Con il rialzo dei tassi d’interesse sui mutui le famiglie italiane faticano sempre più pagare le rate. Secondo le stime dell’Adusbef i pignoramenti quest’anno dovrebbero aumentare del 19% a causa dell’insostenibilità delle rate dei mutui concessi per il 91% a tasso variabile e quindi suscettibili a ogni ritocco del costo del denaro.
L’Adusbef denuncia come l’insolvenza riguardi i contratti a tasso variabile «per responsabilità precisa delle banche che non negoziano gratuitamente i mutui e non applicano il decreto Bersani sulla portabilità».
Secondo i dati Adusbef, le famiglie che faticano a pagare le rate del mutuo sono 1,9 milioni. I crescenti costi legati alla casa stanno mettendo a dura prova 3,6 milioni di famiglie, di cui 1,7 milioni incontra problemi con l’affitto, mette la parte restante sconta il caro rate.
L’associazione dei consumatori accusa le banche di «aver costretto milioni di consumatori, ad accendere mutui a tasso variabile quando, specie nel 2004, i tassi di interesse erano ai minimi storici e non si doveva consigliare o imporre (molte banche non erogavano proprio i tassi fissi) agli utenti bancari, di essere gravati di pesanti prestiti di lungo periodo (30-40 anni) a costi apparentemente più bassi che però, con il rincaro del costo del denaro, solo due anni dopo diventavano sempre più insostenibili».

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Secondo le stime – precisa l’Adusbef – le procedure immobiliari o pignoramenti sarebbero pari al 3,5% del totale dei mutui, quindi a circa 120.000 su 3,5 milioni del totale, «perché la maggior parte di essi è stato erogato a tasso variabile e risente del rialzo dei tassi della Bce, quando negli anni 2003-2004 i tassi di interesse erano arrivati ai minimi storici e tutti gli indicatori stimavano un loro aumento».