Se alla tv cinese vedi operai sorridenti che parlano con i giornalisti, stai certo che sei sintonizzato sul canale nazionale di Stato. Se invece vedi una top model che si protegge dai flash dei fotografi scendendo dalla scalinata dell’Opera, con un orologio svizzero al polso, allora sei su un canale di Hong Kong».
Guy Delisle, celebre disegnatore canadese scrive così nel suo libro a fumetti dedicato alla città di Shenzhen, dove ha soggiornato per tre mesi per lavoro. È la classica città-cerniera tra il passato e il futuro, ormai luogo-simbolo della convivenza tra gli istinti più rapaci di un capitalismo tumultuoso e i retaggi di un socialismo reale “alla cinese” sempre meno visibili, in questa regione sud orientale del Guangdong, dove sono concentrale le micidiali macchine produttive del Paese, vere e proprie locomotive dell’intera economia nazionale, che tanto allarmano quelle occidentali, oltre che gli ambientalisti di tutto il mondo.
«La città era senza memoria» scrive James Graham Ballard (in “Cronopoli, Tutti i Racconti dal ‘56 al 62”, Fanucci Editore) «Progettata e costruita dal nulla, da piccolo villaggio era diventata in pochi anni una megalopoli, una città tentacolare di dieci milioni di abitanti…» In realtà Shenzhen di milioni di abitanti ormai ne ha quasi tredici, cresciuta in modo incredibile in circa trent’anni, da quando cioè Deng Xiaoping decise di conferire a questo ex villaggio di pescatori vicino ad Hong kong, uno statuto speciale per creare un porto franco, dove sperimentare forme economiche alternative al socialismo, sebbene saldamente controllate dal governo centrale.
Insomma, per chi viaggiare vuol dire soprattutto capire come gira il mondo, allora nel visitare la Cina, dopo aver visto Canton, Shangai, Pechino, Xiang, non sarebbe male se ad un certo punto facesse una deviazione da queste parti, in questa città davvero diversa, nonostante sia identica a tutte le altre megalopoli del mondo. Popolata quasi esclusivamente da giovani, Shenzhen è comunque animata da un diffuso sentimento pionieristico molto simile a quello che spinse i pionieri americani verso il grande West nella seconda metà dell’800.
Shenzhen oggi attira come una calamita una massa eterogenea di persone, provenienti da tutte le parti della Cina: imprenditori piccoli e grandi, uomini d’affari, operai, tecnici, faccendieri e clandestini che arrivano con il sogno di un riscatto sociale, sull’onda del frenetico miracolo economico che sta interessanto tutta la nazione. La città si distingue però non solo per le attività industriali e finanziarie, ma anche per alcune interessanti attrazioni turistiche. Window of the World, con molti monumenti in miniatura, tra i più celebri del mondo; oppure Splendid China, altra rassegna di luoghi in miniatura, ma stavolta cinesi; China Folk Culture Villages, dove sono esposti una ventina di villaggi di diverse etnie cinesi; il Museo Shenzhen, che custodisce 20 mila manufatti di giada, porcellana e bronzo, con sale che contengono testimonianze sulla storia dell’antico villaggio di Shenzhen, e altre dedicate alla zoologiae al mondo sottomarino.
Shenzhen ha ormai una buona struttura ricettiva e richiama visitatori dalla vicina Hong Kong, soprattutto per quanti sono in cerca di particolari specialità culinarie cantonesi. Come è immaginabile, però, lo sfavillìo dei richiami e le grandi opportunità di lavoro e di arricchimento personale, finiscono per generare anche fenomeni indesiderati, come la diffusa micro-criminalità e all’insediamento di centrali mafiose violente.
Una visita in questa città, dunque, è consigliata per chi desideri conoscere il “drappello di testa”, in avanscoperta rispetto al resto del paese, nella corsa verso forme di capitalismo di cui non si percepisce ancora il profilo. I turisti non mancano, dunque, sebbene preferiscano a visite brevi per conoscere quello che forse è oggi il vero volto della Cina.

[fonte: Repubblica.it]