Dopo le polemiche con gli spagnoli per le battute sull’elevato numero di donne nel governo di Zapatero e gli attacchi all’Unità, Silvio Berlusconi – già criticato nel 2006 da The Economist, che lo aveva definito inadatto per governare – ha attirato l’interesse anche del Financial Times, un altro autorevole giornale economico internazionale. L’editoriale, firmato dal columnist Philip Stephens, si apre con una vignetta, in cui l’uomo di Arcore sorride, apparendo da un televisore posato su di un mucchio di rifiuti, mentre sull’orizzonte cade un aereo Alitalia. È il preludio di un attacco durissimo al vincitore delle elezioni del 13-14 aprile. Il problema, per FT è la natura della coalizione vincitrice e soprattutto che il suo leader, Silvio Berlusconi, il «miliardario magnate dei media, che si è dipinto addosso l’immagine di clown politico, e frequentemente imputato in vari processi, possa rimanere al potere fino al 2013». Stephens ricorda poi la possibilità, per Berlusconi, di ambire alla carica di presidente della Repubblica. Insomma, dalla frase summenzionata Stephens si dimostra non molto soddisfatto dalla vittoria di Berlusconi, definendo il prezzo di questa «netta vittoria» come «troppo alto», sopratutto per un motivo: come farebbe costui a costruire una democrazia europea quando come primo ministro sarebbe inaccettabile negli altri stati europei? Anche lasciando perdere i processi che secondo Berlusconi sono solo politici, anche lasciando perdere i lifting e i trapianti di capelli, gli esami mentali per i pubblici ministeri e le scarse capacità di governo dimostrate da chi aveva solo da scappare dai propri problemi legali. Anche dimenticando tutto questo, dice Stephens, i problemi sono ancora altri: soprattutto la volontà di mantenere il suo impero mediatico e i legami con la Lega Nord. E la questione dei mass-media è talmente grande che «che senza la minima ombra di subbio» dovrebbe squalificare la sua immagine e in generale screditarlo come persona capace di risolvere i problemi italiani: non si riesce ad immaginare come Angela Merkel, Gordon Brown e Nicolas Sarkozy potrebbero essere altrettanto rispettabili con un tale conflitto d’interessi che coinvolge tre televisioni e due giornali nazionali. Impossible: dice Stephens, e dovrebbe esserlo anche in Italia. E le motivazioni degli amici italiani con cui ha parlato, che gli hanno riferito di ragioni come la disaffezione al governo Prodi, la preoccupazione per la corruzione, la speranza di elevare lo stile di vita, tutto questo l’ha convinto che l’Italia stia uscendo fuori dal mainstream delle nazioni europee. Perché il debito pubblico è superiore al Pil, per l’economia stagnante, per la ‘Ndrangheta che è stata riconosciuta come la più forte delle aziende italiane, che assieme alla Mafia e alla Camorra danno l’idea del problema da affrontare per la Giustizia italiana. L’Italia, fondamentale per la creazione dell’Ue, ora è solo amica di Bush e Putin, e sfida nazioni europee come la Spagna con affermazioni pesanti sul numero delle donne nel governo. Peccato che la Spagna, osserva Stephens, pur emergendo da una dittatura trentennale stia diventando una nazione moderna, quello che l’Italia non è. Insomma, conclude Stephens, Berlusconi non è la soluzione per l’Italia, ma il sintomo della sua malattia. Sarebbe semplicemente ineleggibile per gli standard degli altri Paesi democratici anche solo considerando il problema del conflitto d’interessi sui mass-media. Nel frattempo Berlusconi, dopo avere già attaccato due volte l’Unità per la sua opposizione al vincitore delle scorse elezioni, ha incontrato Vladimir Putin, presidente russo uscente e suo vecchio amico, in Sardegna. Ad una domanda di una giornalista russa, Natalia Melikova della Nezavsinaya Gazeta, su di un possibile divorzio di Putin a causa della relazione con una ex-olimpionica, Berlusconi ha anticipato la risposta di Putin facendo il “gesto del mitra” alla malcapitata. Peccato che in Russia i giornalisti sono spesso uccisi (in genere senza trovarne gli assassini), e la cosa l’ha sconvolta tanto da farla piangere. Nonostante il successivo stemperarsi della situazione, la Federazione Nazionale della Stampa ha definito imbarazzanti le battute di Berlusconi. Ma quasi certamente è stato semplicemente frainteso.