Prosegue il mio viaggio nella misteriosa ed eclettica Turchia con l'intervista a una giovane attrice teatrale che è anche diventata una grande amica oltre che una bravissima collega: Burcu Tokuç

Burcu Tokuç

Burcu Tokuç

Bentrovata cara Burcu, prima di tutto vorrei ringraziarti per aver accettato questa intervista. Per prima cosa, potresti parlarci brevemente di te?

«Ciao Rossella. Anch’io voglio ringraziarti per questa possibilità. Bene,vivo a Istanbul da quando sono nata. Mi sono diplomata in una scuola superior armena, perché sono di origine armena, e poi ho preso la laurea in Discipline artistiche. Mi sono unità al teatro comunale e al conservatorio di belle arti parigine per un master. Ora lavoro come attrice e insegnante di drama presso l’Ita Okulları e anche come regista».

Come è nata la voglia di essere attrice? Quando hai capito che era questa la tua scelta di vita?

«Sin da bambina, anche a scuola, mi sono interessata di recitazione. Ho recitato in tutte le recite scolastiche e anche nella comunità salesiana di “Don Bosco. Si Stava preparando uno spettacolo che includeva musica e teatro. Alla mia prima esperienza ho capito che volevo fare questo».

Qual’è stata la tua prima esperienza?

«A scuola. Si celebrava il centesimo anniversario della scuola e ognuno rappresentava dei personaggi storici della scuola».

Durante il tuo lavoro o I tuoi studi, c’è stato qualche personaggio (intendo attore e/o attrice) che hai seguito o a cui ti sei ispirata?

«Si, ci sono stati. Ad esempio Meryl Streep, Marion Cotillard o Al Pacino».

Hai sempre voluto recitare in teatro o anche nel cinema o televisone? Hai avuto qualche esperienza in altri campi?

«Sono completamente pazza per il teatro. Non ho mai pensato ad altro. Ma ho avuto qualche esperienza in TV e al cinema. Ho recitato in uno show televisivo , uno show sull’improvvisazione e anche recitato in cortometraggi».

Burcu tu conosci abbastanza bene la lingua italiana. I miei complimenti. Ma quando l’hai imparata e perché?

«Grazie. L’ho studiata per prima presso la chiesa cattolica qui ad Istanbul a cui appartengo. Poi, dopo la laurea, presso l’Istituro Italiano di Cultura, sempre qui a Istanbul».

Sei mai stata in Italia? Se sì, in vacanza o per studio? Potresti raccontarci la tua esperienza?

«Certo! Bé, ci sono stata diverse volte. Per me l’Italia è un tesoro che aspetta sempre di essere scoperto. Sono stata a Roma, Torino, Bologna, Venezia, Milano, Catania, Palermo e Firenze. A Bologna ho frequentato un corso di lingua italiana. Mentre in Sicilia per praticare e migliorare il mio italiano. E ovviamente diverse volte in vacanza».

Conosci qualcosa riguardo il teatro o cinema italiano? Sapresti fare un paragon tra il teatro e/o cinema italiano con quello turco?

«Riguardo al cinema seguo i lavori di Ferzan Özpetek e credo che lui sia davvero un talento naturale. Riguardo al teatro sono molto interessata alla Commedia dell’Arte. E penso che sia un genere teatrale molto vicino al nostro teatro tradizionale turco. La maggior differenza credo sia non aver cura della nostra storia sul teatro, mentre gli Italian sono diversi. Conosco anche Eugenio Barba (un regista teatrale italiano) per via di amici e trovo i suoi lavori molto stimolanti e di forte ispirazione. Spero in futuro che saremo più liberi qui e di poter fare ciò che vogliamo. Perché anche fare qualcosa di politico o cercare di lavorare in modi diversi è un pò difficile».

Capisco. Se tu potessi interpretare un personaggio di una famosa commedia o drama, chi saresti?

«Adoro il teatro dell’Assurdo. Per esempio, in “Giorni Felici” di Samuel Beckett, il personaggio di Winnie è molto interessante ma anche difficile. Però mi piacerebbe interpretare questo personaggio. Il personaggio inizia un gioco nel terreno e lentamente affonda».

