François Hollande ce l’ha fatta. Era previsto da tutti i sondaggi, ma la democrazia è un’ipotesi e mai una certezza. La Francia passa a sinistra, per cinque anni. Nulla è ancora completamente dato per scontato, perché in estate ci saranno le elezioni legislative, ed un’eventuale vittoria della destra, persino della destra nazionalista di Marine Le Pen, può cambiare ancora i risultati. La Francia è stata abituata, tra gli anni ’80 e ’90, a 15 anni di coabitazione tra un presidente della repubblica di sinistra e un primo ministro di destra, con Mitterand e Chirac, e tra un presidente di destra di destra e un primo ministro di sinistra, con Chirac e Jospin. Quindi nulla è assicurato. E un’eventuale vittoria della destra alle legislative in estate creerebbe una grossa confusione in Francia, e di conseguenza in Europa.

Seppur l’incertezza regna sovrana, con una Grecia che esce confusa dalle elezioni e un’Italia che, a prescindere dai risultati delle amministrative, è ancora nell’occhio del ciclone, la vittoria socialista francese cambia inevitabilmente lo scacchiere politico europeo. In questi mesi la crisi ha rotto gli equilibri politici che si erano stabiliti in Europa da almeno un decennio: un periodo in cui il progetto europeo si era annacquato in rari incontri tra capi europei indaffarati a difendere gli interessi delle rispettive nazioni all’interno del continente e a intrecciare saldi rapporti economici con i paesi emergenti a scapito dei vicini che la Storia ha consegnato loro.

In questo contesto, e comunque vadano le elezioni estive francesi, il quadro è mutato ed obbliga a federare il più rapidamente possibile l’Europa per non farla soccombere finanziariamente e politicamente. Pena: l’impoverimento e la fine di una possibile indipendenza economica e politica all’interno dello scacchiere internazionale. Insomma, ora che in Francia ha vinto la socialdemocrazia, il paese deve ricominciare a perseguire la sua tradizionale linea europeista, quella che Sarkozy aveva messo in seconda piano a favore di un rapporto simbiotico e duale con la Germania. Se non si va in questa direzione, probabilmente non ci sarà più alcuna speranza di vedere compiuto il progetto europeo. E l’Europa ormai non la si deve costruire per dominare i processi economici, come si credeva non più di dieci anni fa, ma per non soccombere.

Il progetto di François Hollande e del partito socialista francese va in questa direzione. E lo ha chiarito il nuovo presidente della Francia durante il dibattito televisivo che ha avuto luogo mercoledì scorso in prima serata. Quando Hollande ha parlato di progetto europeo ha previsto quattro punti, che rappresentano la base di un nuovo accordo da negoziare con la Germania e poi da proporre ai partner europei. Innanzitutto gli eurobond: senza condivisione del debito, come avviene in qualsiasi paese che usa la stessa moneta, non si precisa una volontà politica di convivenza e s’infrange ogni confidenza nel sistema finanziario. Secondo punto: una banca centrale d’investimento europea, che permetta di realizzare quelle opere pubbliche necessarie al continente per dotarsi di infrastrutture moderne e rimediare alla disoccupazione galoppante. Il terzo punto è banale quanto semplice: sbloccare i fondi già in bilancio all’Unione e non ancora utilizzati. L’uovo di Colombo. Quarto e ultimo punto: adottare nell’intera Unione Europea la Tobin Tax, per arrestare le speculazioni finanziarie e proporre in Europa un modello economico diverso da quello che domina il pianeta.

C’è solo da sperare che discutere con la Germania sia sinonimo di “proposta” per gli altri stati europei e non d’imposizione (o, in detta in altri termini, di “imposta”), perché la solipsistica politica franco-tedesca sull’Europa adottata fino ad oggi non ci ha portato lontani. In questo è importante capire il ruolo della terza economia della zona Euro, l’Italia, stato fondatore e attore attivo della nascita dell’Unione Europea. E anche per questo, non ci resta che stare a guardare, incrociando le dita e sperando nel senso di responsabilità dei partiti politici.

Il 9 maggio è la festa dell’Europa. Speriamo sia la buona occasione per festeggiarla.