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	<description>magazine indipendente di arte, politica, storia e cultura</description>
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		<title>“Non è cosa vostra”: la costituzione non si cambia</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 03:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Novantotto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo ZAGREBELSKY]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà e Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[stefano rodotà]]></category>

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		<description><![CDATA[Medeaonline condivide l&#8217;appello di Libertà e Giustizia e vi invita domenica 2 giugno dalle 13.30 alle 17.30 a Bologna in piazza Santo Stefano per difendere la costituzione. “Non è cosa vostra” Manifestazione per la Costituzione http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/03/non-e-cosa-vostra-manifestazione-per-la-costituzione/ Il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica, Libertà e Giustizia sarà in piazza a Bologna con  per rinnovare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Medeaonline condivide l&#8217;appello di Libertà e Giustizia e vi invita domenica 2 giugno dalle 13.30 alle 17.30 a Bologna in piazza Santo Stefano per difendere la costituzione.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2012/10/italia-puzzle.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15863" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="italia puzzle" src="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2012/10/italia-puzzle.jpg" alt="" width="100%" height="100%" /></a></strong></p>
<h2 align="center"><span style="color: #ff0000;">“Non è cosa vostra” Manifestazione per la Costituzione</span><span style="color: #ff0000;"><br />
<span style="color: #000000;"><small><a href="http://www.libertaegiustizia.it/2013/05/03/non-e-cosa-vostra-manifestazione-per-la-costituzione/" target="_blank">http://www.libertaegiustizia.<wbr>it/2013/05/03/non-e-cosa-</wbr><wbr>vostra-manifestazione-per-la-</wbr><wbr>costituzione/</wbr></a></small></span></span></h2>
<p><span style="color: #ff0000;"><br />
</span><strong>Il 2 giugno,</strong> giorno della Festa della Repubblica, Libertà e Giustizia sarà in piazza a Bologna con  per rinnovare un atto di fedeltà alla Costituzione e mandare un forte appello alla politica affinché rinunci al progetto di travolgere l’impianto complessivo della nostra Carta.</p>
<p><strong>La critica è rivolta</strong> soprattutto, ma non soltanto, al metodo con il quale Pd, Pdl e scelta Civica hanno stabilito di smantellare la Costituzione. <strong>NO</strong> dunque a quella Convenzione, una sorta di Bicamerale rafforzata e comunque composta da figure che niente hanno a che spartire con i padri costituenti, che abbatte le garanzie essenziali previste dall’art.138. E <strong>NO</strong> al presidenzialismo all’italiana che potrebbe darci soltanto un presidente padrone e non garante di tutta la nazione.</p>
<p><strong>Con LeG a Bologna</strong>, in piazza Santo Stefano, le voci più autorevoli del <strong>costituzionalismo italiano</strong>, della difesa della <strong>legalità</strong> e della <strong>giustizia</strong>.</p>
<p><strong>Obiettivo è quello di unire associazioni, singoli cittadini</strong> e quelle <strong>forze politiche</strong> che saranno disponibili in un grande movimento che vigilerà nei prossimi mesi sul lavoro parlamentare: si possono cambiare singoli articoli e punti specifici ma non l’impianto e la stabilità della Costituzione del ’48.</p>
<p><strong>Appuntamento quindi</strong> <span style="color: #ff0000;"><strong>domenica 2 giugno dalle 13.30 alle 17.30 a Bologna in piazza Santo Stefano</strong>.</span></p>
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		<title>Leggiamo la costituzione italiana! Scarica la versione di Medeaonline</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 02:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Novantotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indice]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Difendiamo la costituzione italiana, difendiamo il diritto di essere cittadini liberi, con uguali diritti e uguali possibilità, il diritto di essere rappresentati, di essere informati, di potersi esprimere, di poter scegliere. Difendiamo i valori dell’antifascismo e della solidarietà sociale, principi alla base del convivere civile nel nostro paese. Medeaonline vi propone di rileggere la Costituzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 20px;" src="http://scriptaweb.eu/copertina/grande/la-costituzione-italiana-guida-alla-lettura.jpg" alt="" width="275" height="336" /><a href="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2011/09/la-costituzione-italiana-guida-alla-lettura.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12298" title="la-costituzione-italiana-guida-alla-lettura" src="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2011/09/la-costituzione-italiana-guida-alla-lettura.jpg" alt="" width="491" height="600" /></a></p>
<p>Difendiamo la costituzione italiana, difendiamo il diritto di essere cittadini liberi, con uguali diritti e uguali possibilità, il diritto di essere rappresentati, di essere informati, di potersi esprimere, di poter scegliere.</p>
<p><strong>Difendiamo</strong> i valori dell’antifascismo e della solidarietà sociale, principi alla base del convivere civile nel nostro paese. <em></em></p>
<p><em><strong>Medeaonline</strong></em><strong> vi propone</strong> di rileggere la <strong><em>Costituzione italiana</em></strong>, il testo fondatore della nostra storia repubblicana, e lo fa con un <em><strong>e-book</strong></em> che potete <a href="http://www.lulu.com/spotlight/medeaonline" target="_blank">scaricare gratuitamente su medeastore</a> o che potete acquistare in formato cartaceo attraverso il servizio offerto da <em>lulu.com</em>. <span id="more-1166"></span></p>
<p><em>***</em></p>
<p>&#8220;La Costituzione della Repubblica Italiana è nata in un periodo drammatico della nostra storia nazionale. L’Italia, reduce da una disastrosa guerra, era ancora sconvolta da innumerevoli lutti. Il risveglio dall’incubo del fascismo era stato tutt’altro che morbido e, per tantissimi motivi, il futuro che si profilava era quello di un paese di confine, conteso tra due blocchi &#8211; quello sovietico ad est e quello americano ad ovest &#8211; e diviso in mille identità.</p>
<p><em>Nonostante la miseria, la fame e le tante difficoltà, gli italiani seppero risollevarsi e ritrovare una comune visione di come avrebbe dovuto essere lo Stato nel quale volevano crescere i loro figli. Così nacque la costituzione che è “degli italiani” proprio perché esprime il meglio delle loro ambizioni come società, mette in risalto ciò che di positivo c’era e c’è in una cultura che viene da lontano e che vuole fare ancora tanta strada.</em></p>
<p><em>Oggi come allora la Costituzione è un testo fondamentale, bellissimo nella sua chiarezza e semplicità. Un testo immancabile e irrinunciabile per chiunque voglia far parte della comunità degli italiani o sia semplicemente interessato a conoscerla più a fondo. Già perché, ci crediate o no, la Costituzione è degli italiani perché parla proprio di noi, di una civiltà condivisa e complessa che, seppure aggregata in uno stato nazionale solo dal 1861, si riconosce come tale almeno dal Rinascimento.</em></p>
