• Mivar, finisce il sogno della tv made in Italy?

    by  • 25 settembre 2011 • Indice, Società

    La storia della Mivar (Milano Vichi Apparecchi Radio) comincia nel 1945, anno in cui il suo fondatore – Carlo Vichi – si mette in testa di costruire e vendere apparecchi radio progettati e prodotti in Italia. Nel 1963 il salto nel buio: l’azienda decide di puntare tutto sulle potenzialità commerciali della televisione. Entra in concorrenza diretta coi produttori stranieri e Vichi capisce subito che l’unico modo per spuntarla, è quello di competere sui prezzi. Con una parsimoniosa gestione delle spese pubblicitarie riesce nell’impresa di mantenere i televisori Mivar a prezzi bassi. Negli anni 90 – forte di una posizione di mercato faticosamente consolidata – la Mivar inaugura ad Abbiategrasso un nuovo stabilimento di 120.000 metri quadri. I pregi indiscutibili dei prodotti Mivar sono la robustezza, la longevità e la semplicità d’uso. Le linee severe e rigorose dei televisori Mivar suggeriscono molto della personalità complessa del patron Vichi che usa sfoggiare, appuntata sulla giacca, la spilla col fascio littorio.

    Ma alla Mivar avevano fatto i conti senza l’oste: l’azienda rimane ferma sul versante dell’innovazione tecnologica in un settore che non ammette ritardi. Dai produttori stranieri arrivano i primi televisori al plasma e poi gli Lcd. E’ il disastro per la Mivar. Nel maggio 2005 l’azienda ricorre alla cassa integrazione a zero ore per buona parte della sua forza lavoro. Vichi però, nonostante la sua azienda ne usufruisca, non dimostra di apprezzare questo ammortizzatore sociale: « La situazione è bella qui alla Mivar – ha dichiarato Vichi in un’intervista rilasciata a Giornale libero.com – io sto bene. La maggior parte dei miei dipendenti sono in cassa integrazione, uno strumento che non dovrebbe neppure esistere. Mi chiedo: se viene una grandinata che distrugge i campi di un contadino, questo se ne va al mare o si rimbocca le maniche per ricostruire tutto da capo? Sicuramente tenta di rimediare. Ed è quello che dovrebbero fare tutti, qui dentro. Purtroppo, però, mancano le condizioni».

    Nel 2008 non si vede ancora la fine del tunnel. Voza Jonatan (amministratore di un grande mobilificio di Milano) e Roberto Albetti (attuale vice presidente del Consiglio della Provincia di Milano) propongono alla Mivar un piano aziendale realistico con l’intenzione di consolidare l’azienda e rilanciarla. La proposta viene respinta dalla propietà. Vichi, determinato come sempre, tira dritto per la propria strada. Crede di avere la risposta ai guai della Mivar ed è la stessa di quando aveva cominciato a produrre televisori: abbassare i prezzi. Non vuole associarsi a nessuno per discutere piani aziendali che non siano esclusivamente sui. Va in Asia a cercare componenti per televisori Lcd a basso prezzo. «Sono andato a trattare coi cinesi –spiega Vichi al redattore del Giornale libero.com – . Acquisto i componenti da questa brava gente che, al contrario degli italiani, rispetta ancora i superiori e lavora molto. Poi faccio montare questi pezzi sui nuovi televisori Lcd Mivar».

    Uno dei modelli più recenti di televisore Lcd prodotto da Mivar

    Ma i suoi sforzi non bastano, il mercato è cambiato e non è più quello degli anni ’60. La produzione di televisori Mivar scende dalle migliaia dei tempi d’oro a 200 pezzi al giorno. La concorrenza straniera ha imparato la lezione e non abbocca più ai trucchi di Vichi; inoltre il ritardo tecnologico accumulato dalla Mivar appare sempre di più incolmabile. La situazione è critica: secondo Beppe Viganò (rappresentante sindacale Cisl dei lavoratori Mivar) nel 2008 l’azienda registra perdite per quasi 4 milioni di euro. Il 3 settembre 2008, nella sede del ministero del Lavoro a Roma, è stato approvato il ricorso alla nuova cassa integrazione sino al 2010, evitando così 350 licenziamenti. Finisce così il sogno di una televisione made in Italy?

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    57 Responses to Mivar, finisce il sogno della tv made in Italy?

    1. 20 gennaio 2010 at 11:29

      l’Italia si caratterizza per la qualità le eccellenze non per il basso prezzo. Tutt’altra stategia. Solo qualche condottiero italiano dell’era moderna potrà ridare gloria a questo marchio.
      I miei più calorosi auguri.
      Nazzareno Vita

    2. fla
      14 maggio 2010 at 16:16

      La Mivar c’è ed è viva.
      Ho appena comprato un LCD 32 pollici, è bello,funziona benissimo e costa pochi spiccioli in più rispetto alle cineserie inaffidabili. Sono prodotti e scelte a cui va data fiducia!

    3. Nove
      16 maggio 2010 at 10:13

      Spero di sbagliarmi, ma (considerando anche quando ha dichiarato il signor Vichi) dubito che i componenti del suo televisore LCD non siano stati prodotti in Cina. A parte questo lei ha ragione, bisogna sostenere la Mivar: è una realtà italiana molto importante che non deve spegnersi.

