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About Matteo Veronesi

Nato nel 1975, dottore di ricerca in Italianistica, ha disperso saggi, recensioni e interventi in riviste, miscellanee, atti di convegni. Ha inoltre pubblicato le monografie “Il critico come artista dall'estetismo agli ermetici” (Bologna 2006) e “Pirandello” (Napoli 2007). Ha tradotto Seneca, Persio, Jammes, il D'Annunzio francese. Suoi versi sono stati inclusi nell'antologia “Il miele del silenzio” (Novara 2009) e raccolti nei libri “Il cordone d'argento” e “Sei sestine su nulla”
Latest Posts | By Matteo Veronesi
Primo sguardo sulla poesia thailandese
1 anno ago

Primo sguardo sulla poesia thailandese

Poco nota, se non totalmente sconosciuta (malgrado alcune rare iniziative, come quella che ha portato a tradurre in italiano, a partire, come ovviamente nel mio caso del resto, da preesistenti …
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I volti e gli specchi di Lavinia Fontana

Scriveva Torquato Tasso, nel Discorso della virtù femminile e donnesca, che le donne di elevato sentire (quelle, diceva Dante, che sono veramente donne, «e non pure femine»), possono essere «vaghe …
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Dalla tragedia greca alla passione cristiana: Medea, Grande Madre dolorosa
5 anni ago

Dalla tragedia greca alla passione cristiana: Medea, Grande Madre dolorosa

Il Cardinale Roberto Bellarmino (figura certo non priva di sfumature, chiaroscuri e risvolti ancóra da indagare, ma pur sempre il Grande Inquisitore, il «martello degli eretici»), nel De scriptoribus ecclesiasticis, rifiutava scandalizzato l’attribuzione (oggi ritenuta valida per ragioni sia linguistico-filologiche che storiche) a San Gregorio Nazianzeno del Christòs Pàschon, La Passione di Cristo, tragedia greca dei primi secoli del cristianesimo, esempio paradigmatico, e ancora largamente misconosciuto, di tragedia cristiana, oltre che archetipo di una solenne e struggente tradizione iconografica, quella del Cristo sofferente.

In particolare, ad urtare la severa coscienza morale di Bellarmino (anch’egli poi santificato) era l’eiulatus Matris Christi, il lamento, dolente, dilaniato, umanissimo, della mater dolorosa, umanamente e profondamente donna e madre, oltre, e forse prima ancora, che strumento di un superiore disegno (eppure, proprio quel lamento acuto e inconsolabile, quella voce lacerata, strappata, come incisa e ferita dal diamante indefettibile della sacralità e del destino, avrebbe direttamente o indirettamente ispirato pagine altissime, dai contàci di Romano il Mélode allo Stabat Mater fino alle laude drammatiche e alle sacre rappresentazioni del Medioevo).

L’autore del Christus Patiens riecheggia e riplasma, in chiave cristiana, più che ricalcarli passivamente (onde è certo riduttivo considerare la tragedia come un semplice “centone”), stilemi, espressioni e concetti chiave della tragedia greca. Accade allora che Cristo, vittima innocente di un potere malvagio e dispotico e di un vile tradimento, ricordi Filottete, Ippolito, Prometeo, puniti proprio per la loro lealtà, la loro castità, o il loro troppo amore dell’uomo, come nel caso di Prometeo (inchiodato alla rupe come Cristo alla croce, figura divina proprio in quanto demònica, sospesa e divisa fra umanità e divinità, fra terra e cielo, pragmaticità delle téchnai e universalità del messaggio etico). Read More

Dal Novecento agli antichi. Volti e riflessi del mito di Narciso

Secondo un’etimologia tradizionale (che forse è una paretimologia, ma ugualmente significativa), Nàrkissos (il fiore e, di conseguenza, il personaggio mitologico) sarebbe legato a nàrke, nàrkosis, narkào, narkéo, insomma a tutto un campo semantico che riconduce all’idea della stupefazione, della paralisi conoscitiva, di un’estasi statica, stordita, che non esce dal corpo, e resta anzi incatenata all’autocontemplazione, alienata e rapita, del corpo stesso, anzi della sua replicazione, del suo doppio e del suo simulacro visibili e conoscibili. Read More

Bevilacqua e le 120 giornate di Saffo
5 anni ago

Bevilacqua e le 120 giornate di Saffo

Alberto Bevilacqua

Nessuno, beninteso, può negare l’importanza di uno scrittore come Bevilacqua. La sua Parma proustiana, sospesa, sognante, dalle tinte sfumate, dalla luce sommessa e vibrante, è la stessa di Stendhal e di Attilio Bertolucci. E la sua poesia in versi fonde, come quella dei metafisici inglesi, intelletto e sensualità, espressione appassionata ed equilibrio formale. Eppure, leggendo l’articolo apparso sul Corriere della Sera del 21 marzo 2012, non si può non lamentare qualche caduta di stile. Read More

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