<p><em>Difficile non essere orgogliosi di una Costituzione così concreta, pragmatica eppure al tempo stesso idealista, piena di slanci verso una realtà che si può costruire con la tenacia e la determinazione. Lo sapevano bene i padri della Repubblica che hanno dovuto ricostruire una nazione da un cumulo di macerie e sarebbe bene non lo dimenticassimo neppure noi.</em></p>
<p><em>L’universalità cristiana, l’umanesimo di derivazione classica, il senso di uguaglianza e giustizia tipici del miglior socialismo, il sogno utopico di un mondo migliore di matrice comunista: in questo testo c’è tutto &#8211; tranne il fascismo rifiutato senza appello quando ancora bruciavano le ferite che aveva lasciato in eredità &#8211; perché di questi ingredienti, in fondo, sono fatti gli italiani. Contraddittori eppure perfettamente coerenti con se stessi, un popolo che è un vero e proprio miracolo vivente, un caso unico al mondo.</em><em> Riproporre ora la Costituzione della Repubblica Italiana è importante perché crediamo che il modo migliore per difenderla dagli attacchi a cui è sottoposta in questi giorni sia proprio riportarla (o portarla per la prima volta) nelle case degli italiani. (&#8230;)</em></p>
<p><em>Questo libro è il nostro contributo a una battaglia per la difesa dei diritti dei cittadini italiani, in primis quello di essere correttamente informati. Una battaglia in favore della rinascita di una coscienza civile nel nostro paese.</em>&#8221;</p>
<p>Dall’Introduzione a <a href="http://www.lulu.com/spotlight/medeaonline" target="_blank"><em>La Costituzione degli italiani</em>,</a> Medeaonline Edizioni, Marzo 2009</p>
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		<title>Alle radici della costituzione italiana: l&#8217;insegnamento di Scalfaro</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 01:12:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Otto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#scalfaro]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: youtube]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="602" height="452" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/StyW6VNMXgE?version=3&amp;hl=fr_FR&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="602" height="452" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/StyW6VNMXgE?version=3&amp;hl=fr_FR&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong>Fonte:</strong> <em>youtube</em></p>
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		<title>Giulio Andreotti è morto: un&#8217;era è finita</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 11:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione di Medeaonline</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giulio Andreotti]]></category>

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		<description><![CDATA[GIULIO ANDREOTTI: Sette volte Presidente del Consiglio (tra cui il governo di &#8220;solidarietà nazionale&#8221; durante il rapimento di Aldo Moro (1978-1979), con l&#8217;astensione del Partito Comunista Italiano, e il governo della &#8220;non-sfiducia&#8221; (1976-1977), con la prima donna-ministro, Tina Anselmi, al dicastero del Lavoro); otto volte ministro della Difesa; cinque volte ministro degli Esteri; tre volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2013/05/giulio-andreotti.jpg"><img class="alignnone  wp-image-17207" title="giulio-andreotti" src="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2013/05/giulio-andreotti.jpg" alt="" width="100%" height="100%" /></a></p>
<p>GIULIO ANDREOTTI: Sette volte Presidente del Consiglio (tra cui il governo di &#8220;solidarietà nazionale&#8221; durante il rapimento di Aldo Moro (1978-1979), con l&#8217;astensione del Partito Comunista Italiano, e il governo della &#8220;non-sfiducia&#8221; (1976-1977), con la prima donna-ministro, Tina Anselmi, al dicastero del Lavoro); otto volte ministro della Difesa; cinque volte ministro degli Esteri; tre volte ministro delle Partecipazioni Statali; due volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell&#8217;Industria; una volta ministro del Tesoro, ministro dell&#8217;Interno (il più giovane della storia repubblicana, a soli trentaquattro anni), ministro dei beni culturali (ad interim) e ministro delle Politiche Comunitarie.</p>
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		<title>Il cortile dello Scamozzi al Museo Archeologico di Venezia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 04:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Architetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Indice]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Archeologico]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Archeologico di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Scamozzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo visitano oltre 250 mila persone ogni anno, si trova in Piazza S. Marco e conserva tesori unici al mondo. Per valorizzare al massimo le sue potenzialità è iniziata una nuova fase che culminerà nei prossimi anni in un nuovo progetto di ordinamento delle collezioni e in un nuovo allestimento. Questo splendido museo di collezionismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><a href="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2013/05/scamozzi.jpg"><img class="alignnone  wp-image-17189" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="scamozzi" src="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2013/05/scamozzi.jpg" alt="" width="100%" height="100%" /></a>Lo visitano oltre 250 mila persone ogni anno, si trova in Piazza S. Marco e conserva tesori unici al mondo. Per valorizzare al massimo le sue potenzialità è iniziata una nuova fase che culminerà nei prossimi anni in un nuovo progetto di ordinamento delle collezioni e in un nuovo allestimento. Questo splendido museo di collezionismo di antichità dovrà sapersi rapportare con la contemporaneità delle nuove tecnologie e con i multiformi tipi di pubblico che da tutto il mondo viene a Venezia.</span></span></p>
<p><strong>E, in parallelo,</strong> sono iniziate attività originali e di particolare coinvolgimento per il pubblico come &#8220;<em>il Percorso Museale di Ascolto di Primavera&#8221;</em> (5 maggio) la presentazione di avanzatissime attività diagnostiche, di un 3D e un SW di realtà aumentata per il pezzo più importante del Museo, la <em>&#8220;Capsella di Samagher&#8221;</em> (8 maggio) attività didattiche, altre proposte culturali, nuovi linguaggi, insomma tutto ciò che fa di un museo non solo un luogo di conservazione di reperti, ma un motore culturale per coloro che, locali o di passaggio, intorno ad esso vivono o fluiscono. Alla fine di questo nuovo percorso, il Museo Nazionale Archeologico di Venezia &#8220;sarà uno dei fulcri di interesse assoluto dell&#8217;area marciana. Lo dobbiamo alla sua storia, a coloro che con le loro donazioni lo hanno creato e arricchito e ai tesori unici al mondo che conserva&#8221;, afferma il Soprintendente Giovanna Damiani.</p>
