Il Mart di Rovereto
, fino al 27 marzo 2011, presenta la mostra “Modigliani scultore”, un’occasione quasi unica per ammirare un nucleo importante delle sculture del grande artista livornese. La mostra, curata e ideata da Gabriella Belli, Flavio Fergonzi e Alessandro Del Puppo, offre al grande pubblico e alla comunità scientifica la possibilità di ammirare, per la prima volta dopo la morte di Modigliani nel 1920, una mostra totalmente dedicata all’opera scultorea del grande artista livornese. Sono esposte un terzo delle sculture realizzate da Amedeo Modigliani, provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui la National Gallery di Washington, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Philadelphia Museum of Art, il Minneapolis Institute of Art, la cui Testa di donna del 1911, non era mai stata concessa in prestito prima d’ora ad alcun Museo.

Diversamente dall’opera pittorica, indagata e presentata in numerosissime mostre, la scultura di Modigliani era stata fino ad ora riservata agli specialisti, forse anche a causa del numero esiguo di opere realizzate dall’artista. Il critico milanese Ambrogio Ceroni, che nel 1965 firma il primo catalogo documentato sulla scultura di Modigliani – e da cui è partita l’attività di ricerca del Mart – ha schedato 25 sculture. Tutte opere realizzate in pochi e intensi mesi, compresi tra il 1910 e il 1913, periodo nel quale Modigliani si dedica esclusivamente a questo lavoro, scolpendo a taglio diretto, in controtendenza con la tecnica del modellato e della fusione in uso a quel tempo.

Le sculture sono opere fondamentali, come chiarisce e documenta per la prima volta questa mostra, per comprendere l’intera vicenda artistica di Modigliani. In particolare, il lavoro critico di Gabriella Belli, Flavio Fergonzi, Alessandro Del Puppo, con la collaborazione di Clarenza Catullo, e del comitato scientifico composto da Anna Ceroni, Eike Schmidt e Kenneth Wayne, individua nella creazione di questi lavori non più un periodo di sperimentazione disordinata, ma piuttosto una fase ispirata e intellettualmente ricca del percorso di Modigliani, caratterizzata dalla frequentazione assidua, a Parigi, dei luoghi e delle persone che erano al centro del dibattito internazionale sul rinnovamento della scultura nei primi anni del ‘900: oltre a Pablo Picasso e Constantin Brancusi anche Alexander Archipenko, Jacques Lipchitz, Ossip Zadkine, grandi maestri dai quali Modigliani deriva nuovi stimoli e nuove esperienze.

La mostra indaga e ricrea questo clima di ricerca e condivisione, affiancando alle straordinarie sculture di Modigliani alcune opere degli artisti citati, ma anche importanti capolavori di arte arcaica, orientale, tribale e rinascimentale (quali le maschere Fang o il “Busto di Battista Sforza” di Francesco Laurana, presenti in mostra), che Modigliani utilizza come modelli ideali e che si rivelano fondamentali per il rinnovamento del suo personalissimo linguaggio artistico.

L’opera scultorea di Modigliani, questa è la tesi della mostra, è in grado di spiegare il passaggio da un iniziale postimpressionismo all’espressione più compiuta e originale che caratterizza le opere pittoriche dell’artista a partire dal 1913, testimoniata qui da dipinti come il “Ritratto del pittore Frank Haviland”, del 1914, in prestito dalla Collezione Mattioli, o “Elena Povolozky”, del 1917, proveniente dalla Phillips Collection di Washington.

Tra i risultati più entusiasmanti di questo lavoro di ampia e diretta documentazione scientifica vi è anche il fatto che con “Modigliani Scultore” cambia la numerazione ufficiale delle opere scultoree dell’artista. Un’ intensa ricerca critica e filologica rivela, infatti, che Modigliani porta a termine in realtà ventotto sculture. In questo modo la classificazione di Ceroni è oggi corretta alla luce dell’identificazione e attribuzione di ulteriori tre Teste, non presenti al Mart per ragioni di indisponibilità dei prestiti, ma documentate con puntuali riscontri.

L’importanza della mostra “Modigliani Scultore” non sta solo nell’eccezionalità dell’evento. La ricostruzione, fondata finalmente su basi scientifiche, di un capitolo finora misterioso della vicenda artistica di Modigliani, ha anche una valenza tutta particolare per la cultura artistica italiana. Sulla scultura di Modigliani pesa, infatti, da decenni una specie di “rimozione”, che si deve anche alla famigerata e famosa beffa del 1984, quando un gruppo di studenti livornesi ingannò buona una parte degli studiosi, con il “ritrovamento” delle false “Teste”. Con “Modigliani Scultore” gli specialisti e il grande pubblico degli appassionati, hanno così la possibilità di “uscire dalla dubbia mitologia modiglianesca”, come scrive Gabriella Belli nel testo in catalogo, e di “dare voce ad un nuovo racconto, […] grazie al recupero di documenti storici inediti o poco noti e allo studio delle fonti certe”.

Affrontare una ricostruzione del lavoro scultoreo di Modigliani appare come una vera e propria sfida. Le sue sculture infatti sono molto poche. Alcune di esse sono rimaste abbozzate o incompiute, o giunte a noi in stato frammentario. Sono disperse in musei e collezioni private di tutto il mondo. I documenti che si hanno a disposizione sono  pochissimi; innumerevoli invece i problemi relativi alla datazione, alle fonti e ai modelli, alle vicende espositive e collezionistiche. Modigliani presentò in vita le sue sculture una volta soltanto, selezionando un gruppo di sette teste per il Salon d’Automne del 1912. Per decenni, dopo la sua morte nel 1920, la sua opera scolpita rimase al margine, rispetto a quella del pittore.