    4. mak
      5 giugno 2010 at 19:06

      Ho posseduto un Mivar per tantissimi anni…
      E anche a me dispiace che la Mivar chiuda o possa chiudere.. Ma come non vedere che la concorrenza oltre a fare meglio abbassa pure i prezzi.
      Serve una nuova strategia marketing alla Mivar, un rilancio in grande stile sui network nazionali, nuove e sinuose linee affidandosi a chi a studiato “immagine e stile”, … insomma serve l’inteliggenza per lasciar fare ad altri ciò che io direttamente non so fare.
      Qualche anno fa ho comprato fiat perchè ho creduto nel rilancio, non esiterei a comprare Mivar. La proprietà faccia uno sforzo…
      Mak

    5. Bruce Wayne
      7 settembre 2010 at 14:24

      Mi levo il cappello davanti a un imprenditore come Carlo Vichi, una vera icona del Made in Italy che non delocalizza e, dunque, non licenzia. Altro che Sergio Marchionne

    6. Nove
      7 settembre 2010 at 14:43

      @Bruce Wayne: Che strano risvolto ha preso la storia economica italiana degli ultimi anni! E’ vero, Vichi ha i difetti che ha, ma ha anche il pregio di aver sempre salvaguardato l’occupazione. Al contrario Marchionne…

    7. enrico
      30 novembre 2010 at 09:31

      Ho acquistato un Mivar LCD: va benissimo!!!
      Alla faccia degli esterofili.

    8. artemio
      13 dicembre 2010 at 19:35

      il problema e’ quello del design. Non capisco perché non costruiscono dei case dal design moderno e accativante mantenendo i prezzi su livelli inferiori alla concorrenza. Il problema e’ che per vendere deve fare pubblicita’ e un marketing adeguato ma questo farebbe lievitare i prezzi comprando i componenti da altre case. E’ logico che la tecnologia rimane indietro rispetto a chi fornisce i materiali ma la semplicita’ d’uso e cambiando la linea degli attuali modelli potrebbe vendere. Ma il destino dei 400 dipendenti e’ gia segnato, se vichi non apre a qualche pazzo investitore italiano e ‘ finita purtoppo. Speriamo che al Carlo non gli venga in mente di chiudere la priduzione e continuare a vendere un made in china col suo marchio.
      Io ho questo sospetto.

      FORZA MIVAR!

    9. guido
      20 dicembre 2010 at 17:48

      E’ pazzesco che lo stato non supporti le aziende italiane in crisi e le lasci combattere da sole.
      La cassaintegrazione non è una soluzione. E’ un modo di accompagnare verso la fine.
      Difendere i nostri marchi dovrebbe essere un obbligo per lo stato.

      Voglio comprare un MIVAR… Dove ?

    10. 28 dicembre 2010 at 09:13

      Ho comprato un MIVAR LCD 32M3 FULL HD è sono rimasto veramente soddisfatto;SAMSUNG,LG,SHARP solo tanta pubblicità.Adesso me ne serve uno nello studio utilizzandolo anche come monitor pc. Prenderò quasi certamente un 26 pollice, naturalmente MIVAR trattasi (Mivar 26M3 LCD). Meditate Gente meditate.

    11. federico
      28 dicembre 2010 at 11:46

      caro Natale,

      sono contento che tu abbia acquistato dei MIVAR. Ma non ho capito quel “meditate”…

      Guarda che questo articolo, come molti di medeaonline, sono scritti per spronare gli italiani (dai padroni di fabbrica ai consumatori) a difendere i prodotti italiani, non a sabotarli. L’articolo perderebbe senso se la MIVAR fosse la più grande impresa europea di televisori, garantendo, tra l’altro, lavoro a molti italiani… saremmo tutti più contenti.

      Questo vale per ogni altra impresa italiana: dalla Fiat alla Golden Lady all’Eutelia. Purtroppo l’impressione è che spesso in Italia 1) non si consuma bene (colpa di tutti noi) 2) non si difendono le nostre fabbriche (colpa dello stato) 3) Si insegue il più bieco profitto senza pensare al domani, delocalizzando e chiudendo fabbriche senza ragioni razionali (colpa degli imprenditori).

      Meditate, gente, meditate…
      … e comprate MIVAR, FIAT, PIAGGIO, INDESIT, eccetera, eccetera, eccetera. Insomma: difendete il vostro stesso lavoro!

    12. franco
      2 gennaio 2011 at 01:36

      io compro mivar, finchè c’è vichi c’è speranza

    13. Luca
      9 gennaio 2011 at 15:38

      Infatti se hai letto bene l’articolo ha dichiarato che compra i componenti in cina:”Vichi, determinato come sempre, tira dritto per la propria strada. Crede di avere la risposta ai guai della Mivar ed è la stessa di quando aveva cominciato a produrre televisori: abbassare i prezzi. Non vuole associarsi a nessuno per discutere piani aziendali che non siano esclusivamente sui. Va in Asia a cercare componenti per televisori Lcd a basso prezzo. «Sono andato a trattare coi cinesi – spiega Vichi al redattore del Giornale libero.com – . Acquisto i componenti da questa brava gente che, al contrario degli italiani, rispetta ancora i superiori e lavora molto. Poi faccio montare questi pezzi sui nuovi televisori Lcd Mivar».”

    14. netfinder
      14 gennaio 2011 at 10:41

      Anch’io preferisco acquistare, disposto a spendere anche il doppio, prodotti “made in italy”, per mia scelta, e, soprattutto, per avere maggiore garanzia di qualità.
      E’ chiaro che se un’azienda scrive sulla scatola del prodotto “made in italy” e, invece, è per il 99% fatto altrove, il consumatore se ne farà giustamente un giudizio.
      Io, invece, produrrei due linee (magari con due marchi): una a basso costo, per competere sul mercato (ed accontentare una fascia di clienti), l’altra, invece, di qualità che, a lungo periodo sicuramente, paga.

