Foto di hidden side In 700.000 per riaffermare la dignità del lavoro e dei lavoratori, contro le divisioni nel sindacato, le divisioni nella sinistra, ma anche le divisioni “tra Nord e Sud, giovani e anziani, nativi e migranti”. E per riaffermare i valori della Costituzione, a cominciare da quell’art.1 che esordisce definendo l’Italia “una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. E’ per questo che i metalmeccanici della Fiom e i lavoratori della Funzione pubblica Cgil sono scesi oggi in piazza. Il pubblico accanto al privato, un abbinamento che i vecchi sindacalisti considerano “stravagante”, ma che hanno accettato senza problemi come un’alleanza necessaria, in tempi di crisi, e di contrasti sempre più forti con Cisl e Uil, che hanno portato alla firma separata sull’accordo per la riforma del modello contrattuale.
La presenza del Pd. Pesano anche le difficoltà di rapporti con il Pd: nei giorni scorsi si è dibattuto a lungo per la mancata ‘adesione’ del partito allo sciopero generale di otto ore e alle manifestazioni di protesta indette dalla Cgil. Alla fine è arrivata una generica dichiarazione di ‘solidarietà’ da parte del segretario Walter Veltroni, ma non l’adesione chiesta esplicitamente dal maggiore sindacato italiano. Alla manifestazione c’erano comunque molti esponenti di rilievo del Partito democratico. A cominciare da Goffredo Bettini, che ha sottolineato il significato non esclusivamente personale della propria presenza: “La posizione di Letta (che ha sostenuto che l’accordo firmato da Cisl e Uil senza la Cgil è una buona opportunità, ndr) non è quella del Pd. Io sono il coordinatore del Pd e sono qui. Ci sono anche Bersani, Bindi, D’Alema, Damiano, Fassino: il Pd è accanto ai lavoratori”.
Altri esponenti del partito hanno sottolineato che erano lì a titolo personale. “Io penso che qui oggi si debba parlare dell’unità sindacale, ma non di quella politica: la politica deve rimanere fuori – ha detto Rosy Bindi – E’ giusto che non ci sia stata un’adesione da parte del Pd, e che chi ha voluto partecipare al corteo accanto alla Cgil lo abbia fatto a titolo personale”.
“Fassino, tu con chi stai?”, hanno chiesto alcuni manifestanti al ministro degli Esteri del governo ombra, a braccetto con Cesare Damiano nel corteo partito da piazza Esedra, poi confluito insieme agli altri due (partiti rispettivamente dalla stazione Tiburtina e da piazzale dei Partigiani) in piazza San Giovanni. “Noi siamo qui, stiamo con i lavoratori – ha risposto Fassino sorridendo – Stando a fianco dei lavoratori, si lavora anche per ricucire l’unità”. Mentre il segretario del Pd Walter Veltroni dalla Sardegna, dove si chiudeva la campagna elettorale, si è limitato a osservare che quella indetta dalla Cgil “è una manifestazione che nasce da problemi reali da affrontare. Bisogna creare le condizioni per ascoltare i lavoratori e lavorare per unire il mondo del lavoro”.
Alle domande sulla mancata partecipazione di Veltroni, Pierluigi Bersani, candidato alla segreteria del Pd, ha risposto: “Immagino che in Veltroni ci sia la preoccupazione di dare un messaggio di ricomposizione dell’unità sindacale. Per questo capisco anche la sua scelta di non partecipare. Lo ha fatto per segnalare l’esigenza di ritrovare l’unità nel mondo del lavoro. Ma è giusto anche esserci. Noi ci siamo e siamo in tanti”. Quindi l’attacco all’esecutivo: “La politica economica del Governo è inesistente. E’ un guaio che di questa crisi si parli poco. Il governo purtroppo non fa politica economica”.
La Cgil in piazza contro le divisioni “In 700.000 per un piano anticrisi”
L’adesione di Idv, Prc, Sd e Verdi. Hanno aderito invece allo sciopero come partiti l’Italia dei Valori, il Prc, i Verdi e la Sinistra Democratica. “L’Idv – ha spiegato in una nota Antonio Di Pietro – è oggi in piazza al fianco dei lavoratori, i primi a pagare le scelte sbagliate del governo Berlusconi in materia economica”. “Rifondazione come partito c’era e convintamente”, ha sottolineato il segretario del Prc Paolo Ferrero al termine del corteo.
I rapporti con Cisl e Uil. L’unità è stata lo slogan di tutta la manifestazione. Intanto tra pubblico e privato: dipendenti pubblici e metalmeccanici sono apparsi convinti alleati, a fronte dell’isolamento nel quale la Cgil si trova dopo la mancata firma dell’accordo sui contratti. Isolamento che è innanzitutto da imputare al governo, accusa il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: “Avevamo chiesto al governo di aumentare la tassazione sopra i 150.000 euro per sostenere i redditi più deboli, come è stato fatto in Gran Bretagna. Pensavamo che, nel pieno della crisi, si potesse fare un passo verso la solidarietà. E invece il governo non l’ha fatto, e ha lavorato a favore di un accordo separato. Senza l’intervento del governo quell’accordo non sarebbe stato firmato”.
