«L’ho trovato molto stupito della presenza della polizia. Era fermo sulla soglia della sua baracca che ci aveva indicato la sua connazionale. Aveva il volto coperto di schizzi di sangue e graffi. Non sembrava ubriaco e non ha opposto resistenza». Così uno dei poliziotti incaricati di arrestare Nicolae Romolus Mailat descrivono l’uomo, accusato di aver seviziato e massacrato a Roma Giovanna Reggiani.
Dall’inizio del 2007 la Romania è entrata nell’Unione Europea e gli immigrati provenienti da quel Paese hanno cessato di essere extracomunitari. Spesso sono stati coinvolti in fatti di cronaca, alcuni dei quali molto gravi e finiti tra le polemiche sulle prime pagine dei giornali. Quello di Giovanna Reggiani è solo l’ultimo di una lunga serie di eventi delittuosi.

La lista nera Oggi sono in molti in italia a ritenere che la cittadinanza europea abbia avuto uno strano effetti sui rumeni. Solo qualche protesta – a dire la verità quasi d’ufficio – si alza dall’estrema sinistra in difesa di questo popolo identificato a tutti gli effetti come un “problema prioritario” da risolvere subito. Ci si chiedeva increduli come fosse possibile che da un paese con un tasso di criminalità così basso potessero provenire così tanti criminali. Ora l’opinione pubblica ha smesso di porsi domande e pretende soluzioni drastiche. Ricordiamo brevemente solo alcuni – quelli finiti sulle prime pagine dei quotidiani per efferatezza e crudeltà – dei reati compiuti nel breve periodo trascorso dall’ingresso della Romania nella Ue:

  • 7 febbraio, nei boschi di Roccavivi (l’Aquila) viene trovato il corpo di un pensionato 61enne di Sora (Frosinone), ucciso a bastonate. Vengono arrestati due romeni: una donna che il pensionato pagava per avere rapporti sessuali, e il marito di lei.
  • 7 marzo, a Roma, un omosessuale di 64 anni viene trovato morto in casa, ucciso con cinque coltellate al collo. Per l’omicidio viene fermato un ragazzo romeno di 23 anni.
  • 4 marzo, a Caselle d’Asolo (Treviso) due romeni rapiscono una studentessa di 25 anni chiedendo un riscatto di 50 mila euro. Il sequestro si conclude il giorno dopo.
  • 10 aprile, in una stazione della metropolitana di Milano un romeno uccide l’ex moglie, anche lei romena, accoltellandola alla gola.
  • 6 aprile, dopo una lite per motivi banali su un vagone della metropolitana di Roma, Vanessa Russo, 23 anni, viene colpita a un occhio con la punta di un ombrello e muore il giorno dopo. Il colpo è stato sferrato da Doina Matei, giovane prostituta romena, che si allontana con una connazionale minorenne. Il 29 aprile le due ragazze vengono fermate in un centro commerciale di Tolentino (Macerata).
  • 2 maggio, in una casa di Mendicino (Cosenza) vengono rinvenuti i cadaveri di due anziani coniugi uccisi a colpi d’ascia. Per l’omicidio viene fermato un romeno, marito della badante delle due vittime.
  • 29 maggio, una donna di 67 anni viene trovata sgozzata nel suo appartamento a Sant’Angelo di Santa Maria di Sala (Venezia). Per l’omicidio viene arrestata Delia Croitoru, 37 anni, una romena che avrebbe compiuto l’omicidio per vendetta nei confronti del suo ex compagno, figlio della donna.
  • 23 luglio, a Roma, tre romeni uccidono a martellate un loro connazionale, un ragazzo di 23 anni, ne fanno sparire il corpo e poi tentano un’estorsione con la madre, simulando un sequestro di persona.
  • 8 agosto. Alla stazione ferroviaria di Rimini, Dimitru David, 42 anni, romeno, accoltella la moglie e la figlia di 17 anni, che muore subito dopo il ricovero all’ospedale.
  • 17 agosto. A Roma, sulla pista ciclabile vicino all’ippodromo di Tor di Valle, un uomo di 60 anni viene aggredito, colpito alla testa con un palo di legno e rapinato. L’uomo morirà il 5 ottobre, dopo una lunga agonia. Per l’aggressione vengono arrestati due giovani romeni, uno dei quali ha 15 anni.
  • 21 agosto. A Roma, tre romeni aggrediscono il regista Giuseppe Tornatore mentre torna a casa e lo rapinano di telefonino, iPod e portafogli.
  • 28 agosto. Nei boschi di Morterone (Lecco) vengono trovati, avvolti in sacchi della spazzatura, i corpi di Luminita Dan, 17 anni, e Ionela Dragan, 19 anni, giovani prostitute romene, seviziate e uccise.
  • 26 settembre. A Roma, nel sottopasso della stazione Nomentana, un romeno viene ucciso e altri due feriti. La vittima sarebbe stata fatta inginocchiare prima di essere raggiunta da colpi d’arma da fuoco alla testa. Anche gli altri due romeni sono raggiunti da colpi di pistola. Si tratta probabilmente di un regolamento di conti tra organizzazioni criminali romene.