    15. artemio
      22 gennaio 2011 at 12:40

      ciao a tutti
      purtroppo a tutto gennaio vedo che mivar non si sta adeguando a quanto suggerito sopra da me qualche mese fa….
      insomma ma cambiare case e dare un design decisamente piu’ moderno e’ cosi difficile????
      tecnici della mivar che difficolta’ ci sono?

      io vorrei comprare un 26 pollici a led ma purtroppo la scelta cade sulle coreane lg e samsung

      il mivar lcd 26 e bruttino e ancora lcd, tra l’altro con prezzi non propio competitivi e con tecnologia vecchia di almeno un paio d’anni

      io spero ancora nella mivar
      forza milano forza vichi

    16. marco
      9 febbraio 2011 at 21:26

      Grazie di esistere Signor Vichi, e grazie a chi ha redatto quest’articolo.
      Resisti Italia

    17. Angelo
      28 marzo 2011 at 16:34

      Anche io sono un fautore del Made in Italy e mi piacerebbe comprare solo marchi Italiani, ma diciamoci la verità, non sempre è possibile per svariati motivi. Il Vichi è stato sicuramente un grande imprenditore e può darsi che ce la farà, ho qualche dubbio ma me lo auguro per il futuro dei lavoratori,
      L’ultima volta che sono stato in Germania non ho visto una macchina Italiana o di altra nazionalità, qualche Alfa Romeo, pochissime macchine Giapponesi, il 90% delle macchine erano tutte tedesche. Provate a guardare nelle piazze o nei parcheggi Italiani avrete una grande sorpresa.

    18. gino
      3 aprile 2011 at 13:56

      Comperiamo Mivar xchè un marchio prestigioso e in piu’ e’ italico . Spero che si riprenda e le vendite crescano rapidamente , io di sicuro contribuiro’ nel mio piccolo …il problema è che i vecchi TV MIVAR in mio possesso sono eterni !!!

    19. Nove
      3 aprile 2011 at 19:05

      Non sarebbe male se tra produttori e consumatori italiani si stabilisse un clima di reciproca collaborazione. E’ giusto cercare di aiutare le imprese italiane perché fanno dei buoni prodotti e garantiscono lavoro agli italiani, ma se queste imprese lasciano il paese per trasferirsi all’estero? Mivar è un esempio lampante di tenacia, un’azienda che ha voluto rimanere in Italia e lavorare con gli italiani ma le nostre leggi non aiutano gli imprenditori che fanno questo tipo di scelta. Anzi, sembra ci sia un tacito accordo con certi imprenditori italiani (che dell’Italia se ne fregano) a permettere a chiunque di andarsene dove gli pare.

    20. gianni
      13 aprile 2011 at 19:13

      Per coerenza,se secondo il titolare la cassaintegrazione non dovrebbe nemmeno esistere, non dovrebbe nemmeno utilizzarla. E cosa vuol dire che i cinesi ripettano i superiori??? non mi meraviglio che Mivar non sia stato capace di tenere il passo dei tempi: con un titolare che nel 2011 non ha ancora capito quale sia la vera risorsa di un’azienza…Non oso pensare al clima che c’è in quella azienda. Comunque ora che ho capito chi è il padrone di Mivar …nemmeno se me la regalano. Poveri dipendenti Mivar. W il made Italy. W il 21 esimo secolo

    21. Gigi
      13 aprile 2011 at 19:43

      Quando uno è così vecchio dentro non ci si può meravigliare poi che non riesca a tenere il passo, specie nel mercato tecnologico. La cassa integrazione non deve nemmeno esistere? E perché l’ha utilizzata allora? Senza quella oggi questa Mummia di imprenditore sarebbe chissà dove e soprattutto i suoi (poveri) dipendenti sarebberò a casa senza una lira. I cinesi sanno obbedire ai superiori? Ma questo l’ha capita o no che la risorsa più grande che ha la sua azienda sono proprio i dipendenti che lavorano per lui? Mamma mia che tristezza. Poveri dipendenti Mivar…scappateeee!!!!!

    22. Jonatan
      14 aprile 2011 at 17:36

      Dovreste proprio conoscerlo di persona. Altro che togliersi il cappello!!!
      Sono le sue idee ad aver rovinato una così importante realtà. Il cervello ad una certa età, diventa acqua.

    23. Otto
      14 aprile 2011 at 18:03

      Cari amici,
      che volete? Siamo un paese con un presidente del consiglio di 75 anni, un presidente della repubblica di 86, senza contare che personalità come Geronzi (che, raro esempio, è stato cacciato da Generali…) dominano comunque le realtà professionali dai più alti livelli agli studi professionali di provincia. Chissà, forse ha ragione Renzi, bisogna semplicemente rottamare… ma il coraggio deve venire dai giovani…

    24. luigi
      16 aprile 2011 at 19:36

      mah..che i tedeschi siano più nazionalisti di noi italiani non è assolutamente una novità. E’ così da sempre. Ma questo che vuol dire? Se il tedesco medio compra macchine tedesche è perché se le può permettere. Tutto qui. Vorrei vedere se avessero gli stipendi italiani cosa comprerebbero.