<p><strong>Un segnale, importante,</strong> della volontà di rinnovare in profondità l&#8217;Archeologico lo si è avuto con la riapertura, dopo restauri, del Cortile cinquecentesco, su Piazzetta San Marco 17, dell&#8217;ingresso storico del Museo. L&#8217;intervento, presentato il 2 maggio, è stato finanziato dal Magistrato alle Acque e dalla Soprintendenza Speciale Polo Museale, eseguito dalla ditta Eikona s.a.s sotto l&#8217;Alta Sorveglianza della Soprintendenza ai Beni Architettonici. Esso ha riguardato la messa in sicurezza e il restauro conservativo dei materiali lapidei e degli intonaci di due prospetti del raffinato cortile di Vincenzo Scamozzi, l&#8217;architetto vicentino che con il suo progetto, pervaso di cultura classicistica, risultò vincitore nel 1582 nella prima costruzione delle <em>Procuratie Nuove</em>, le abitazioni dei Procuratori di San Marco.</p>
<p><strong> Il cortile costituiva l&#8217;ingresso</strong> monumentale per il primo degli appartamenti, partendo dal lato orientale della Piazza: questappartamento al primo piano ospita oggi le Sale del Museo Archeologico Nazionale. Il Cortile è tornato al suo antico splendore almeno su due delle quattro facciate attraverso un restauro accurato e rispettoso anche dello stratificarsi nel tempo di storici interventi di manutenzione, preceduto dalle dovute indagini conoscitive e di diagnostica.<br />
Ora entrando da Piazzetta San Marco, limponente facciata con loggia trabeata a tre ordini sovrapposti torna ad accogliere e sorprendere il visitatore, che viene attratto anche dalla bellissima statua, più grande del vero, di Agrippa, genero di Augusto, che circondata dalle coppia di grandi colonne in pietra dIstria non sembra rimpiangere la sua posizione originale davanti al Pantheon romano da cui probabilmente proviene. La splendida statua-ritratto in nudità eroica è come se guardasse il visitatore con comprensione, come se volesse introdurlo alla visita degli splendidi tesori del Museo, un museo di collezionismo di antichità, uno dei più antichi musei pubblici dItalia, fondato nel 1587, grazie alla lungimiranza di due raffinati prelati rinascimentali, Domenico e Giovanni Grimani.</p>
<p><strong>Con la riapertura del Cortile</strong> comincia  afferma il Soprintendente Giovanna Damiani  una nuova fase per il Museo Archeologico, che prevede nel prossimo futuro un nuovo ordinamento del percorso di visita, che permetta agli oltre 250.000 visitatori annui di apprezzare al meglio, allinterno del vincente Percorso Integrato dei <em>I Musei di Piazza San Marco,</em> gli oltre 11.000 manufatti, fra statue, ritratti, rilievi, monete, ceramiche, gemme: alcune di queste opere, provenienti dalla Grecia e dall&#8217;Asia Minore, da Roma, da Aquileia, sono descritti in tutti i libri di storia dellarte, trattandosi di veri e propri <em>unica. </em>Il nuovo ordinamento comporterà un nuovo allestimento del Museo che unisca rigorosi criteri scientifici di esposizione alle nuove tecnologie: arte antica e nuove tecnologie saranno un connubio perfetto, ancora più perfetto in una città come Venezia&#8221;. Il cortile di ingresso è quindi solo linizio di questa nuova primavera.</p>
<ul>
<li><strong>Informazioni:</strong></li>
</ul>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><strong>Web</strong>: </span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><a href="http://www.polomuseale.venezia.beniculturali.it/index.php?it/6/museo-archeologico-nazionale" target="_blank"><span style="color: #000000;">http://www.polomuseale.<wbr>venezia.beniculturali.it/</wbr><wbr>index.php?it/6/museo-</wbr><wbr>archeologico-nazionale</wbr></span></a></span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><br />
<strong>Facebook</strong>: </span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><a href="http://www.facebook.com/pages/Museo-Archeologico-Nazionale-di-Venezia/327299674024201" target="_blank"><span style="color: #000000;">http://www.facebook.com/pages/<wbr>Museo-Archeologico-Nazionale-</wbr><wbr>di-Venezia/327299674024201</wbr></span></a></span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><br />
<strong>Twitter: </strong></span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><a href="https://twitter.com/MuseoArcheoVene" target="_blank"><span style="color: #000000;">https://twitter.com/<wbr>MuseoArcheoVene</wbr></span></a></span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><br />
<strong>Blog: </strong></span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><a href="http://museoarcheologicovenezia.wordpress.com/" target="_blank"><span style="color: #000000;">http://<wbr>museoarcheologicovenezia.</wbr><wbr>wordpress.com/</wbr></span></a></span><span style="color: #808080; font-family: Arial; font-size: x-small;"><br />
</span></p>
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		<title>Primo Maggio, si festeggia la lotta per il lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 04:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nove</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[festa del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[primo maggio]]></category>

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		<description><![CDATA[L’11 novembre del 1887, a Chicago quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici vennero impiccati per aver organizzato una protesta dei lavoratori il 1 maggio dello stesso anno. Chiedevano condizioni di lavoro più dignitose, un orario di lavoro più umano, il riconoscimento della loro dignità di persone e il riconoscimento del fatto che i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_14898" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img class=" wp-image-14898  " title="Occupy Wall Street ha rappresentato per molti la presa di coscienza del fallimento del liberismo, il Primo Maggio potrebbe riconfermare quella conclusione" src="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2012/04/occupy-wall-street_adbusters.jpg" alt="Occupy Wall Street ha rappresentato per molti la presa di coscienza del fallimento del liberismo, il Primo Maggio potrebbe riconfermare quella conclusione" width="600" height="275" /><p class="wp-caption-text">&quot;Occupy Wall Street&quot; ha rappresentato per molti la presa di coscienza del fallimento del Liberismo, il Primo Maggio potrebbe riconfermare quella conclusione</p></div>
<p><strong>L’11 novembre del 1887</strong>, a Chicago quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici vennero <strong>impiccati per aver organizzato una protesta dei lavoratori il 1 maggio</strong> dello stesso anno. Chiedevano condizioni di lavoro più dignitose, un orario di lavoro più umano, il riconoscimento della loro dignità di persone e il riconoscimento del fatto che i lavoratori non sono macchine di proprietà dei padroni. La polizia ha soffocato nel sangue le manifestazioni di quella terribile stagione di lotta sindacale. <strong>Una parte (la peggiore) delle forze dell’ordine</strong>, in determinate circostanze, <strong>ha sempre avuto un certo tipo di inclinazione all&#8217;uso della violenza.<span id="more-14893"></span></strong></p>
<p><strong>Molti lavoratori oggi</strong>, per uno strano rovescio della storia e dell’economia, si trovano a <strong>dover riscoprire – volenti o no – l’importanza della lotta sindacale.</strong> Stretti nella morsa della crisi economica i lavoratori sono messi alle strette. <strong>Tutto diventa negoziabile per gli imprenditori (o meglio, solo per i peggiori imprenditori)</strong>, cade qualsiasi rispetto per i diritti dei lavoratori. L&#8217;orario di lavoro giornaliero di otto ore al massimo, i diritti delle donne, le malattie, le ferie, i giorni di festa e quelli lavorativi, i contratti, i contributi per la pensione, <strong>nella lurida visione del liberismo moderno si parte da zero: io ho i soldi e comando, tu sei il mio schiavo e obbedisci.</strong> E i tecnici al Governo, non legittimati da investitura elettorale, difendono questa visione del mondo.</p>
