"Susanna e i vecchioni" di Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentilschi era infuocata, ombrosa, fiera, e allo stesso tempo era pragmatica, abile, una donna col senso degli affari. Una pittrice: una rarità nel mondo dell’Italia artistica del XVII° secolo. La seconda donna artista nella storia dell’arte dopo Sofonisba Anguissola, ma la prima a costruire una bottega di fama europea. Il museo Maillol di Parigi le dedica, fino al 15 luglio, una grande mostra monografica. Dal 2009 il museo è diretto da Patrizia Nitti, curatrice italo-francese di fama internazionale, e da tre anni presenta l’arte proveniente della penisola italiana, sia essa della Roma antica, rinascimentale, o legata a temi trasversali alla storia dell’arte. Abbiamo intervistato Patrizia Nitti nel 2010 (ARTEiN n.128, agosto 2010) e ce lo aveva promesso: avrebbe portato Artemisia Gentilsechi a Parigi.

La mostra è importante, come il ruolo di questa donna-pittrice nell’Italia barocca. Se la storia ci ha consegnato un’affrettata anima caravaggesca, l’esposizione al Museo Maillol, curata da Roberto Contini e Francesco Solinas, vuole andare oltre la figura dell’artista maledetta e rende giustizia a tutta la complessità della pittrice. Il percorso espositivo ricorda la sua condizione di figlia d’arte (il padre, Orazio Gentileschi, era pittore e aveva la bottega a Roma), richiama l’increscioso processo del 1612 che la vede vittima di uno stupro, rintraccia i pellegrinaggi attraverso l’Europa, che da Roma la portano a Venezia, Firenze, Londra e Napoli. La capitale partenopea è il luogo dove si stabilisce per vent’anni e muore nel 1653.

La figura di Artemisia Gentileschi, riscoperta da Roberto Longhi (Gentileschi padre e figlia, L’Arte, XIX, 1916), è fondamentale per il radicamento del caravaggismo a Napoli. Un realismo tutto femminile che dal Fanciullo morso da un granchio di Sofonisba Anguissola passa al Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio per giungere alla Giuditta che decapita Oloferne di Artemisia, opera esposta alla mostra parigina. Ma la sua produzione non si esaurisce qui: oltre alla linea del naturalismo caravaggesco, Artemisia ne sviluppa una più vicina ai maestri del classicismo secentesco. Le due anime si contaminano e si fondono in una produzione complessa e articolata: le scene mitologiche si sposano alle rappresentazioni agiografiche, alla ritrattistica, alle nature morte. Così accanto alle diverse versioni (probabilmente ricavate da un unico cartone) di Giuditta e la fantesca Abra con la testa di Oloferne, troviamo opere come Il suicidio di Lucrezia e Giaele e Sisara, in cui donne coraggiose sono pronte a difendere con spietato naturalismo la propria autonomia. A fianco troneggiano le tele monumentali realizzate per le autorità politiche e religiose: la Nascita di san Giovanni Battista del Museo del Prado e il San Gennaro nell’anfiteatro di Pozzuoli del Museo Capodimonte. Una vasta produzione, assicurata da una bottega organizzata e potente, che da Napoli esporta opere in tutta Europa. In questo Artemisia è l’anti-Caravaggio. Una donna fiera, non disperata, in cui la professionalità è garanzia della propria qualità artistica. Al centro c’è lei, l’artista e la donna soddisfatta della propria autonomia, della propria rivalsa sul mondo maschile che l’aveva ferita e umiliata. In questa luce vanno lette opere quali Autoritratto come suonatrice di liuto e soprattutto l’Autoritratto come allegoria della Pittura.

La mostra al Museo Maillol è un’occasione rara per riscoprire, attraverso opere provenienti da musei e da collezioni private del mondo intero, l’opera di un’artista di qualità e di produzione proficua. Un’opera in cui la vita avventurosa della donna è strabordante, al punto d’avere ispirato tre romanzi: quello di Anna Banti, la moglie di Roberto Longhi (Artemisia, Bompiani, 1947), il libro di Alexandra Lapierre (Artemisia, Mondadori, 1989) e quello di Susan Vreeland (La passione di Artemisia, Neri Pozza, 2002), oltre al film Artemisia di Agnès Merlet del 1997. A testimoniare l’interesse per la vita dell’artista sono esposte nella mostra cinque lettere d’amore autografe.

La direzione artistica del Museo Maillol di Patrizia Nitti ha un occhio di riguardo per le donne, lo si respira nell’aria. Salendo una rampa di scale, nella collezione permanente del museo, ci si trova dinnanzi la sala con le opere di Séraphine de Senlis, l’artista naïve francese autodidatta, operante a cavallo della Prima Guerra Mondiale, specializzata nella pittura dei fiori e dei frutti. Una donna dalla vita tormentata, la cui avventura umana e artistica ha ispirato un recente film franco-belga. Anche lei una donna e un’artista da scoprire.

Artemisia, potere, gloria e passione di una donna pittrice
Fondazione Dina Vierny – Musée Maillol
fino al 15 Luglio 2011
Aperto tutti i giorni dalle 11:00 alle 18:00 tranne il Martedì e i giorni festivi
11 euro – ridotto 8 euro. Gratuito per i minori di 16 anni.
00.33 (0) 1 42 22 59 58
www.museemaillol.com

Articolo scritto in collaborazione con mostreinmostra