    25. Lucia
      17 aprile 2011 at 13:46

      Bisogna proprio essere orbi, caro luigi, per dire così. Il problema è che gli italiani con i loro miseri stipendi comprano le mercedes e le BMW tedesche! Come te lo spieghi? Misteri d’Italia… e scarso senso di appartenenza ad una nazione.

      Buon acquisto di merce straniera a tutti!
      Ciao

      Lucia (non una nazionalista ma un’italiana accorta…)

    26. luigi
      17 aprile 2011 at 15:18

      No non sono “orbo”, come dici tu cara Lucia: semmai sei tu che dài alle mie parole una tua personalissima interpretazione. La stragrande maggioranza di macchine tedesche guidate dagli italiani non sono di proprietà della persona che le guida ma della azienda o società per cui lavora il guidatore. La stessa golf, (per fare un esempio mite) nata come macchina utilitaria è oggi un macchina che l’italiano medio NON PUO’ permettersi. Il tedesco medio sì. Bisogna fare dei discorsi molto generali, non puoi entrare nello specifico della persona altrimenti si può dire tutto e il contrario di tutto. Mediamente lo stipendio di un operaio tedesco è maggiore dello stipendio dell’operaio Italiano. Compro italiano se ha senso farlo. Il concetto di nazionalismo che passa esclusivamente dall’acquisto di prodotti nazionali è, a mio avviso, un ragionamento da bar. Quindi rispedisco “l’orbo” al mittente.

    27. Nove
      17 aprile 2011 at 15:37

      Lucia, luigi, non ci sono “orbi” qui: ognuno discute liberamente portando la propria opinione condivisibile o meno ma sempre e comunque da rispettare.

    28. luigi.
      17 aprile 2011 at 19:17

      Giusto. Ma ho risposto ad una provocazione.

    29. luigi.
      17 aprile 2011 at 19:31

      ah dimenticavo… volevo far notare alla signorina Lucia che il nostro presidente del consiglio (Italiano), viaggia in Audi da sempre e tutte le macchine del suo entourage sono di qualsiasi marca, tranne del gruppo fiat. Credo sia l’unico milionario che non abbia mai posseduto una Ferrari…chissà perché. E se non è nazionalista lui, perché dovrei esserlo io?

    30. Lucia
      17 aprile 2011 at 22:13

      Gentile Luigi,

      la mia era ovviamente una provocazione, non volevo di certo essere offensiva (e mi scuso se lo sono apparsa…). Riassumendo questi ultimi post, non posso che dire che siamo pienamente d’accordo su tutto, il caso del presidente con l’Audi è proprio quello che faccio sempre anche io ai miei conoscenti…

      In definitiva, credo che questa disattenzione al consumo è proprio una delle cose che distingue la non-coscienza italiana. I francesi e i tedeschi sono ben attenti a cosa comprano e da dove viene il prodotto… (forse un po’ meno i bulgari e i portoghesi, ma noi a chi vogliamo assomigliare?)

      Compriamo cinese ben sapendo che uccidiamo la nostra industria tessile, laddove non compriamo auto tedesche compriamo quelle francesi (ben più abbordabili), che restano sempre prodotte fuori dalla penisola e senza alcun nostro apporto. Questo vale per ogni prodotto,dall’assicurazione al latte ai formaggi. Hai mai notato l’invasione dei supermercati tedeschi ma soprattutto di quelli francesi? Chi controlla la distibuzione controlla quali prodotti vendere, amici cari. Lo sapevate che i Carrefour insistono per vendere prodotti francesi in Italia a scapito ovviamente di quelli italiani? E chi dovrebbe tenere tutto questo sotto controllo? Il presidente con l’Audi? Auguri, ragazzi, auguri a tutti.

      Lucia (che votava con molta umiltà l’umile professor Prodi che possedeva, tra l’altro, una croma – Ve lo ricordate?)

      Seconda riflessione: Ma l’Europa l’abbiamo fatta per vendere i prodotti tedeschi e quelli francesi agli altri paesi?

    31. luigi.
      17 aprile 2011 at 22:45

      Assolutamente d’accordo con Lucia

    32. 25 aprile 2011 at 14:05

      Salve a tutti, ho letto tutti gli interventi, con alcuni sono daccordo ma con altri no, io penso solo che Vichi può aver sbagliato molte cose, ma nel 2011 è ancora lì a produrre televisori che possono competere benissimo con gli altri marchi che però bene o male hanno spostato le loro produzioni altrove… Mivar invece è lì da quando è nata, Philips notizia di qualche giorno fà ha ceduto il 70% ad un colosso cinese.
      Mivar invece resiste, quindi, il buon Carlo potrà pensarla come volete, avrà agito male, ma alla faccia di tutti ha ancora l’azienda attiva e produce ancora in Italia. Scusate ma non è poco anzi è un grande e merita almeno un grosso applauso! Viva Carlo Vichi e Viva la Mivar, che ora ha anche un led in listino!
      http://www.mivarhome.altervista.org FAN CLUB MIVAR