Cosa succederà ora Giovanna Reggiani è morta e sono partite le espulsioni. Gli elenchi dei rumeni indesiderabili sono già stati compilati nelle questure di Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze. Pronti per essere firmati dai prefetti che hanno acquisito il potere di espellere “per motivi di pubblica sicurezza” i cittadini comunitari che “hanno compromesso la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona o l’incolumità pubblica”. In una parola, come recita il decreto varato dal governo dopo l’aggressione alla Reggiani, si tratta di quanti hanno rotto le regole “dell’ordinaria convivenza”.
Al Viminale, dopo una giornata di contatti tra il ministro dell’Interno Amato e il capo della polizia Manganelli, sulle cifre preferiscono essere cauti. Confermano la rapidità delle procedure e ipotizzano che, “nel giro di alcuni mesi, saranno allontanate alcune migliaia di cittadini comunitari”. Ma già a Roma, i primi calcoli fatti da polizia e carabinieri sulla base degli arresti di rumeni per reati di grave, media e piccola entità, fanno ipotizzare che le espulsioni potrebbero toccare quota cinquemila. Basti pensare che la sola Benemerita, nei primi nove mesi del 2007, ne ha arrestati 4.700.

Dura lex, sed lex Facile prevedere che il numero degli espulsi possa lievitare: le misure colpiscono non solo chi ha precedenti penali e chi è già sotto inchiesta per aver commesso reati in Italia, ma anche chi, pur incensurato, viene valutato dalle forze di polizia come “pericoloso” per la sicurezza pubblica. La procedura d’espulsione non è automatica: se il cittadino comunitario è già sotto indagine sarà necessario chiedere l’autorizzazione del magistrato. Se ha commesso reati gravi o molto gravi, come nel caso dell’assassino della Reggiani, il processo andrà avanti in Italia e qui il condannato sconterà la pena. Per reati minori il giudice può dare il via libera all’espulsione. Per i “pericolosi” e per chi non è incensurato ci vorrà la convalida del giudice di pace. In pratica, valgono le regole usate per gli extracomunitari.
Gli avvocati penalisti la considerano una procedura troppo rigida tant’è che Oreste Dominioni, presidente delle Camere penali, proclama lo stato di agitazione “contro una così pesante spirale autoritaria”. Ma il prefetto di Roma Carlo Mosca, fino a pochi mesi fa capo di gabinetto dello stesso Amato, è decisamente tranchant: «Firmerò subito i primi decreti di espulsione. La linea dura è necessaria perché di fronte a delle bestie non si può che rispondere con la massima severità. Se l’equazione “rumeni uguale delinquenti” è inaccettabile, tuttavia è altrettanto vero che gli individui pericolosi vanno sbattuti fuori. L’acqua deve essere ripulita dai pesci infetti anche a tutela dei tanti connazionali che arrivano in Italia per lavorare onestamente».

Il vaso scoperchiato L’Unione Europea ha criticato la lentezza del governo italiano, giudicando tardivo il decreto. Inoltre l’Italia, al contrario degli altri paesi membri dell’Unione, non ha mai recepito la direttiva europea del 29 aprile del 2004 che consente l’espulsione dei cittadini comunitari anche quando, nell’arco di tre mesi di soggiorno nel territorio nazionale, non dimostrano di avere un reddito certo e fonte di sostentamento economico. L’incoscienza, la faciloneria, la superficialità e si potrebbe anche dire l’indifferenza dei governi italiani (l’attuale e il precedente) ai problemi connessi all’allargamento dell’Unione ci hanno portato a questo punto. Ora cosa succederà? Al funerale della Reggiani in molti chiedono la testa del suo assassino. «Ora vogliamo vedere il suo funerale», grida qualcuno. A Roma i linciaggi e le aggressioni ai rumeni sono già cominciati e in questi giorni si Italia si respira un aria di tensione che non si sentiva da decenni. Chi governa lo sa – o lo dovrebbe sapere – gli italiani, che per lunga tradizione sanno passare sopra a tutto quanto, possono diventare molto pericolosi.