<p><strong>Oggi molti guardano all’Europa</strong>, alla Germania, alla Danimarca come modelli di mercato del lavoro funzionanti. In molti casi queste nazioni hanno dimostrato di saper gestire un sistema produttivo efficiente, ricco e rispettoso dei diritti di tutti. Molti, più autorevoli di me, hanno sottolineato<strong> l’anomalia delle aziende italiane che chiedono aiuto allo Stato</strong> (cioè ai contribuenti, cioè anche ai loro lavoratori) <strong>poi delocalizzano la produzione all’estero</strong> per comprimere i costi. A queste aziende non dovrebbe essere garantito alcun vantaggio sul mercato italiano, soprattutto <strong>non dovrebbe essere permesso l’uso del marchio Made in Italy se i loro prodotti non sono al 100% creati in Italia.</strong> Invece queste cose succedono e chi le paga? I lavoratori.</p>
<p><strong>Non è la prima volta che su questo magazine sottolineiamo l’andamento alla rovescia di questo Paese</strong> che continua, nonostante tutte le evidenze, a <strong>privilegiare</strong> la finanza e i ricchi (cioè <strong>la minoranza</strong>) <strong>a discapito</strong> della produzione e dei lavoratori (cioè <strong>la maggioranza</strong>). Avanti di questo passo, come dicono in tanti anche osservando l’Italia dall’estero, si va alla rovina e non ci sono manovre che tengano. Si può stringere la cinghia, si possono racimolare i soldi tassando ogni cosa, ma a tutto c’è un limite. <strong>E questo limite oggi lo devono stabilire i lavoratori.</strong> Li aspetta una stagione calda di lotta e di protesta, inutile illudersi del contrario. Non ci sono più scappatoie e nemmeno mezze misure, non c’è più spazio per i mezzucci diplomatici e i tentativi di ingraziarsi i padroni: <strong>o si lotta o si diventa schiavi.</strong> <strong>Festeggiamo il lavoro e prepariamoci a difenderlo con le unghie e con i denti.</strong></p>
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		<title>Per una nuova costituzione europea</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 04:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cattaneo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Costituzione italiana, così come le altre Costituzioni che sono alla base delle Nazioni europee, è un testo di fantascienza utopica. Leggendola ci accorgiamo che chi l&#8217;ha scritta pensava a un futuro molto lontano dal suo presente, e immaginava questo futuro come una certezza da realizzare al più presto possibile. Chi se non un utopista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2013/04/UE.jpg"><img class=" wp-image-17176 alignnone" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="UE" src="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2013/04/UE.jpg" alt="" width="100%" height="100%" /></a>La Costituzione italiana, così come le altre Costituzioni che sono alla base delle Nazioni europee, è un testo di fantascienza utopica. Leggendola ci accorgiamo che chi l&#8217;ha scritta pensava a un futuro molto lontano dal suo presente, e immaginava questo futuro come una certezza da realizzare al più presto possibile. Chi se non un utopista potrebbe pensare a una società che garantisca a tutti i cittadaini un lavoro, l&#8217;indipendenza economica, la salute, la libertà di espressione? Una Costituzione che si rispetti non può essere scritta diversamente, non può essere pragmatica e realista, non può guardare solo al presente o, peggio ancora, al passato.</p>
<p><strong><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://medias.cafebabel.com/1933/thumb/-/-/1933.jpg" alt="" width="210" height="311" /></strong><strong>Quello che una Costituzione</strong> prende dal presente è la coscienza dei problemi che vanno rimossi, niente di più e niente di meno. L&#8217;eredità che ci hanno lasciato gli estensori della Costituzione italiana è un impegno che non può essere sempre scaricato a terzi (colpa dello Stato, colpa dei sindacati, colpa della sinistra, colpa di Berlusconi, ecc&#8230;), ognuno se ne deve fare carico. Al centro di tutto c&#8217;è l&#8217;uomo, ma non l&#8217;uomo in senso astratto: la Costituzione è scritta per i nostri figli, per i nostri amici, per i nostri cari. Loro in che società dovrebbe vivere per aver la possibilità di essere felice? E noi cosa dobbiamo fare per realizzare quella società?</p>
<p><strong>S</strong><strong>e la si vede da questa prospettiva</strong> ci si rende conto di quanto sia brutta e malfatta quella carta costituzionale che i Paesi dell&#8217;Unione Europea vorrebbero far diventare Costituzione del Vecchio Continente. Un testo dettato da esigenze di mercato, ispirato dalla teorie capitaliste più tossiche (e d&#8217;ostacolo alla realizzazione personale e professionale delle persone che sono costrette a rispettarle), non potrà mai ispirare nulla, non potrà mai indicare nessun futuro migliore del presente. Io <strong>credo sia un male unire l&#8217;Europa sotto le direttive di una Costituzione di quel genere.</strong></p>
<p><strong>Ecco, io vorrei che gli europei</strong> riuscissero a immaginare il Vecchio Continente come una patria in cui sia possibile vivere dignitosamente, senza subire ingiustizie, fame, emarginazione o altre piaghe sociali che, purtroppo, negli ultimi tempi sono tornate ad essere molto diffuse. Le banche centrali non bastano per creare una Nazione. Se non ci sono utopisti a Bruxelles in grado di immaginare il futuro condivisibili e auspicabile da tutti gli europei, allora a Bruxelles non c&#8217;è nulla che possa servirci.</p>
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		<title>Dal Quirinale a Palazzo Chigi: le notizie giorno per giorno</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 08:41:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione di Medeaonline</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Medeaonline vi propone una cronaca per immagini, giorno per giorno, per seguire le vicende politiche di queste ore, che hanno portato alla rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica ed alla formazione del governo Letta. Il momento è grave, ogni commento quasi superfluo. Lasciamo parlare i fatti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Medeaonline vi propone una cronaca per immagini, giorno per giorno, per seguire le vicende politiche di queste ore, che hanno portato alla rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica ed alla formazione del governo Letta. Il momento è grave, ogni commento quasi superfluo. Lasciamo parlare i fatti.</p>
