L’antropologo ed etnologo Claude Lévi-Strauss è morto la notte fra sabato 31 Ottobre e domenica 1 Novembre a Parigi. Era nato in Belgio il 28 novembre del 1908, fra pochi giorni avrebbe compiuto 101 anni. Padre dell’antropologia strutturale, è stato uno dei maestri del pensiero del XX° secolo.

“L’insaziabile dipanatore d’ombre, cercatore di luci (tanto è in bilico tra il crudo e il cotto, le liane e il bambù, il selvaggio e il civilizzato), lo scettico divertito dal senso dei segni, che qualcuno prendeva a volte per un fabbricante di blue-jeans, ha decifrato meglio di chiunque l’enigma dell’uomo ai suoi propri occhi.
Seguace dello «sguardo distaccato» per meglio abbracciare lo spessore del reale, Lévi-Strauss ha, spesso in solitudine, annunciato pesanti verità. In particolare che l’altro, in quanto differente, non è inferiore. Che la diversità non può giustificare l’ineguaglianza. Che «il barbaro è innanzitutto l’uomo che crede alla barbaria». Che lo sguardo etno-centrico, o tecno-centrico, che confonde progresso materiale e civiltà superiore, è un errore di spirito, d’intelligenza, un eccesso di se stesso.
La sua opera offre un antidoto al razzismo e al pregiudizio. Lévi-Strauss ha considerato questo equilibrio, tanto prezioso quanto precario, come quell’elemento proprio all’uomo che ha in comune con tutti gli altri uomini per vivere insieme, corretto dalla diversità delle culture senza la quale sparirebbe la ricchezza delle minoranze, sale della dimensione umana.” (Le Monde, giovedì 5 Novembre 2009)

Le origini
Nato a Bruxelles da genitori francesi di religione ebraica, si trasferisce presto con la famiglia a Parigi, dove suo padre lavorava come ritrattista, nel cui clima intellettuale avviene la sua formazione culturale. Studia legge e filosofia alla Sorbona di Parigi e nel 1931 si laurea in filosofia, abbandonando gli studi di legge, ed inizia ad insegnare in un liceo di provincia.
Le sue posizioni filosofiche si dimostrano subito molto critiche nei confronti delle tendenze idealiste e spiritualistiche della filosofia francese del periodo fra le due guerre, soprattutto perché egli riconosce in sé stesso un’esigenza di concretezza che lo porta verso direzioni completamente nuove.

Scopre presto nelle scienze umane, in particolare nella sociologia e nell’etnologia, la possibilità di costruire un discorso più concreto e innovatore sull’uomo.
Decisivo fu per Lévi-Strauss l’incontro con Paul Rivet, che conobbe in occasione dell’esposizione di Jacques Soustelle al Museo Etnografico, e con Marcel Mauss del quale fu allievo. Rimane affascinato dal forte senso del concreto che scaturisce dall’insegnamento di Mauss e dal metodo che egli utilizza per spiegare e analizzare i riti e i miti primitivi.

In Brasile
Nel 1935 gli viene offerta l’occasione di andare ad insegnare sociologia a San Paolo in Brasile, dove una missione culturale francese aveva avuto l’incarico di fondare l’università. Questa sarà l’occasione per conoscere un mondo completamente diverso da quello europeo ma soprattutto per entrare in contatto con le popolazioni indie del Brasile che diventeranno l’oggetto delle sue ricerche sul campo.


Il suo esordio nel campo dell’antropologia avviene gradualmente. Nei primi tempi, quando è libero dagli impegni universitari, compie brevi visite nell’interno del paese. A cavallo tra il 1935 e il 1936 organizza una spedizione, della durata di qualche mese, tra i Bororo e infine, tra il giugno e il dicembre del 1938, una missione nel Mato Grosso e nella foresta amazzonica dove incontrerà “i veri selvaggi”, cioè le popolazioni meno acculturate e nello stesso tempo più interessanti. L’analisi di queste esperienze di antropologo sul terreno si trovano in Tristi Tropici, un’opera pubblicata nel 1955.

