Levata di scudi a seguito della pubblicazione del decreto del ministero dei Beni Culturali sull’”equo compenso” che prevede che il consumatore dovrà pagare preventivamente, sottoforma di aumento del prezzo totale, la sua quota di diritto d’autore secondo una tabella ben sintetizzata da Altroconsumo.  In pratica, si pagherà, come sempre, all’atto dell’acquisto di un file coperto da diritti, ma si pagherà anche, ed è questa la novità, per l’utilizzo potenziale di un supporto, che sia un Cd, un lettore Mp3 o un telefono cellulare. un po’ come se si desse l’ergastolo sulla fiducia a chi compra un’arma.

Piovono critiche ovunque sul web, da veri, presunti o improvvisati opponenti allo specifico operato del Governo, e sono talmente tante che viene da chiedersi chi abbiano votato queste persone alle ultime elezioni, visto come sono andate. Politica a parte, preso atto delle evidenti lacune di un decreto che dimostra tutta l’ignoranza in termini di tecnologia di chi ci governa, la conclusione meno oltraggiosa che si legge in giro è: «un paese così tecnologicamente arretrato non può aspettarsi altro».

Probabile, ma inevitabile. Di fronte alla scelta precisa dei nostri governanti di non voler capire di cosa stiamo parlando (e per rendersene conto basta solo andare a vedere i siti istituzionali dei partiti) ci viene solo da scherzarci su. Con questo scopo, leggendo bene tra le righe dovremmo solo fare un monumento a Sandro Bondi, virtuale s’intende. E dovremmo smetterla di fare dietrologia, grazie a lui l’Italia sarà invasa da una ventata di innovazione senza precedenti. Perché? Leggete sotto.

Con l’equo compenso converrà comprare Cd, dvd, smartphone, lettori Mp3 e tutto il ferro coinvolto nel decreto all’estero, in uno qualsiasi dei paesi europei. Risultato: impareremo a navigare sui siti di e-commerce stranieri, vinceremo la paura di usare la carta di credito per gli acquisti online, sperimenteremo i sistemi di prepagamento, come Paypal e viaggeremo di più. Insomma, contribuiremo a sostenere i consumi (all’estero, ma non importa), impareremo l’inglese e faremo la fortuna delle compagnie aeree low cost.

Visto che si paga la tassa per ogni dispositivo capace di contenere file multimediali, con il decreto Bondi avremo la possibilità di trasformarci in consumatori sostenibili. Ci penseremo bene prima di comprare tanti supporti diversi (Dvd, smartphone, lettore Mp3) e opteremo per un solo smartphone e una schedina microSd, la più capiente possibile. Risultato: in una botta sola faremo un piacere agli ambientalisti e un figurone a cena dimostrando che con un gadget solo soddisfiamo tutti i nostri “bisogni multimediali”.

I più assetati di innovazione, poi, avranno un’ulteriore sfida: usare i servizi di storage in remoto, accedendo ai file da qualsiasi supporto e ovunque ci si trovi. Risultato: sempre nel rispetto del punto precedente (pochi gadget ma buoni) potranno finalmente smetterla di collezionare chiavette Usb. Insomma: l’”equo compenso” era proprio quello che ci voleva per colmare il digital divide! O no?

[fonte: La stampa – Valerio Mariani]