Davvero particolare! tu sei anche un’insegnante di recitazione e lavorando nella stessa scuola ho potuto conoscerti e stimarti sia come insegnante che come donna. Ed è veramente stupendo vedere come tu riesci ad insegnare ai bambini non solo durante le tue lezioni, ma anche duranti i laboratori di drama in italiano e in inglese. È chiaro che lavori con entusiamo e professionalità perché gli studenti imparano e migliorano di volta in volta. Ma, quali sono le difficoltà di essere insegnante e insegnare teatro ai bambini? Ci sono differenze tra un corso di teatro e insegnarlo a scuola?

«Ancora Grazie. Sicuramente fare teatro in un’altra lingua è un pò più difficile. La difficoltà principale è “capire e interpretare”. Perché, anche se conosci un’altra lingua molto bene non è come se parli nella tua lingua madre. Ma a parte questo è molto utile per i bambini imparare una lingua straniera attraverso il teatro. Lavoro con persone di età diverse, sia come docente sia come regista ,e second me lavorare in una scuola dà maggior resposabilità. A scuola devi tener conto delle aspettative delle famiglie e durante le rappresentazioni scolastiche, per cui devi essere più attenta e cercare di aver successo rispetto ai corsi di teatro».

E sì, comprendo benissimo. Tu preferisci insegnare a scuola o avere un tuo corso di teatro?

«Mah, secondo me è più o meno uguale, perché l’idea principale è dare e insegnare qualcosa agli altri e vederne i risultati per quello che hai dato. Non soltanto la performance finale ma anche vedere i miglioramenti nella vita delle persone. Come loro si esprimono ad esempio».

Di recente ti abbiamo potuto apprezzare in teatro durante una rappresentazione dove tu hai lavorato come regista. Ce ne puoi parlare? E, quali difficoltà ci sono tra essere un’attrice ed essere una regista? E sebbene fosse in turco, devo dire di essere riuscita a seguirne il filo conduttore.

«Mille grazie. Il play si chiama “La pazzia a Valencia”. È un play di Lope de Vega, uno scrittore spagnolo vissuto più o meno nello stesso period di Shakespeare. È un play sulla pazzia. È stato molto interessante mettere in scena un drama come questo perché penso che la “pazzia” sia una delle cose più misteriose al mondo. Chi è pazzo? Perché li chiamiamo “pazzi”? Forse siamo noi siamo dei folli?! Sinceramente lavorare come regista è più difficoltose che recitare. Devi pensare veramente a tutto. Le luci, i costumi, le scenografie, l’interpretazione degli attori, come metterli in scena, e così via. Ma come attrice devi capire il testo e poi concentrarti sul tuo ruolo. Non so, forse è solo a causa della mia educazione, ma credo che recitare e dirigere siano due attività diverse».

Pensi di lavorare ancora come regista? Stai preparando qualcos’altro?

«Per il prossimo anno il gruppo teatrale mi ha detto che vuole ancora lavorare con me. Ho preso una pausa dalla recitazione quest’anno così posso valutare entrambe le cose».

Un’ultima cosa. Se dovessi scegliere la citazione di un testo teatrale o un personaggio che ti rappresenti, cosa sceglierti? O chi saresti?

«“They give birth astride of a grave, the light gleams an instant, then it’s night once more”( Ci danno la vita a cavallo di una tomba. Il giorno splende in un istante; ed è subito notte.), il personaggio di Pozzo in “Aspettando Godot”».

Bellissima e intensa. Bene Burcu, io ti ringrazio ancora per quest’intervista. Mi è piaciuto e spero di continuare a lavorare con te e vederti ancora a teatro.

«Grazie a te di cuore. Ti terrò al corrente dei miei progetti. Forse un giorno potremmo trovare una possibilità per lavorare insieme. Chissà?!»

Magari, amo il teatro anch’io e ne sarei onorata… Se imparo prima meglio il turco. Grazie ancora.