Negli Stati Uniti

Tornato in Francia nel 1939 viene mobilitato allo scoppio della seconda guerra mondiale ma nel 1941, subito dopo l’armistizio, a causa delle persecuzioni contro gli ebrei, è costretto a fuggire e riesce ad imbarcarsi per gli Stati Uniti.
A New York conosce e inizia a frequentare molti altri intellettuali emigrati, e ad insegnare presso la “New School for Social Research”; presto viene considerato, insieme a Jacques Maritain, Henri Focillon ed a Roman Jakobson, uno dei fondatori dell’ École Libre des Hautes Études, una specie di “Università in esilio” per accademici francesi.
Gli anni trascorsi a New York si rivelano presto molto importanti per la sua formazione, e soprattutto la sua relazione con il linguista Jakobson gli sarà d’aiuto per mettere a punto il suo metodo di indagine strutturalista (Jakobson e Lévi-Strauss sono infatti considerati figure centrali dello strutturalismo).

Lévi-Strauss è anche considerato, insieme a Franz Boas, uno degli esponenti principali dell’Antropologia Americana, disciplina che insegna presso la Columbia University a New York, e che gli fa ottenere il titolo per essere accettato con facilità negli Stati Uniti.

Il dottorato alla Sorbona
Nel 1948 ritorna a Parigi e in quell’anno consegue il suo dottorato alla Sorbona con una tesi maggiore e una minore, come era tradizione in Francia, dal titolo “La famiglia e la vita sociale degli Indiani Nambikwara” (La vie familiale et sociale des Indiens Nambikwara) e le “Le strutture elementari della parentela” (Les structures élementaires de la parenté).
“Le strutture elementari della parentela” viene pubblicata l’anno seguente e immediatamente considerato uno degli studi più importanti di antropologia sui rapporti di parentela fino a quel momento effettuati.
Già Emile Durkheim, aveva pubblicato un famoso studio, dal titolo “Forme elementari della vita religiosa”, frutto di una analisi sull’organizzazione familiare dei popoli e sull’esame delle strutture logiche che vengono a formarsi nelle relazioni tra i vari componenti.
Mentre, tra gli antropologi inglesi, Alfred Reginald Radcliffe-Brown sosteneva che la parentela era basata sulla discendenza da un comune antenato, Lévi-Strauss sostiene che la parentela era basata sull’alleanza tra due famiglie che si viene a creare quando una donna proveniente da un gruppo sposa un uomo appartenente ad un altro gruppo.

Il successo
Tra gli anni 1940 e 1950 Lévi-Strauss continua le sue pubblicazioni e ottiene sempre maggior successo.
Al suo ritorno in Francia lavora come amministratore del CNRS, al “Musée de l’Homme” e in seguito all'”École Pratique des Hautes Études”, alla sezione di “Sciences religieuses”, sezione precedentemente fondata da Marcel Mauss e rinominata “Religions comparées des peuples sans écriture”.

Tristi Tropici
Lévi-Strauss era già conosciuto nei circoli accademici ma, nel 1955, con la pubblicazione della sua opera “Tristes Tropiques” raggiunge un pubblico più vasto.
Tristi Tropici è essenzialmente un diario di viaggio nel quale egli annota le sue impressioni, frammiste a una serie di geniali considerazioni sul mondo primitivo amazzonico, che risalgono al periodo intorno al 1930 quando egli era espatriato dalla Francia.
L’opera di Lévi-Strauss viene presa in considerazione dall’organizzazione del Premio Goncourt, ma viene rifiutata con la giustificazione che “Tristes Tropiques” era una “non-fiction”.
Nel 1959 egli diventa titolare della cattedra di Antropologia sociale presso il Collège de France.

L’Antropologia strutturale
Dopo qualche tempo egli pubblica “Anthropologie structurale” che comprendeva una collezione dei suoi saggi con esempi e teorie strutturaliste.
« Sono qui raccolti diciassette dei cento testi circa che ho scritto in quasi trent’anni. Alcuni sono andati perduti; altri possono benissimo rimanere nell’oblio. Tra quelli che mi sono apparsi meno indegni di sussistere, ho fatto una scelta, scartando i lavori il cui carattere è puramente etnografico e descrittivo, e anche altri, di portata teorica, ma la cui sostanza è incorporata nel mio libro Tristi Tropici. Pubblico qui per la prima volta due testi (i capitoli V e XVI), che, uniti ad altri quindici, mi sembrano adatti a chiarire il metodo strutturale in antropologia. »

Il Pensiero Selvaggio
Nel 1962 Lévi-Strauss pubblica quello che per molti venne ritenuto il suo più importante lavoro, “Pensée Sauvage”.
Nella prima parte del libro viene delineata la teoria della cultura della mente e nella seconda parte questo concetto si espande alla teoria del cambiamento sociale. Questa seconda parte del libro coinvolgerà Lévi-Strauss in un acceso dibattito con Jean-Paul Sartre riguardo alla natura della libertà umana.

