenza».
Andrea Tagliasacchi (capogruppo PD) ha chiesto un approfondimento, poi negato, «poiché si tratta di una questione di grande rilevanza per la città».

Dibattiti culinari in difesa dell’identità italica. Mah… che dire? Mangiamoci su!

Fonte: wikinotizie