Cinque anni fa Internet in Italia era molto diversa da com’è oggi: pagava ancora le colpe della net economy ed era considerata dai più come una collezione di “siti vetrina” allestiti e smontati molto raramente. Il primo Medeaonline (o, più semplicemente, Medea per gli amici) era proprio questo: un modestissimo sito creato e gestito, in maniera molto artigianale e rocambolesca, dai suoi due fondatori. Questi due sventurati – Paolo Magri e il sottoscritto –  non avevano per nulla le idee chiare su quello che doveva diventare Medeaonline.

Paolo, animato da una grande passione per il giornalismo e l’arte, correva a destra e a manca per seguire gli artisti più incredibili (e improbabili) e recensire mostre di ogni genere: voleva che Medea fosse il suo taccuino d’appunti d’arte e, in molti casi, è stato così. Io, molto più immodestamente, sentivo che in Italia andava formandosi un vuoto di informazione e soprattutto di riflessione su moltissimi argomenti importanti e – nella mia folle ambizione – speravo di colmarlo con un sito Internet. Eravamo più giovani e più ingenui e, tutto sommato, dalla nostra parte avevamo solo una dote di scarsissimo valore: la sincerità. Ora, con cinque anni in più sul groppone, speriamo che il tempo ci abbia insegnato a essere un po’ più “uomini di mondo”. Ma con la pecca più grossa che un “uomo di mondo” possa avere mantenuto dalla sua giovinezza: la sincerità.

Sono molto felice di inaugurare, con questo articolo, una serie di pezzi dedicati a Medea che ci accompagneranno per una decina di giorni: il magazine compie cinque anni ed è arrivato il momento di festeggiare! Tanto più che ora non siamo più soli!

Ricordo una sera in cui tentai di spiegare il progetto di Medea ad un amico in un pub della bassa lombardia e, più mi addentravo nella spiegazione di qualcosa che – all’epoca – suonava come fantascienza, più mi rendevo conto che stavamo esplorando un territorio vergine che ci avrebbe dato molte soddisfazioni e innumerevoli grattacapi. Qualcuno mi domandò come potesse l’abitante di una città qualsiasi del meridione scoprire l’esistenza in Internet di Medea. Non seppi rispondere allora e non saprei farlo oggi (o meglio, saprei ma sarebbe un discorso troppo lungo e noioso): quello che so è che quotidianamente Medea è seguita, non solo da lettori del Nord, del centro e del Sud della penisola, ma da internauti sparsi su tutto il pianeta. È un piccolo miracolo eppure succede ogni giorno da cinque anni a questa parte. La crescita dei lettori ha seguito un andamento molto incoraggiante: non abbiamo i numeri che vantano i magazine on-line più blasonati, ma ci difendiamo piuttosto bene.

Un’altra questione che mi lascia ancora oggi stupefatto è il successo di un magazine generalista totalmente autarchico (qualcuno potrebbe dire anarchico, ma sorvoliamo…) come Medeaonline, un successo che – come dicevo – varca i confini nazionali. Spesso ce lo domandiamo io e Paolo: ma che vogliono da noi i lettori tedeschi, i francesi, gli inglesi, gli spagnoli, i portoghesi? Non parliamo poi degli americani, degli australiani, dei cinesi, ecc. Mah! È un bel mistero…

Cercare la verità, riconoscere l’ingiustizia, amare l’arte: questa frase è la sintesi di quella che, i responsabili del marketing di Medea, chiamerebbero la nostra “mission”. Peccato che Medea non abbia una divisione marketing e – a essere sinceri – neppure vuole averla. Tempo fa leggevo che alcune aziende si ispirano, per stabilire le loro strategie, ai Greatful Death. Questo storico gruppo rock faceva tutto all’insegna della spontaneità, della libertà e della passione per l’arte: non c’era altro per loro. I soldi servivano solo per continuare a suonare la loro musica e a farlo come volevano. Ai loro concerti i fan erano liberi di fare ciò che volevano (compreso registrare il concerto), erano invitati a partecipare a un’esperienza artistica e conoscitiva che voleva essere gioiosa, ma soprattutto condivisa. Ecco Medea, nei suoi momenti migliori, è mossa dallo stesso spirito anarchico e indipendente, è aperta al contributo di chiunque ed è disposta a parlare di qualsiasi argomento. Questi, in estrema sintesi, i motivi per cui non siamo diventati ricchi e, probabilmente, non lo saremo mai. In compenso siamo liberi e, a essere onesti, la libertà non poi è così male.

Col tempo l’esigenza di continui aggiornamenti al sito ci hanno convinto che fosse arrivato il momento di abbandonare l’html statico e passare a un sito dinamico. Nel 2007 siamo approdati a WordPress per diversi buoni motivi: è libero, è semplice, è molto flessibile ed è leggero. Questa transizione non è stata indolore, ma era necessaria: Medea ha preso la sua forma attuale e i risultati non hanno tardato ad arrivare. La scelta del nome – Medea, diventato in seguito Medeaonline per legarlo direttamente all’indirizzo web – è stata incredibilmente azzeccata. E pensare che, inizialmente, il magazine si doveva chiamare Zarathustra (titolo scartato perché, dopo un sereno confronto tra me e Paolo, entrambi lo ritenevamo orrendo) o, in alternativa, Cassandra (mi pare di ricordare che esistesse già qualcosa di simile con questo titolo…). Con l’afflusso in massa dei lettori sono arrivati tanti attestati di stima da professionisti dell’informazione e dal mondo del giornalismo indipendente. Inutile dire che ne andiamo fieri anche perché – e questo è il nostro vero successo – con gli anni siamo riusciti a coinvolgere molti bravissimi collaboratori.

Medeaonline è una comunità o un magazine? Ci piace pensare che sia entrambe le cose. L’idea di partenza prevedeva già il coinvolgimento di un gran numero di persone, tutte animate dalla stessa volontà (“cercare la verità, riconoscere l’ingiustizia, amare l’arte”), col tempo siamo riusciti a concretizzare questa idea. Abbiamo cercato (e ancora stiamo cercando) collaboratori in lungo e in largo e abbiamo trovato gente in gamba, preparata, appassionata e anche un po’ matta. I collaboratori di Medea sono persone speciali che esprimono il vero spirito che sta dietro il sito. Non è semplice spiegarlo a parole, Paolo (che è un megalomane) dice speso che si tratta semplicemente dello stesso spirito che ha generato l’Umanesimo e forse non ha torto. Abbiamo accolto collaborazioni da italiani sparsi in tutta Europa e tutti esprimevano una qualità comune che, io credo, derivi dalla cultura italiana, dalle nostre tradizioni e da una sensibilità tutta particolare che (passatemi la frase fatta) all’estero ci invidiano. Poi c’è la genialità: quella i collaboratori di Medeaonline la mettono a disposizione gratis e con grande passione, proprio come farebbero delle vere rock star!

Chi si loda s’imbroda, diceva sempre mia nonna e quindi non vi tedierò oltre con questo amarcord. In questo pezzo avrei dovuto spiegare come mai abbiamo scelto proprio il nome Medea per dare un titolo al magazine che state leggendo: non l’ho ancora fatto e non lo farò. È un segreto che io e Paolo porteremo con noi nella tomba…