<p><object width="615" height="461" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/T6mNR8XUu8o?hl=fr_FR&amp;version=3&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="615" height="461" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/T6mNR8XUu8o?hl=fr_FR&amp;version=3&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Resistenza, rinfreschiamoci la memoria</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 07:50:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Otto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi proponiamo una breve storia della Resistenza, utile a far ricordare ai più smemorati quando e perché è nata la Repubblica Italiana. Cos’è la resistenza? Nel corso della seconda guerra mondiale, la Resistenza italiana (chiamata anche Resistenza partigiana o più semplicemente Resistenza) sorse dall&#8217;impegno comune delle ricostituite forze armate del Regno del Sud, di liberi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><a href="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2012/04/Resistenza.jpg"><img class="alignnone  wp-image-14891" title="Fedeltà alla Resistenza" src="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2012/04/Resistenza.jpg" alt="Fedeltà alla Resistenza" width="100%" /></a><br />
<em></em></p>
<blockquote><p><em>Vi proponiamo una breve storia della Resistenza, utile a far ricordare ai più smemorati quando e perché è nata la Repubblica Italiana.</em></p></blockquote>
<p><strong>Cos’è la resistenza?</strong><br />
Nel corso della seconda guerra mondiale, la Resistenza italiana (chiamata anche Resistenza partigiana o più semplicemente Resistenza) sorse dall&#8217;impegno comune delle ricostituite forze armate del Regno del Sud, di liberi individui, partiti e movimenti che, dopo l&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre 1943 e la conseguente invasione dell&#8217;Italia da parte della Germania nazista, si opposero &#8211; militarmente o anche solo politicamente &#8211; agli occupanti e alla Repubblica Sociale Italiana, fondata da Benito Mussolini sul territorio controllato dalle truppe germaniche.<span id="more-130"></span></p>
<p>Il movimento resistenziale &#8211; inquadrabile storicamente nel più ampio fenomeno europeo della resistenza all&#8217;occupazione nazista &#8211; fu caratterizzato in Italia dall&#8217;impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti politici (cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici). I partiti animatori della Resistenza, riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), avrebbero più tardi costituito insieme i primi governi del dopoguerra. La Resistenza costituisce il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini stesse della Repubblica italiana. Infatti, l&#8217;Assemblea costituente, eletta il 2 Giugno 1946 contestualmente allo svolgimento del referendum istituzionale, fu in massima parte composta da esponenti dei partiti del CLN (PCI, PSIUP, DC) che, in tale veste, elaborarono la Costituzione, ispirata ai princìpi della democrazia e dell&#8217;antifascismo.</p>
<p><strong>Alla Resistenza presero parte</strong> gruppi organizzati e spontanei di diverse estrazioni politiche, uniti nel comune intento di opporsi militarmente (ove possibile collaborando con le truppe alleate) e politicamente al governo della Repubblica Sociale Italiana (RSI) e degli occupanti nazisti tedeschi. Ne scaturì la &#8220;guerra partigiana&#8221;, conclusasi il 25 aprile 1945, quando l&#8217;insurrezione armata proclamata dal Comitato di liberazione nazionale per l&#8217;Alta Italia (CLNAI) consentì di prendere il controllo di quasi tutte le città del nord del paese. Era l&#8217;ultima parte di territorio italiano ancora occupata dalle truppe tedesche in ritirata verso la Germania e soggetta all&#8217;azione repressiva delle formazioni repubblichine della Repubblica Sociale Italiana cui il movimento partigiano opponeva la propria resistenza. La resa incondizionata dell&#8217;esercito tedesco si ebbe il 29 aprile, anche se in alcune città come Genova le forze tedesche si erano già arrese alle milizie partigiane nei giorni precedenti.</p>
<p><strong>Per estensione, viene da taluni chiamato &#8220;Resistenza&#8221;</strong> anche il periodo che va dagli anni trenta (in cui presero vita i primi movimenti) alla fine della guerra, inglobando nel concetto di resistenza ogni forma di opposizione alla dittatura di Benito Mussolini. Si potrebbe affermare addirittura l&#8217;esistenza di un movimento resistenziale ante litteram consistente nell&#8217;opposizione anche armata all&#8217;ascesa del fascismo e alle violenze squadriste, tentata negli anni venti in particolare dalle forze di sinistra (socialisti, comunisti, anarchici, sindacati).</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 372px"><img style="margin: 5px;" src="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2009/04/arteemusei-03.jpg" alt="" width="362" height="254" /><p class="wp-caption-text">Una formazione di combattenti della Resistenza italiana</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Una lotta per le libertà fondamentali</strong>. Dopo l&#8217;omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti (1924) e la decisa assunzione di responsabilità da parte di Mussolini, l&#8217;Italia si incammina verso un regime dittatoriale. Il sempre maggiore controllo e le persecuzioni degli oppositori, a rischio di carcerazione e di confino, spinge l&#8217;opposizione ad organizzarsi in clandestinità in Italia e all&#8217;estero, creando una rudimentale rete di collegamenti e gettando le basi per una struttura operativa potenzialmente armabile.</p>
<p><strong>Le attività clandestine</strong> tuttavia non producono risultati di rilievo, restando frammentate in piccoli gruppi non coordinati, incapaci di attaccare o almeno di minacciare il regime se si esclude qualche attentato realizzato in particolare dagli anarchici. La loro attività si limitava al versante ideologico: era copiosa la produzione di scritti, in particolare tra la comunità degli esuli antifascisti, che però di rado raggiungevano le masse. Le uniche forze che mantengono una pur labile struttura clandestina in patria sono quelle legate ai comunisti.</p>
<p><strong>Solo la guerra, e in particolare lo sfascio dello Stato</strong> innescato dai fatti dell&#8217;estate del 1943, offre ai clandestini l&#8217;occasione di entrare in contatto (magari immediato) fra loro, in ciò aiutati talvolta dalle forze angloamericane che ne compresero la strategica importanza per le sorti del conflitto e che provvidero ad armarle e aiutarle anche per gli aspetti logistici. Gli esponenti della Resistenza comprendevano allora i militanti dei partiti di sinistra, i repubblicani e i popolari che erano stati perseguitati dal fascismo all&#8217;inizio degli anni venti e altre forze di carattere liberale che erano state defenestrate col consolidamento del regime dittatoriale.<br />
La liberazione</p>
<p><strong>Il movimento partigiano</strong>, prima raggruppato in bande autonome, fu successivamente principalmente organizzato dal Comitato di liberazione nazionale (CLN), diviso in CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) con sede nella Milano occupata e il CLNC (Comitato di Liberazione Nazionale Centrale). Il CLNAI, presieduto da 1943 al 1945 da Alfredo Pizzoni, coordinò la lotta armata nell’Italia occupata, condotta da brigate e divisioni, quali le Brigate Garibaldi, costituite su iniziativa del partito comunista, le Brigate Matteotti, legate al partito socialista, le Brigate Giustizia e Libertà, legate al Partito d&#8217;Azione, le Brigate Autonome, composte principalmente di ex-militari e prive di rappresentanza politica, talvolta simpatizzanti per la monarchia e spesso legate ad idee imperialiste, riportate come badogliani, ma talvolta anche dichiaratamente apartitiche come l&#8217;XI Zona Patrioti guidata dal Comandante Manrico Ducceschi (&#8220;Pippo&#8221;).</p>