    33. Luigi
      30 aprile 2011 at 00:33

      Ma che dici Giulio; ma come puoi pensare che Mivar possa anche lontanamente competere coi colossi dell’elettronica mondiale. Le aziende devono sempre tenere un occhio fuori dalla finestra per vedere cosa succede, e questo Mivar non l’ha fatto e prmai è tardi. Potrà sempre essere un prododdo di nicchia (a che scopo) ma è palese che il sogno imprenditoriale di Vichi è miseramente fallito,tanto e vero che lui stesso dice che fa lavorare i cinesi perché sono gli unici che sanno ancora obbedire: con una mentalità del genere è come voler rianimare una mummia. A me spiace per i dipendenti che certo non se la passano bene e non certo per colpa loro; ma la realtà è quella. L’applauso, se prmetti lo dò a chi costruisce e poi sa mettrsi da parte per evitare di essere oltre che il fondatore, anche l’affossatore di una azienda. Ci vuole coraggio per mettersi da parte. E Vichi non l’ha fatto ed evidentemente nemmeno i suoi supermanager (che lui sicuramente avrà scelto personalmente) sono riusciti a salvare la Mivar. Quindi applauso per che??? e te lo dice uno che ha posseduto almeno 7-8 TV mivar in 40 anni e tutt’ora ne ha uno. Ma ti sembra che la Mivar sia una azienda “attiva” come dici tu? Una azienda che produce Tv con tecnologie che nelle altre aziende sono già vecchie. E che evidentemente come rapporto qualità prezzo sono fuori mercato visto che in molti centri commerciali è impossibile trovarne una.

    34. 9 maggio 2011 at 14:13

      Luigi sei un provocatore quindi non ti rispondo, io tifo mivar e se tu non lo vuoi fare sei padrone di non farlo.
      Io guardo come stanno i fatti attualmente e vedo che Mivar sebbene non produca tv al top, è ancora lì dopo molti anni a produrre, philips tanto per fare un nome a caso se ne è andata in cina, io faccio ancora un applauso a Mivar e a Carlo Vichi che con la sua tenacia resiste e continua la sua attività.
      Forza Mivar!!!

    35. Luigi
      10 maggio 2011 at 00:42

      E tu sei libero di credere al tuo sogno di illusione: ma non confondere la provocazione con la realtà. A me spiace per chi ci lavora. Per il signor Viki posso solo dire…chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

    36. 11 maggio 2011 at 08:56

      Fai presto a dire chi è causa del suo mal, non diamo tutte le colpe al povero Carlo Vichi, certo è stato preso alla sprovvista sul tema lcd e led, non si è aggiornato per tempo, ma quando dalla cina sono usciti quei tipi di televisori, purtroppo il carlo non è più riuscito a restare al passo con la cina, (faccio notare che pure philips ha dovuto cedere e lasciare il 70% ad una azienda di taiwan), dico solo che però nonostante tutto carlo vichi è ancora lì dove è sempre stato, abbiategrasso, con la mivar attiva, ok meno dipendenti, ma i tv li fanno ancora e scusa se non è poco, innovarsi per lui ovviamente è diventato molto difficile ora che deve rifornirsi da grossisti che chiedono cifre elevate… gioco forza ha dovuto lasciare a casa operai, però se guardiamo bene la sua attività seppur in perdita è ancora viva e vegeta e lui non molla, penso che volere di più da mivar in questo momento sia difficile, ma sono giunte voci che dopo il nuovissimo 32 led1 entro l’estate arriveranno anche il 26 led1 e il 22 led1, mivar c’è e resiste alla faccia di chi rema contro e parla male del titolare (luigi ad esempio…)

    37. Luigi
      11 maggio 2011 at 19:10

      Caspita Giulio; ma prima di scrivere, l’hai letto l’articolo scritto in cima? Quero è un forum che parte da un articolo. L’articolo dice alcune cose, altre le dici tu, non l’articolo. L’argomento è Mivar azienda italiana (unica ormai) di Televisori. Le tue sono considerazioni del tutto opinabili che partono da un partito preso (cioè a te piace Mivar anche se facesse TV di cartone per il solo orgoglio del made in Italy) posizione la tua rispettabilissima ma che nulla ha a che fare con ciò che dice l’articolo. Qui non si tratta di parlare male di viki ma di fare delle considerazioni partendo da un articolo (partendo dal presupposto che nell’artcolo si dicano cose veritiere, ovviamente). Io non ho mai lavorato in Mivar ma lavoro in una Azienda che è nel settore dell’elettronica. E so dstinguere una buona azienda da una azienda che sta solo cercando di rimanere a galla. Sono due cose diverse. Continui a dire che Mivar è ancora lì. Anche il gelataio sotto casa mia è ancora lì, nonostante i centri commerciali, ma questo non fa di lui un imprenditore né fa del suo furgone una Azienda florida. E poi: che una azienda abbia alti e bassi fa parte del gioco. Che il fondatore, invecchiando, diventi un ostacolo alla azienda (come è capigrandi Aziende Italianissime) è tutt’altro argomento. E questo non lo dico io, lo dice l’articolo di cui sopra. Se Viki avesse avuto veramente a cuore la propria Azienda e i suoi dipendenti, avrebbe fatto altri passi, altre scelte (anche farsi assorbire da qualcun altro se vuol dire rimanere al passo dei tempi). Se invece si pensa ad una Azienda come qualcosa di proprietà esclusiva e che nessuno può toccare il rischio è di perdere il treno. Ed è quello che è successo. E non va bene. E l’eesere ancora lì non ha nulla a che fare con il sogno imprenditoriale che ormai non esiste più (in Italia). Io parlo di ravioli e tu continui a rispondere di tortellini. Sembrano la stessa cosa, non lo è. Credimi. Al “dopo Viki” chi ci sta pensando? Essere assorbiti oggi o tra 10 anni (ma pure meno) che differenza fa? Andare in mobilità oggi o fra qualche anno che differenza fa? Se la mia fosse solo voglia di parlare male di Mivar, secondo te ne possederei una? Sarei conteno anche io se le cose non stessero come sono, ma io guardo com’è messa l’Azienda, non il padrone.

