“Bob Noorda, una vita nel segno del design”, la recensione

La copertina del volume

Torna, dopo dodici anni, “Bob Noorda, una vita nel segno del design“, un libro cult per gli appassionati di design. Lazy Dog propone, in una nuova veste grafica e con un contributo di Massimo Vignelli, la lunga intervista a Noorda di Francesco Dondina.

Bob Noorda è uno di quei nomi che tutti conoscono nell’ambiente del design grafico, è l’uomo che ha progettato i logotipi di alcune tra le più importanti industrie italiane del dopoguerra, ma sopratutto è l’artefice della segnaletica e dell’identità visiva della Metropolitana di Milano e di quella di New York.

In questa lunga intervista (184 pagine con una parte centrale a colori dedicata alla documentazioni visiva della carriera di Noorda) emerge la figura di un uomo pragmatico, fedele all’impostazione razionale dell’Ivkn – l’istituto di design di Amsterdam dove si è formato – ma soprattutto incapace di vivere di rendita della sua fama.

Francesco Dondina (designer ed ex docente del Politecnico di Milano), che lo intervista, ripercorre con lui una storia che comincia con un viaggio in treno verso Milano, la Milano degli anni 60, epicentro dell’industria italiana, città cosmopolita e affamata di novità.

Una città che, si legge tra le righe, Noorda rimpiange anche e soprattutto per le opportunità che sapeva dare ai giovani come lui che avevano voglia di fare e di fare bene.

Tra aneddoti gustosi, come i primi colloqui di lavoro e i problemi con l’italiano zoppicante risolti facendo parlare i propri lavori, l’intervista approfondisce la filosofia progettuale di Noorda.

È quindi un volume interessante sia per chi ha la curiosità di immergersi negli anni d’oro della scuola milanese del design che per chi vuole approfondire la metodologia di lavoro di un maestro come Noorda.

 

Alcuni lavori di Bob Noorda

Una vita straordinaria quella di Noorda, vissuta in un’epoca irripetibile della storia italiana, che forse avrebbe meritato un approccio un po’ meno distaccato di un’intervista tra professionisti.

Comunque, nonostante i limiti imposti dalla forma intervista, traspare il profondo rispetto di Dondina verso Noorda e la grande sensibilità di quest’ultimo

Il volume contiene un contributo di Massimo Vignelli, socio di Noorda alla Unimark International, l’elenco completo dei progetti di Noorda, dei suoi premi e una lunga carrellata di brevi biografie dei colleghi citati nel libro.

Una nota a parte merita l’apparato iconografico, veramente impressionante e ben curato, che rendono questo volume un vero e proprio tesoro per gli appassionati di design.

Post collegati

#Recuperi 2 – Bloodbath House of the Death, la recensione

Mivar, finisce il sogno della tv made in Italy

Intervista a Regine Schumann in mostra alla Dep Art Gallery