I proclami del governo, le fantasie di Berlusconi, la propaganda della stampa non salvano il Paese dal baratro di un debito pubblico stratosferico. Ha toccato un nuovo record assoluto il debito pubblico italiano, che a maggio ha raggiunto quota 1.752,188 miliardi di euro, con un incremento dello 0,22 per cento rispetto ai 1.748,224 miliardi di aprile, precedente massimo storico. A fine dicembre 2008 il debito pubblico era pari a 1.662,558 miliardi: in cinque mesi, dunque, si è registrato un aumento di 89,63 miliardi, pari al 5,39 per cento. Rispetto ai 1.648,74 miliardi di maggio dell’anno scorso, quando al governo c’era il centro sinistra, il debito è invece cresciuto del 6,27 per cento.
La fonte è quanto mai autorevole, cioè il Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia. Dall’inizio dell’anno il debito è cresciuto di 89,6 miliardi di euro, ovvero del 5,4 per cento.

Mentre il G8, nonostante il suo sostanziale insuccesso, sembra aver narcotizzato la politica italiana, che dalle polemiche continue è passata al coma profondo, la situazione del paese si aggrava di giorno in giorno.  Alla catastrofe del debito pubblico si debbono associare i redditi, sempre più esigui. Dalle dichiarazioni presentate nel 2008 e riferite all’anno d’imposta 2007 risulta che il reddito medio è pari a 18.892 euro, in crescita del 3,1 per cento rispetto all’anno precedente.

Il Dipartimento delle Finanze, che ha reso publici i dati, ha spiegato come analizzando i dati in dettaglio i redditi di lavoro dipendente crescono meno della media (+1 per cento) ed autonomo (+2 per ento), mentre risulta in media l’aumento dei redditi da pensione (+3 per cento).
La composizione percentuale dei redditi è sostanzialmente identica a quella del 2006: la quota preponderante è costituita da lavoro dipendente e pensione (78 per cento), mentre è significativamente più bassa la quota dei redditi d’impresa (5 per cento) e lavoro autonomo (4,2 per cento).
“La distribuzione geografica del reddito complessivo medio evidenzia che l’incremento è abbastanza uniforme su tutto il territorio nazionale, con una crescita leggermente più sostenuta (+3,3 per cento) nelle isole. È inalterata anche la distribuzione tra le diverse aree del Paese: il valore più alto si registra nel Nordovest (21.480 euro) ed il più basso al Sud (15.060)”, ha aggiunto il Dipartimento delle finanze.

A livello regionale, la Lombardia detiene il primato del più alto reddito complessivo medio (22.460 Euro), mentre all’estremo opposto si colloca la Calabria (13.410 Euro). Secondo il Dipartimento “la distribuzione dei contribuenti per classi di reddito mostra che la metà di essi dichiara non oltre 15.000 euro, si arriva all’80 per cento se si considerano i contribuenti che dichiarano non oltre 26.000 Euro”. La classe con un maggior numero di contribuenti è quella di coloro che dichiarano redditi tra i 15.000 e i 20.000 euro.

Bankitalia ha anche segnalato che calano del 3,2  le entrate fiscali nei primi cinque mesi dell’anno così che, tra gennaio e maggio, gli incassi del Fisco sono diminuiti di 4,5 miliardi di euro. Secondo le tabelle nei primi cinque mesi dell’anno, considerate al netto dei Fondi speciali per la riscossione (cioè del gettito già contabilizzato ma non ripartito tra tasse e contributi) le entrate fiscali di cassa sono state pari a 134,8 miliardi, contro i 139,3 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno.

E non finisce qui. Il presidente di Consob, Lamberto Cardia, ha l’altro ieri  lanciato un nuovo allarme: “‘Gran parte delle imprese medio-piccole trova difficoltà e potrebbe correre rischi di asfissia finanziaria. In giugno sono stati avviati accertamenti ispettivi nei confronti di 5 grandi gruppi bancari, per verificare le concrete modalità di attuazione dei principi di correttezza comportamentale verso la clientela”.
La società italiana si sta impoverendo ad un ritmo sempre più serrato, mentre da parte di governo ed imprensitori non si è elaborata alcuna strategia per la ripresa. L’opposizione non ha alcuna proposta seria, i sindacati sono divisi e spesso arroccati nella difesa del proprio spazio di manovra e nella difesa delle categorie garantite, dimenticando precari, sottoccupati e disoccupati.

In più di un anno di governo Berlusconi non ha ottenuto alcun risultato di rilievo, ma in compenso ha messo al lavoro la sua maggioranza per produrre leggi utili solo a nutrire i sentimenti razzisti di una parte del Paese o per garantire interessi di parte.
Ormai l’autunno è vicino e non sono prorogabili scelte decise per riavviare l’economia. Ma non accadrà probabilmente nulla. L’oligarchia che governa l’Italia è senza idee, ha un basso livello professionale, una inadeguata preparazione culturale e, sopratutto, non è disponibile a favorire un ricambio indispensabile per gettare le basi di una vera e propria rifondazione della Repubblica.

E qui si nasconde il pericolo più insidioso. Perchè invece di lavorare per il bene comune i partiti del centro destra hanno in mente un progetto di riforma dello Stato autoritario e antidemocratico. dal canto suo l’opposizione è divisa, il Pd sembra destinato ad autodistruggersi e l’avvicinarsi del congresso stra trasgformado il partito in un campo di battaglia dal quale sarà quasi impossibile salvare qualcosa dalle macerie.
I cittadini poco o nulla percepiscono della situazione, poichè i media sono omissivi. Gran parte degli italiani non legge i giornali, utilizza poco internet e si nutre di televisione, ormai diventata un amplificatore sgangherato delle follie del Palazzo.

Capire come porre rimedio ad una situazione che sembra annunciare un collasso è difficilissimo, ma un fatto rimane certo: qualunque soluzione dovesse essere trovata sarà onerosissima per i ceti più deboli, che ancora una volta dovranno pagare per gli errori di chi governa il Paese. Anche se poi la maggior parte di queste ‘vittime’ sono direttamente responsabili della crisi, perchè hanno scelto di affidare la stanza dei bottoni a chi nessun titolo o capacità ha per gestire le sorti dell’Italia.

Fonte: inviatospeciale.com – 15 luglio