    38. 12 maggio 2011 at 09:14

      mi è piaciuto il tuo ultimo commento, completo con filo logico e davvero ben scritto, e concordo con la buona parte delle cose che hai detto.

    39. 14 maggio 2011 at 13:42

      Salve a tutti,
      personalmente mi piacerebbe poter lasciare un commento tecnologico, dato che sono del settore, disquisisco profondamente le insinuazioni politiche che a nulla portano alla Mivar o all’opinione su una gamma di apparecchiature elettroniche.
      Il punto non è cercare di chi è la colpa, quanto si è nazionalisti o sindacare sulla mentalità imprenditoriale del sig. Mivar, bensì bisognerebbe fermarsi un attimo a cercare di capire la psicologia dell’acquirente medio.
      Di sicuro la pubblicità fa sempre il suo effetto, specialmente se fatta bene, si tende sempre più a trovare scorciatoie subliminali e l’effetto è che oggi ci troviamo a comprare oggetti specifici sol perchè è il trend che ci porta a farlo.
      Della sostanza alla fine, l’acquirente medio si cura ben poco, tutto questo è illogico, ma quale potrebbe essere la cura?
      Se avessi la risposta sarei già straricco!
      La tendenza di apparire e di mitizzare fenomeni di massa è la nostra più grande piaga “ce l’ho perchè gli altri ce l’hanno”… Mamma mia, cosa può esistere di più assurdo e impersonale di questo?
      Mi sto dilungando troppo, veniamo al sodo:
      La tecnologia Mivar non ha mai brillato per eccellenza, ma il punto di forza di questa straordinaria azienda italiana è la semplicità e la robustezza, matrice di qualità media, ma ottima luminosità, semplicità d’uso, efficienza e versatilità.
      Poca componentistica con schemi semplici, un vero punto di forza, per noi tecnici è un piacere smontare un Mivar, le riparazioni sono semplici e posso dire in tutta sicurezza che l’apparecchio è pressochè eterno, almeno fino a che non si esaurisce il cannone elettronico ( parlando dei CRT ).
      Un’altro punto a favore di Carlo Vichi è proprio quello di essere rimasto “indietro” con la tradizionale filosofia aziendale… io sono daccordissimo col detto che ciò che funziona non si cambia e non si modifica; peraltro spingere il Vichi ad adottare i nuovi standard al plasma ed lcd, pregiudica la qualità e la su mensionata semplicità.
      Dopotutto cos’è lcd?
      Non è altro che un maldestro tentativo di far fare ad un muratore il mestiere di un chirurgo.
      La grande verità è che noi viviamo un consumismo sempre più aggressivo che verte naturalmente ad ingrassare sempre meglio l’economia mondiale a scapito chiaramente del consumatore, per tale scopo infatti si sviluppano iniziative in grado di sedurre il consumatore in modo talmente efficace da convincerlo che è giusto cambiare il vecchio per il nuovo senza alcun apparente motivo.
      Il caro vecchio tubo catodico, fino alle sue ultime apparizioni, aveva raggiunto una dimensione di matrice ed una tecnologia unica nel suo genere e l’unica in grado di far visualizzare dettagli, concepibili oggi come alta definizione, in bassa definizione “trasmissione normale”.
      Oggi in termini di paragone ed in alta definizione, il cinescopio non avrebbe rivali, l’lcd è orribile e non si potrà mai considerare un’antagonista del cinescopio tradizionale, avete mai provato a guardare a distanza ravvicinata l’lcd? avete mai provato a guardare le sfumature o l’insieme di linee ed i confini prima su un lcd e poi su un crt?
      Fatelo! La differenza abbissale vi salterà subito all’occhio e capirete di cosa sto parlando; le ragioni ve le elenco in modo molto semplice: 1) la dimensione nativa dei pixel è molto più piccola nei crt e anche quando gli lcd sono dotati dei più sofisticati dot pitch, per ottenere una buona prestazione, hanno la necessità di essere visualizzati al massimo della loro risoluzione ottica, cosa impossibile se non con i monitor per pc, in quanto nessun programma televisivo raggiunge tali dimensioni.
      2) Il crt al variare della risoluzione ottica, non cambia la definizione.
      3) la luminosità e il bilanciamento del nero del crt sono del tutto nativi in quanto i fosfori rgb sono direttamente eccitati dal fascio di elettroni del cannone elettronico, non si hanno quindi perdite di luminosità negli angoli dello schermo e lo si può guardare da qualsiasi angolazione al contrario dell’lcd.
      4) I consumi del crt sono minori ed in bolletta si fanno sentire meno di un lcd.
      L’unica lancia che posso spezzare in favore degli lcd è per il peso e l’ingombro.
      Passiamo al plasma, questa è la tecnologia che in fattore di qualità si avvicina molto di più ad un crt, ma non lo supera, il plasma però per problemi costruttivi non può essere più piccolo di un tot, per quanto riguarda le tv ad esempio, i più piccoli che sono anche i più vecchi, sono di 32 pollici, mentre oggi ormai si trovano sul mercato da 40 pollici in su.
      Il plasma, a differenza dell’lcd destinato al mercato consumer, nasce per il mercato business, quindi ne derivano costi più elevati e prestazioni migliori; il plasma non soffre di tutti i defetti dell’lcd, ma di certo non ne è sprovvisto, è soggetto infatti ad esaurirsi in un tempo medio breve e ad essere buttato via, i consuni in termini di energia elettrica, sono enormi, il calore dissipato è come quello di una stufa ed infine è soggetto a perdere tono di colorazione sulle zone più sfruttate.
      A conti fatti le scelte quotidiane dell’uomo, sono molto discutibili, visto che siamo stati creati per pensare e che questa è l’unica cosa che ci differisce dagli animali.
      L’unica vera alternativa al tubo catodico dopo circa 60 anni, sarà forse il S.E.D., funziona in modo molto simile al crt, ma ancora non è in commercio.
      In tutta sincerità io spero comunque che Mivar rimanga attiva ed in buona salute, soprattutto perchè è l’unica azienda italiana che produce il nostro tv ed un uomo come il Vichi non si può che ammirare, pregi o difetti messi in conto.