<p><strong>Al di fuori del controllo del CNL</strong> e dei partiti che vi si riconoscevano, agirono altri piccoli gruppi partigiani, come i trockijsti di Bandiera Rossa Roma, di cui ben 68 appartenenti vennero fucilati alle Fosse Ardeatine. Specialmente nel periodo dall&#8217;8 settembre 1943 (data della proclamazione dell&#8217; armistizio e conseguente proclama Badoglio) al 25 aprile 1945 il territorio italiano occupato dai nazisti visse una vera e propria guerra nelle retrovie. L&#8217;azione della Resistenza italiana come guerra patriottica di liberazione dall&#8217;occupazione tedesca, implicava anche la lotta armata contro i fascisti e gli aderenti alla RSI che sostenevano gli occupanti.</p>
<p><strong>Ad essere coinvolti in quella che viene anche chiamata guerra partigiana</strong>, si calcola siano stati dalle poche migliaia nell&#8217;autunno del 1943 fino ai circa 300.000 dell&#8217;aprile del 1945 gli uomini armati che, specialmente nelle zone montuose del centro-nord del Paese, svolsero attività di guerriglia e controllo del territorio che via via veniva liberato dai nazifascisti. Nell&#8217;Italia centro-meridionale il movimento partigiano non ebbe altrettanta crucialità militare, sebbene nelle aree conquistate dagli Alleati nella loro avanzata verso settentrione si riunissero i principali esponenti politici che da lontano coordinavano le azioni militari partigiane, insieme alle armate alleate. Infatti l&#8217;esercito anglo-americano aveva sospinto sulla linea Gustav già dal 12 ottobre 1943 le forze tedesche che risalivano verso il nord.</p>
<p>Con mezza penisola liberata e la restante parte ancora da liberare, con violente tensioni sociali ed importanti scioperi operai che già nella primavera del 1944 avevano paralizzato le maggiori città industriali (Milano, Torino e Genova), le popolazioni del nord Italia si preparavano a trascorrere l&#8217;inverno più lungo e più duro, quello del 1945. Sulle montagne della Valsesia, sulle colline delle Langhe e sulle asperità dell&#8217;Appennino Ligure le formazioni partigiane erano ormai pronte a combattere.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 269px"><img style="margin: 5px;" src="http://www.testimonianzedailager.rai.it/upload/2%5C144%5Cpartigiani_resistenza.jpg" alt="" width="259" height="356" /><p class="wp-caption-text">Il ruolo della donna nella guerra partigiana è stato fondamentale per la vittoria</p></div>
<p><strong>I GAP e le SAP: ovvero il 25 Aprile</strong><strong></strong>. Nelle città cominciarono a costituirsi nuclei partigiani clandestini denominati GAP (Gruppi di azione patriottica) formati ognuno da pochi elementi pronti a svolgere azioni di sabotaggio e di guerriglia nonché di propaganda politica. Accanto ad essi, nei principali centri urbani sorsero all&#8217;interno delle fabbriche le SAP (Squadre di azione patriottica), ampi gruppi di sostegno alle formazioni partigiane belligeranti, con l&#8217;obiettivo specifico di rendere più ampia possibile la partecipazione popolare al momento insurrezionale. Attriti sorsero, però, a questo punto su quale sarebbe stato per il movimento partigiano l&#8217;interlocutore privilegiato, politico o militare che fosse, italiano oppure alleato.</p>
<p><strong>Sotto questo aspetto a poco era servita la militarizzazione &#8220;ufficiale&#8221; dei partigiani</strong>, avvenuta nel giugno 1944 con l&#8217;istituzione &#8211; riconosciuta sia dai comandi militari alleati che dal governo nazionale &#8211; del Corpo volontari della libertà (o Corpo italiano di liberazione, CIL). A capo dei circa 200 mila combattenti che formavano il nuovo esercito italiano era stato posto il generale Raffaele Cadorna Jr, con vicecomandanti l&#8217;esponente del Partito Comunista Italiano Luigi Longo e quello del Partito d&#8217;Azione Ferruccio Parri).</p>
<p><strong>Mentre si cominciava comunque a guardare al futuro</strong>, un altro punto di contrasto era costituito, appunto, da quello che sarebbe accaduto nel dopoguerra, che veniva avvertito ormai come prossimo. Se da un lato la guerra di liberazione accomunava diverse forze politiche, sia pure nella clandestinità e nella diversità ideologica, l&#8217;obiettivo successivo &#8211; la nuova Italia &#8211; era fonte di divergenza: i partiti della sinistra &#8211; peraltro divisi al loro interno &#8211; paventavano particolarmente un ripristino dello stato liberale prefascista; dal canto suo, il Partito d&#8217;Azione sosteneva la necessità che alle organizzazioni partigiane venisse attribuito un ruolo di rilievo nell&#8217;edificazione di una nuova democrazia in grado di sovvertire il vecchio ordinamento monarchico. La monarchia, del resto, continuava ad essere sostenuta anche dai gruppi partigiani che si riconoscevano nell&#8217;ala democratico-cristiana, liberale ed autonoma, oltre che dai soldati dell&#8217;esercito che non avevano aderito alla Repubblica Sociale Italiana.</p>
<p><strong>Il 19 aprile, mentre gli Alleati dilagavano nella valle del Po,</strong> i partigiani su ordine del CLN diedero il via all&#8217;insurrezione generale. Dalle montagne, i partigiani confluirono verso i centri urbani del Nord Italia, occupando fabbriche, prefetture e caserme. Mentre avveniva ciò, le formazioni fasciste si sbandavano e le truppe tedesche allo sfacelo battevano in ritirata. Si consumava il disfacimento delle truppe nazifasciste, che davano segni di cedimento già dall&#8217;inizio del 1945 e i cui vertici si preparavano alla resa agli Alleati.</p>
<p><strong>Molti centri (quali Torino, Genova e Bologna) vennero liberati ancora prima dell&#8217;arrivo degli alleati</strong>, rendendo l&#8217;avanzata di questi più rapida e meno onerosa in termini di vite e rifornimenti. In molti casi avvennero drammatici combattimenti strada per strada; i resti dell&#8217;esercito tedesco e gli ultimi irriducibili fascisti della Repubblica Sociale Italiana sparavano asserragliati in vari edifici o appostati su tetti e campanili su partigiani e civili. Tra essi e le forze partigiane avvennero talvolta vere e proprie battaglie (come a Firenze nel settembre 1944), ma solitamente la loro resistenza si ridusse a una disorganizzata guerriglia, per esempio a Parma e a Piacenza.</p>
<p><strong>Il 27 aprile 1945, Mussolini, indossante la divisa di un soldato tedesco, fu catturato a Dongo</strong>, in prossimità del confine con la Svizzera, mentre tentava di espatriare assieme all&#8217;amante Claretta Petacci. Riconosciuto dai partigiani, fu fatto prigioniero e giustiziato il giorno successivo 28 aprile a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como; il suo cadavere venne esposto impiccato a testa in giù, accanto a quelli della stessa Petacci e di altri gerarchi, in piazzale Loreto a Milano, ove fu lasciato alla disponibilità della folla. In quello stesso luogo otto mesi prima i nazifascisti avevano esposto, quale monito alla Resistenza italiana, i corpi di quindici partigiani uccisi.</p>
<p><strong>Il 29 aprile la resistenza italiana ebbe formalmente termine,</strong> con la resa incondizionata dell&#8217;esercito tedesco, e i partigiani assunsero pieni poteri civili e militari.</p>