Nella prima sezione della mostra, le opere del francese Joseph Antoine Bernard, di Elie Nadelman e del tedesco Wilhelm Lehmbruck documentano l’irradiazione europea di una nuova ricerca scultorea, orientata ad oltrepassare la lezione del modellato di Rodin. I volumi pieni e simmetrici, le superfici lisce e le masse equilibrate di queste teste scultoree appaiono come convincenti precursori del lavoro di Modigliani.

Sul piano tecnico e stilistico, le prime sculture di Modigliani (come la Testa in pietra proveniente dal Centre Pompidou) sono fortemente debitrici della procedura d’intaglio diretto della pietra, che ebbe nell’opera di Costantin Brancusi (qui presente con una delle prime versioni de Il Bacio) un sicuro punto di riferimento, che si prolungò fin negli anni venti, nelle opere di autori vicini al linguaggio cubista come Henri Laurens e Ossip Zdkine. Anziché un’articolazione fluttuante e asimmetrica nello spazio, il blocco in pietra offriva una saldezza architettonica e una uniformità plastica.

Uno snodo cruciale per l’esatta comprensione delle sculture di Modigliani, in particolar modo per le sette teste presentate nel 1912, è il confronto con i disegni. Un’intera sezione della mostra è dedicata alla ricognizione e allo studio su carta delle teste scultoree: sono disegni di volti rigidamente frontali e simmetrici, oppure di profilo, talora associati a motivi architettonici. Questi fogli sono caratterizzati da un segno netto e incisivo, e da alcune suggestioni formali (come l’allungamento del volto, gli occhi a mandorla, la bocca a cilindro) che l’artista aveva tratto da esempi dell’arte tribale e orientale.

Al centro del percorso espositivo è stata pensata una sala dove il confronto tra fonti del passato e suggestioni contemporanee viene giocato con un accostamento di forte impatto: due capolavori di Modigliani, come le teste di Minneapolis e di Washington (mai viste insieme, in Italia) sono presentati a fianco della Battista Sforza di Francesco Laurana, uno dei busti in marmo più celebri del Rinascimento italiano, un modello ineludibile per l’aristocratico distacco e lo sguardo assente del volto.

Al loro fianco, in un deliberato rimescolamento di fonti classiche e moderne, il Busto di donna 1907 di Pablo Picasso, dove si parimenti ritrovano caratteristiche presenti nelle sculture di Modigliani: la sommaria plastica dell’ovale del volto e la sua inespressiva stereometria; i tratti determinati da rigidi, spessi profili; gli occhi vuoti, senza palpebre o pupille.

Una sezione della mostra
è quindi dedicata al rapporto intenso e problematico che Modigliani ebbe con i modelli scultorei provenienti da sculture extraeuropee, ed assimilati attraverso lunghe ed appassionate visite ai musei. Una serie di teste in bronzo e in grés provenienti dalle collezioni del Museo Guimet di Parigi, permettono così di documentare la presenza di certe scelte stilistiche di indubbio sapore esotico.

Mentre, grazie alla presenza di due teste modiglianesche di altissima qualità provenienti da Philadelphia e Londra, è possibile ripercorrere un’altra importante vicenda di suggestioni e confronti: quella che vide Modigliani trarre ispirazione da certi modelli delle maschere africane provenienti dal Gabon e dalla Costa d’Avorio (qui documentate da esemplari provenienti dai principali musei europei), per il tipico allungamento dei volti scolpiti e per certi dettagli fisiognomici, condividendo così la passione per l’art nègre comune ad altri artefici del tempo, da Picasso a Brancusi (del quale si presenta il mirabile Adamo ed Eva dal Guggenheim di New York).

Le ultime due sezioni della mostra sono dedicate al progressivo travaso dei motivi messi a punto tra 1910 e 1914 dalla scultura alla pittura. Una ricca sequenza di disegni dedicati al tema della figura femminile stante e a quello della cariatide dimostrano come il lavoro di Modigliani scultore non fu episodico od effimero, bensì lucidamente orientato alla risoluzione di problemi formali e di stile che troveranno compimento con il ritorno alla pittura a partire dal 1915: un momento raccontato nel finale della mostra, con una ricca sequenza di importanti teste ritratto dipinte.

  • Sale espositive

1 La scultura a Parigi dopo Rodin
2 La pietra a taglio diretto
3 In preparazione del Salon d’Automne, 1912
4 Le teste del 1912, tra rinascimento e cubismo
5 Tra sorrisi arcaici e volti orientali: la Testa Ceroni XII
6 Suggestioni parigine della scultura tribale
7 Influssi primitivisti: la figura stante
8 Dalla figura stante alle cariatidi
9 Sviluppi pittorici della scultura

  • Informazioni

MART di Rovereto
Corso Bettini, 43, 38068 Rovereto (TN)

Informazioni e prenotazioni
numero verde 800 397 760
tel. +39 0464 438 887
info@mart.trento.it
www.mart.trento.it

Orari
da lunedì a domenica 10.00 – 18.00
venerdì 10.00 – 21.00

Biglietti
intero: euro 10 – ridotto: euro 7
gratuito fino a 18 anni e sopra i 65
scolaresche: euro 1 per studente
gratuito per gli Amici del Museo

Aperture festive e straordinarie:
1 gennaio 15.00 – 20.00
6 gennaio 10.00 – 18.00