    40. 14 maggio 2011 at 19:55

      davvero complimenti per il tuo messaggio se vuoi vieni nel forum fan club della mivar sei il benvenuto!

    41. Ataru
      17 maggio 2011 at 18:13

      I miei complimenti all’ottima analisi di Davide.
      Aggiungo solo che uso quotidianamente un paio di Mivar, entrambi LCD, un 20M2 ed un più recente 32M3 full HD e, in sicerità, non capisco proprio questi discorsi sul ritardo tecnologico che avrebbe accumulato la Mivar.
      I miei Mivar si vedono e si sentono splendidamente ed hanno tutte le funzioni oggi offerte dalla concorrenza. Anzi, l’audio, grazie ai diffusori frontali, è mediamente superiore alla concorrenza, anche più blasonata.
      Buon Mivar a tutti.

    42. g.luca
      22 maggio 2011 at 17:00

      ho un mivar a colori,14” non mi ricordo più da quanto,forse 25 anni,e non ne vuol sapere di guastarsi per sempre.era l’unaica speranza di comprare tv italiani a prezzi concorenziali con quelli preovenienti dall’asia.se chiude è un pezzo di storia che se ne va

    43. fred
      26 maggio 2011 at 11:28

      …Mivar.. mio nonno ha 83 e prova e levargli il suo Mivar dalla cucina. Giusto in sala ha preso un altro televisore gigante, senza tubo catodico, un lcd. Qualche anno fa. Ha aspettato che uscissero i Mivar. Mio nonno, che mi ha insegnato a fare, a pretendere e volere sempre le cose fatte bene adora la Mivar.
      Io ho ricevuto un Samsung per il mio matrimonio, tre anni fa. Ce l’ho in casa perché l’hanno pagato gli altri. Altrimenti avrei un Mivar pure io, anche “se è un pò bruttino” come ha scritto qualcuno in un commento qui sopra. Bruttino o no, se compri Mivar mandi a casa con lo stipendio tante persone che abitano vicino a te, sostieni te stesso. SE NON COMPRI ITALIANO, TI STAI SCAVANDO LA FOSSA E SOPRATTUTTO LA STAI SCAVANDO A TUO FIGLIO. Mivar è solo uno dei tantissimi casi italiani in qui una grandissimo carisma ed una grande umanità, si mescolano con la voglia di eccellere. Ma mi sa che questa priorità gli italiani la vogliano lasciar perdere. FOLLIA, FOLLIA PURA COMPRARE COSE PRODOTTE ALL’ESTERO. FOLLIA.

    44. Alberto
      14 giugno 2011 at 22:30

      ho acquistato un mivar 32M3, per farlo ho dovuto comprarlo su internet (eplaza.it). Il TV si vede benissimo, ottimo anche l’audio. Lo cercavo nei vari ipermercati, ma niente che tristezza! Acquistatelo a occhi chiusi su qualche negozio in internet

    45. 6 luglio 2011 at 16:24

      salve a tutti, sono disponibili i modelli 32 led1 e 22led1 entrambi fullhd e con slot ci+ inoltre doppia usb e decoder hd, ciao a tutti :-)

    46. fabio
      6 luglio 2011 at 20:23

      purtroppo in italia manca la ricerca e l’innovazione adeguata al mondo delle nuove tecnologie, ai tempo d’oro di mivar bastava sviluppare un nuovo modello ogni 10 anni e tenere i prezzi bassi a un prodotto di bassa qualità per avere successo, ora la concorrenza e’ spietata e non basta più cercare solo di produrre ma anche di rimanere continuamente al passo coi tempi, un investimento ottimane potrebbe essere quello di aumentare i fondi per la ricerca e da una ricerca sviluppare una o piu tecnologie ma ogni governo fa l’ opposto! e l’italia fa la stessa fine di mivar…va in rovina!

    47. Redazione di Medeaonline
      7 luglio 2011 at 12:16

      Ricordiamo ai commentatori di esprimere la loro opinione pacatamente. Censureremo ogni commento che non rispetti le “regole per i commenti” riportate nel Colophon. La discussione deve procedere in maniera civile nel rispetto di tutte le opinioni.

    48. 7 luglio 2011 at 15:22

      fabio dice: un investimento ottimane potrebbe essere quello di aumentare i fondi per la ricerca e da una ricerca sviluppare una o piu tecnologie ma ogni governo fa l’ opposto!–
      certo come no, facile a dirsi ma non a farsi, specie vista la situazione attuale.
      Ricordo a Fabio che Mivar non è in rovina, produce qui in Italia, e proprio ieri ha messo a listino il secondo tv LED, sono le altre fabbriche italiane di tv ad essere fallite già tempo fa, quindi informati prima di dire che mivar va in rovina perchè non è affatto così.