<p><strong>Il 30 aprile 1945 il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia</strong> ebbe a commentare che Il 2 maggio il generale britannico Alexander ordinò la smobilitazione delle forze partigiane, con la consegna delle armi. L&#8217;ordine venne in generale eseguito e le armi in gran parte consegnate, in tempi diversi nei vari luoghi in dipendenza dell&#8217;avanzata dell&#8217;esercito alleato, della liberazione progressiva del territorio nazionale, e del conseguente passaggio di poteri al governo italiano.</p>
<p>Fonte: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale">wikipedia</a></p>
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		<title>25 aprile, la Costituzione e i giovani</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 05:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cattaneo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Piero Calamandrei]]></category>

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		<description><![CDATA[Ero pieno di livore verso molti italiani, lo confesso. Non sopportavo più i disfattisti e quelli che si sono rassegnati all&#8217;idea che il nostro Paese debba essere condannato a un inesorabile declino e all&#8217;oblio dal Fondo Monetario Internazionale, dalle agenzie di rating o da qualcun altro di questi enti che lavorano solo nel nostro interesse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone  wp-image-14937" title="Italia bandiera" src="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2012/04/1325934223_297635848_1.jpg" alt="Italia bandiera" width="100%" /></p>
<blockquote><p>Ero pieno di livore verso molti italiani, lo confesso. Non sopportavo più i disfattisti e quelli che si sono rassegnati all&#8217;idea che il nostro Paese debba essere condannato a un inesorabile declino e all&#8217;oblio dal Fondo Monetario Internazionale, dalle agenzie di rating o da qualcun altro di questi enti che lavorano solo nel nostro interesse (si fa per dire&#8230;). Gli italiani sono un popolo capace di ispirare un amore e un odio profondo, forse per questo sono tanto particolari e preziosi. Per celebrare il 25 aprile ho preferito proporvi, invece delle mie banali invettive, un testo che ho sempre trovato molto bello e intelligente. È di <strong>Piero Calamandrei</strong> e parla della Costituzione e dei giovani.<span id="more-14916"></span></p></blockquote>
<p><strong>Domandiamoci che cosa è per i giovani la Costituzione.</strong> Che cosa si può fare perché i giovani sentano che nel difendere, nello sviluppare la Costituzione, continua, sia pure in forme diverse, quella Resistenza per la quale i loro fratelli maggiori esposero, e molti persero, la vita.<br />
Uno dei miracoli del periodo della Resistenza fu la concordia fra partiti diversi, dai liberali ai comunisti, su un programma comune. Era un programma di battaglia: Via i fascisti! Via i tedeschi!<br />
Questo programma fu adempiuto. Ma il programma comune di pace, fu fatto in un momento successivo. E fu la Costituzione.</p>
<p><strong>La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta</strong>, deve essere considerata, ed è, come un programma politico. La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare.<br />
La nostra Costituzione, lo riconoscono anche i socialisti, non è una Costituzione che ponga per meta all&#8217;Italia la trasformazione della società in società socialista. La Costituzione è nata da un compromesso fra diverse ideologie. Vi ah contribuito il liberalismo, vi ha contribuito l&#8217;ispirazione mazziniana, vi ha contribuito il marxismo, vi ha contribuito il solidarismo cristiano. Questi vari partiti sono riusciti a mettersi d&#8217;accordo su un programma comune che si sono impegnati a realizzare. Lo si deve realizzare. La parte più viva, più vitale, più piena di avvenire, della Costituzione, non è costituita da quella architettura, da quella struttura di organi costituzionali che ci sono e potrebbero essere anche diversi: la parte vera e vitale della Costituzione è quella che si può chiamare programmatica, quella che pone delle mète che si debbono gradualmente raggiungere e per il raggiungimento delle quali vale anche oggi, e varrà in avvenire, l&#8217;impegno delle nuove generazioni.</p>
<p><strong>E&#8217; stato detto, giustamente, che le carte costituzionali hanno in sé elemento polemico contro il regime caduto.</strong> Di solito le Costituzioni popolari, come è la nostra, vengono fuori da una rivoluzione; dal momento in cui vengono approvate, c&#8217;è ancora in chi le approva il bruciore delle sofferenze, delle umiliazioni patite nel periodo della tirannia. Ed è naturale che negli articoli della Costituzione ci siano ancora echi di questo risentimento e ci sia una polemica contro il regime caduto e l&#8217;impegno a non far risorgere questo regime, di non far ripetere e permettere ancora quegli stessi oltraggi. Per questo nella nostra Costituzione ci sono diverse norme che parlano espressamente, vietandone la ricostruzione, del partito fascista. Ma nella nostra Costituzione c&#8217;è qualcosa di più, questo soprattutto i giovani devono comprendere.<br />
C&#8217;è una polemica contro il presente non contro il passato.<br />
C&#8217;è una polemica contro questa società in cui noi ancora viviamo.<br />
C&#8217;è il riconoscimento che questa società, così come è, non può continuare e deve essere modificata.</p>
<p><strong>Certamente l&#8217;articolo più bello della Costituzione è l&#8217;articolo 3</strong>, il quale dice che &#8220;è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale i quali, limitando di fatto la libertà e l&#8217;uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica economica e sociale del Paese.&#8221;<br />
Ma anche nell&#8217;articolo 4 c&#8217;è un altro impegno: &#8220;La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto.&#8221;<br />
E c&#8217;è l&#8217;articolo 36: &#8220;Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionale alla quantità e qualità del suo lavoro, e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé ed alla famiglia un&#8217;esistenza libera e dignitosa.&#8221;<br />
Questo è il punto essenziale della Costituzione! Finché il Italia ci sarà una sola persona, un solo lavoratore, che cerchi lavoro e non lo abbia, una sola famiglia di lavoratori a cui non sia garantita un&#8217;esistenza libera e dignitosa, ci sarà un lungo lavoro da compiere per realizzare la Costituzione!<br />
E i giovani devono sentire la grandezza, la santità, direi quasi religiosa, di questo impegno, questo senso di solidarietà per cui ogni uomo non è solo nella società; per cui la sorte di ciascuno di noi è la sorte di noi tutti; per cui basta che ci sia uno la cui sorte non corrisponde a quella voluta dalla Costituzione perché ci sentiamo colpevoli di questa mancanza, di questa carenza costituzionale.</p>
<p><strong>La nostra Costituzione, si può dire, è una Costituzione programmistica in evoluzione.</strong> Non crediate che, per farla evolvere, basti leggerla.<br />
Non crediate che per farla evolvere bastino i giuristi, che la commentano e la illustrano.<br />
Bisogna metterci dentro la forza politica e la forza morale.<br />
Questa carta costituzionale, che pare così fredda, così fatta in articoli compassati e in stile direi quasi burocratico, in realtà questa carta porta gli echi di voci auguste, di voci che vengono da lontano e che parlano, e che sono arrivate sino a noi. Quando io leggo l&#8217;articolo 11 che dice: &#8220;L&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali,&#8221; e che considera la Patria Italiana come una Patria fra le altre Patrie. Questa voce io la conosco, questa voce io l&#8217;ho sentita: questa è la voce di Mazzini!<br />