Ma non tutto è perduto, sembra pensare Epifani, che dal palco in piazza San Giovanni ha lanciato un appello a Cisl e Uil: “Ci possono essere opinioni diverse, ma che siano i lavoratori a dire chi ha ragione e chi no. Usciamo da questa situazione. Proviamo a diventare tutti un po’ più umili, perché sotto di noi c’è sempre un lavoratore, un precario, un pensionato per il quale vale la pena di impegnarsi”.
Ma gli appelli, almeno oggi, sembrano cadere nel vuoto: “Non si deve parlare genericamente di frattura del sindacato – ha detto Raffaele Bonanni a margine di un’iniziativa Cisl a Piacenza – è la Cgil che sta costruendo fratture rispetto agli altri: ha abbandonato il convoglio unitario per ragioni politiche cinque mesi dopo che avevamo raggiunto, tutti assieme, un accordo storico. E’ ormai chiaro che la Cgil punta a una ristrutturazione della sinistra più che a una ristrutturazione del sindacato”. “Bonanni ogni giorno dice cose non vere invece di riconoscere la nostra iniziativa per quello che è: una spinta al governo per chiedergli di affrontare la crisi. Lo sciopero è un sacrificio, una perdita di salario, ci vuole un po’ di rispetto per le scelte altrui”, ha replicato a sua volta Epifani, quando i giornalisti gli hanno riferito le parole di Bonanni.
La replica della Uil è affidata al segretario confederale Antonio Foccillo: “Credo che il periodo di recessione che ci aspetta sarà più lungo e più drammatico di quanto previsto, anche perché il peggio deve ancora venire. Proprio per questo ritengo che lo sciopero della Funzione Pubblica Cgil e della Fiom sia sbagliato. In questa situazione dobbiamo rompere gli indugi e fare qualcosa di maggiormente concreto, e ciò può essere fatto solo se si ritrovano le ragioni del dialogo e del confronto e non dello scontro tra l’altro solitario”.
La piazza. Ma la Cgil, almeno oggi, non si è sentita isolata. Il colpo d’occhio in piazza San Giovanni era notevole: decine di migliaia di persone, con caschi, slogan, bandiere. I metalmeccanici di Pomigliano, ancora furiosi con la polizia che qualche giorno fa li ha caricati nel corso di una manifestazione, e che quasi hanno rischiato di nuovo lo scontro con le forze dell’ordine all’altezza di Santa Maria Maggiore. I dipendenti delle acciaierie di Terni, delle piccole imprese manufatturiere della Toscana, i precari delle Asl siciliane che hanno ribadito con orgoglio dal palco il loro no alla denuncia degli immigrati clandestini, anche in una Regione nel quale il lavoro è un lusso, e chi ha uno stipendio anche minimo è più ricattabile che altrove.
Secondo gli organizzatori, quando a San Giovanni e nelle strade circostanti ormai non c’era più neanche un angolino vuoto, le ‘code’ dei tre cortei arrivavano rispettivamente in piazza della Repubblica, al Colosseo e al Verano. Dal palco si è parlato appunto di 700 mila manifestanti. Per la Questura in piazza c’erano 50 mila persone.
Tra la folla c’erano anche slogan fantasiosi: “Se il cielo avesse considerato la ricchezza una cosa preziosa non l’avrebbe data a un mascalzone”, si leggeva per esempio in un cartello appena sotto il palco.
Crisi e Costituzione. Il segretario della Fiom Gianni Rinaldini e quello della Funzione Pubblica Carlo Podda hanno ribadito nei loro interventi conclusivi la necessità di un piano anticrisi, “perché il peggio deve ancora venire”. E Podda ha lanciato una proposta: “Perché non aggiungere nella dichiarazione dei redditi di quest’anno una quarta casella all’8 per mille, per dare la possibilità di destinarlo al Fondo Inps per gli ammortizzatori sociali?”. Mentre Rinaldini ha chiesto “un intervento che costruisca una rete di protezione sociale, estendendo gli ammortizzatori a tutti e conservando il posto di lavoro”. E ha aggiunto: “Ci dicono che questo costa. Come è possibile che si trovano risorse per salvare le banche, l’Alitalia e la finanza e quando si deve intervenire sui lavoratori non ci sono?”.
Ma dalla manifestazione è emersa con forza anche l’esigenza di rifondare l’Italia a partire dai valori costituzionali, quei valori che il premier Silvio Berlusconi ha bollato alcuni giorni fa come di stampo ‘sovietico’: “Mi sembra che il premier abbia parlato di Costituzione sovietica – ha rivendicato Epifani dal palco – anche se il giorno dopo ha detto che non era vero. Possiamo chiedere al presidente del Consiglio, che ha giurato sulla Costituzione, di dire che è anche la sua?”. Quei valori “li difenderemo con le unghie e con i denti, non solo per il rispetto del passato ma anche perché accompagnino i giovani nel futuro del Paese”.

[fonte – Repubblica.it: Rosaria Amato]