    49. arturo
      23 novembre 2011 at 15:05

      Buongiorno a tutti, ho 48 anni e da quando ne avevo 11-12 che lavoro come tecnico riparatore sulle radio e tv MIVAR, cioe’ imparavo la professione avendo come maestro mio padre, anchegli tecnico tv . Allora nelle radio e tv c’erano solo valvole e qualche transistor nei gruppi UHF che venivano istallati come modifica dopol’avvento del secondo canale RAI. Noi vendevamo quasi esclusivamente MIVAR, nel negozio di famiglia, e posso dirvi che nei primi tv a colori Grunding dentro non ci si capiva nulla, nei tv MIVAR regnava la semplicita’ e soprattutto l’eleganza e posso dirvi che allora nessun tv in circolazione reggeva il paragone . Signori compriamo Prodotti ITALIANI e difendiamo il nostro paese.

    50. Ugo
      27 novembre 2011 at 17:16

      Concordo con quanto scritto da Arturo. Ach’io avevo un Mivar 28″ CRT e l’unica volta che ha avuto bisogno del tecnico il guasto è stato risolto con la semplice sostituzione in casa stesso di una scheda…….tempo 10 minuti tutto incluso!

    51. Manuel
      20 gennaio 2012 at 04:57

      Velocita di zapping………nitidezza dei colori…….basso costo del prodotto oltre che basso costo di assistenza……fanno della Mivar una azienda a cui tutti i rincoglioniti per le grandi marche dovrebbero prrstare attenzione!

    52. Beppe Bonadies
      29 gennaio 2012 at 16:14

      Il sogno non è ancora finito! Mivar esiste e produce. I suoi TV sono tuttora prodotti in Italia, sono tecnologicamente aggiornatissimi e sono di ottima qualità.
      Mivar può ancora contare su molti appassionati intenditori del marchio e su di un pugno di sfegatati sostenitori riuniti in un FAN CLUB (…ma avete mai visto un produttore di televisori avere un fan club?…conoscete qualche altro marchio che ha un fan club??).
      Chi ha o ha avuto un Mivar sa di cosa parlo!!
      Meditate gente…meditate.

    53. Kappa
      31 gennaio 2012 at 21:25

      Confermo anch’io la validità dei televisori Mivar!

      Aggiungo una cosa che non tutti sanno, Mivar continua a produrre nel suo stabilimento in Italia!!!
      Praticamente è l’ultimo vero produttore di televisori rimasto in Europa, dato che Philips è stata acquistata dai cinesi che hanno delocalizzato la produzione.

      A parte la grande esperienza avuta con i modelli crt, anche i modelli LCD e LED sono fantastici. Mai un problema, zapping veloce, qualità dell’immagine decisamente superiore, audio fantastico con casse frontali, e soprattutto hanno un design diverso da tutti gli altri!

      Riguardo ai prezzi bisogna dire che fino a qualche anno fa costavano parecchio, mentre oggi costano addirittura meno di alcune marche strane di tv cinesi!

      Il canale migliore per acquistarli è su internet. Vorrei indicare un venditore, ma per dimostrare che non voglio fare spam ve ne segnalo due:
      http://www.landimichelinaelettrodomestici.it/
      http://www.manazza.it

      Ciao!

    54. 13 marzo 2012 at 11:42

      Essere italiani costa, però che bell’esempio di persono che è il signor Carlo Vichi “MIVAR”, capace di suscitare belle emozioni, da un ITALIANO solo grazie.

    55. 24 giugno 2012 at 10:26

      anche io vorrei comprare italiano. ma se di italiano c’e soltanto il marchio posso comprare anche coreano. il sig.vichi ha resistito probabilemente anche con sacrifici personali, forse è un ottimo tecnico ma sordo ai cambiamenti (come tanti noi italiani) e quindi non resiste alla competizione. i cinesi ubbidiscono ai superiori???… mi pare triste una affermazione del genere per i cinesi ubbidienti e per i superiori dittatori. anche in italia si è ubbidito per 20 anni. i risultati sono stati 6 milioni di morti. spero invece che ci possa essere ascolto ed incontro. se chi lavora è pagato dignitosamente acquista quel che produce. Ford dava ai suoi operai le paghe piu alte degli stati uniti….perche potessero comprare le ford modello t nere…

    56. alex
      1 luglio 2012 at 01:44

      non comprate tv cinesi meglio mivar un marchio conosciuto da molti anni e la circuitazione e semplice e molto robusta, e sempre riparabile con poco ve lo dico io che sono un radiotecnico giovane… appassionato di radiotecnica come il sig Carlo Vichi.

    57. alexandr
      31 agosto 2012 at 09:09

      dobbiamo sostenere il made in italy, io sono un giovane radiotecnico appassionato fortemente come lo e vichi riparo parecchi tv lcd e non, ed ogni volta che riparo una mivar trovo un ordine circuitale incredibile pochi componenti ma se difetta qualcosa con pochi soldi si riparano, l’assistenza mivar e sempre presente spesso chiamo la mivar per schemi e informazioni e sono sempre rimasto soddisfatto, presto dovrò comprarmi un lcd e natuarlmente sarà mivar, purtroppo nei negozi non si trovano facilmente lcd mivar perchè vichi non ha ampliato il settore distribuzione ma non sarà un problema perchè lo ordinerò su internet e me lo spediscono il tv mivar ;-) sostemiamo tutti il made in italy pensateci tutti perchè se non lo safermo ne risentiremo solo noi se non lo facciamo, w vichi w il mde in italy