Mitologica
Ormai diventato una celebrità, Lévi-Strauss trascorre la seconda metà degli anni sessanta alla realizzazione di un grande progetto, i quattro volumi di studi dal titolo Mythologiques.
In esso, Levi-Strauss analizza un singolo mito seguendone le variazioni di gruppo in gruppo dall’estremità del Sud America attraverso l’America Centrale e Settentrionale, fino al Circolo Artico ed esamina, con una metodologia tipicamente strutturalista, le relazioni di parentela tra i vari elementi nella struttura sottostante invece di considerare il contenuto della storia in sé. Mythologiques è un esempio di analisi ampio e dettagliato (in quattro volumi); benché sia l’opera principale di Lévi Strauss questo libro è meno conosciuto del Pensiero Selvaggio.
Nel 1971, Lévi-Strauss completa l’ultimo volume di Mythologique e nel 1973 viene eletto dall’Académie Française, uno dei più grandi onori per un intellettuale francese.

Dal 1971 ad oggi ha rivestito importanti cariche onorifiche.

Opere principali
·   La Vie familiale et sociale des Indiens Nambikwara (1948) > La vita familiare e sociale degli indiani Nambikwara, trad. di Paolo Caruso (1970)
·    Les Structures élémentaires de la parenté (1949, 19682) > Le strutture elementari della parentela, trad. di Alberto Mario Cirese e Liliana Serafini (1972)
·    Race et Histoire (1952) > Razza e storia, trad. di Paolo Caruso (1967)
·    Tristes tropiques (1955) > Tristi tropici, trad. di Bianca Garufi (1965)
·    Anthropologie structurale (1958) > Antropologia strutturale, trad. di Paolo Caruso (1968)
·    Le totémisme aujourd’hui (1962) > Il totemismo oggi, trad. di Danilo Montaldi (1964)
·    La Pensée sauvage (1962) > Il pensiero selvaggio, trad. di Paolo Caruso (1964)
·    Mythologiques I. Le cru et le cuit (1964) > Mitologica I. Il crudo e il cotto, trad. di Andrea Bonomi (1966)
·    Mythologiques II. Du miel aux cendres (1967) > Mitologica II. Dal miele alle ceneri, trad. di Andrea Bonomi (1970)
·    Mythologiques III. L’origine des manières de table (1968) > Mitologica III. Le origini delle buone maniere a tavola, trad. di Enzo Lucarelli (1971)
·    Mythologiques IV. L’homme nu (1971) > Mitologica IV. L’uomo nudo, trad. di Enzo Lucarelli (1974)
·    Anthropologie structurale II (1972) > Antropologia strutturale II, trad. di Sergio Moravia (1978)
·    La Voie des masques (1977 ; 19792) > La via delle maschere, trad. di Primo Levi (1985)
·    Myth and Meaning (1978) > Mito e significato : cinque conversazioni radiofoniche (2002)
·    Le regard éloigné (1983) > Lo sguardo da lontano, trad. di Primo Levi (1984)
·    Paroles données (1984)
·    La Potière jalouse (1985) > La vasaia gelosa. Il pensiero mitico nelle due Americhe, trad. di Giuseppe Mongelli (1987)
·    De près et de loin. Entretiens avec Didier Eribon (1988) > Da vicino e da lontano, trad. di Massimo Cellerino (1988)
·    Histoire de lynx (1991) > Storia di lince. Il mito dei gemelli e le radici etiche del dualismo amerindiano (1993)
·    Regarder, écouter, lire (1993) > Guardare ascoltare leggere, trad. di Francesco Maiello (1994)
·    Saudades do Brasil (1994) > Saudades do Brasil (1995)
·    Le Père Noël supplicié (1994) > Babbo Natale giustiziato, trad. di Clara Caruso (1995)
·    Loin du Brésil. Entretiens avec Véronique Mortaigne (2005)

Fonte: wikipediLe Monde (versione cartacea)