Quando io leggo in un altro articolo che tutte le regioni d&#8217;Italia sono uguali e devono avere un regime di uguaglianza. Questa voce io l&#8217;ho sentita, è la voce di Cavour!<br />
Quando io leggo, in un altro articolo, che il nostro esercito deve essere un esercito democratico, ispirato alla ideologia democratica.<br />
Ma questo è Garibaldi!<br />
E quando leggo che la pena di morte è abolita. Ma questo è Cesare Beccaria!</p>
<p><strong>Nella nostra Costituzione ci sono tutti i nostri predecessori,</strong> che sono arrivati a parlare attraverso questi articoli.<br />
Ma ci sono anche quelli più vicini! Quando io sento parlare dei diritti del lavoro e di questa dignità che i lavoratori devono avere, di questa redenzione morale, ma io sento la voce di Gobetti, di Rosselli, di Gramsci; dei cari amici che abbiamo conosciuto!<br />
Dietro questo articolo c&#8217;è tanto sangue, tante lacrime e tanto sacrificio!<br />
Io ho detto una volta ai giovani che sono tutta la nostra speranza che in Inghilterra, che è il paese che ha la più antica Costituzione del mondo, una Costituzione che risale al 1215, gli inglesi vanno in pellegrinaggio in quel castello dove la Costituzione fu elargita.<br />
Qui i giovani devono andare in pellegrinaggio sulle montagne; devono andare in pellegrinaggio nelle prigioni, nei campi di concentramento; ovunque un Italiano si sacrificò, fu impiccato, fucilato, torturato perché finalmente si potesse arrivare alla Costituzione; perché in ognuno di quei luoghi è nata la Costituzione!</p>
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		<title>Tendenze a Marino per scoprire l&#8217;arte di nicchia</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 23:39:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Otto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stato innaugurato sabato 20 aprile al Museo Civico Umberto Mastroianni a Marino la mostra “Tendenze”. La rassegna, aperta fino al 5 maggio, propone quaranta lavori tra dipinti e sculture di nove artisti differenti per generazioni e scelte espressive. Ad accogliere il visitatore le opere inedite di Cecilia Bossi. Tubi di plastica assemblati e colorati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><em><strong><a href="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2013/04/locandina-marino-2013-LR.jpg"><img class=" wp-image-17129 alignnone" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="locandina marino 2013 LR" src="http://www.medeaonline.net/wp-content/uploads/2013/04/locandina-marino-2013-LR.jpg" alt="" width="100%" height="100%" /></a></strong></em></span><span style="font-size: medium;">E&#8217; stato innaugurato sabato 20 aprile al <em>Museo Civico Umberto Mastroianni</em> a <strong>Marino</strong> la mostra <em><strong>“Tendenze”</strong></em>. La rassegna, aperta fino al 5 maggio, propone quaranta lavori tra dipinti e sculture di nove artisti differenti per generazioni e scelte espressive.</span></p>
<p><strong>Ad accogliere il visitatore le opere inedite di</strong> <span style="font-size: medium;"><strong>Cecilia Bossi</strong></span><span style="font-size: medium;">. Tubi di plastica assemblati e colorati con impasti cromatici di grande eleganza come testimonianza espressiva di una sua specifica ricerca dove i neri governano i toni delle ombre e il bianco accende la luminosità delle forme. Il modo migliore poi, per visitare la mostra, è quello di passare in piena libertà da un autore all’altro lasciandoci incantare di volta in volta dalle opere esposte, rese ancora più incisive dalla struttura del museo, l’ex chiesa medioevale di Santa Lucia conosciuta localmente come “tempio gotico” o “chiesone”. </span><span style="font-size: medium;"><strong>Marco Diaco</strong></span><span style="font-size: medium;"> propone opere recenti caratterizzate da una spazialità luminosa impastata di variazioni cromatiche. Sono diversi anni che Diaco dedica la sua ricerca al colore non più inteso come luogo della pittura ma come “campo materico”. </span><span style="font-size: medium;"><strong>Stefano Sorrentino</strong></span><span style="font-size: medium;"> riflette sul valore della pittura stessa. Le opere in mostra sono il punto di arrivo della sua più fertile stagione creativa. In questi ultimi anni tende sempre di più a rifugiarsi in una ricerca estetica di pura poesia e di “nobiltà” tutta letteraria.</span></p>
<p><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/bc/Museo_Civico_Marino.JPG" alt="" width="256" height="341" /><strong>Con </strong><span style="font-size: medium;"><strong>Pino Spagnuolo</strong></span><span style="font-size: medium;"> ci si trova di fronte ad un universo di forme che si aggregano con sapienti giochi di incastro e pronte a ripartire per nuove combinazioni. La forza vulcanica della sua pittura si affida a un colore acceso e alla struttura dinamica del segno che rende vibrante, alla minima variazione cromatica, il “campo” del quadro. A portare l’attenzione sulla pittura figurativa ci pensa </span><span style="font-size: medium;"><strong>Rosy Bianco</strong></span><span style="font-size: medium;"> che filma, con grande naturalezza, il </span><span style="font-size: medium;">reale. Al centro del suo interesse paesaggi assolati, tranquilli e dai colori vivissimi. Così è anche per </span><span style="font-size: medium;"><strong>Vicenza Costantini</strong></span><span style="font-size: medium;"> che si presenta con una scelta di disegni e di incisioni sul nudo femminile che vanno idealmente a circoscrivere l’intero arco della sua attività, sempre tessuta con un segno incisivo, elegante. </span></p>
<p><strong>Felixandro</strong><span style="font-size: medium;"> porta in mostra, invece, una scelta di paesaggi cosmici che segnano il punto più alto della sua intensa e proficua attività pittorica. Rilevante l’esperienza compiuta da </span><span style="font-size: medium;"><strong>Gloria Tranchida</strong></span><span style="font-size: medium;">. L’artista realizza le sue tele con materiali di riciclo salvati dai rifiuti e impreziositi con oro e colori metallici a cui restituisce una nuova vita con una diversa dimensione. Su questa direzione si colloca anche </span><span style="font-size: medium;"><strong>Fabio Santori</strong></span><span style="font-size: medium;">. Agli inizi della sua attività rivisita l’arte informale. In seguito si interessa alla lavorazione di diversi materiali fino a trovare nel legno di riciclo (travi di casse da imballaggio, reperti trascinati a riva dalle onde del mare) un’unica voce protagonista della sua ricerca.</span></p>
<p><strong>Una bella mostra,</strong> in un suggestivo museo laziale, per scoprire il lavoro di artisti di nicchia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="font-size: medium;"><strong>Informazioni sulla mostra</strong></span></li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><br />
<em><strong>Tendenze</strong></em><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_civico_Umberto_Mastroianni" target="_blank">Museo Civico Umberto Mastroianni</a><br />
Marino (Roma)<br />
20 aprile &#8211; 5 maggio 2013<br />
</span></p>
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