4 Novembre 1918. Finisce per l’Italia la Prima Guerra Mondiale, una guerra catastrofica, terribile, una guerra quasi completamente dimenticata nel nostro paese. Quest’anno ricorrono i 100 dall’inizio delle ostilità in Europa.

Come ogni evento storico, la Grande Guerra va studiata, approfondita, ricordata. Perché la storia è la vita dei popoli, è la loro coscienza collettiva. Dall’esperienza della storia nascono i valori fondanti delle nazioni, i valori condivisi delle persone. E il valore di questa Grande Guerra non è quello di avere vinto, di aver sopraffatto qualcuno. È quello di aver difeso la libertà.

E c’è ancora molta libertà da difendere oggi. Quella dei popoli sopraffatti dalla cupidigia di altri popoli. Quella dei lavoratori, il cui lavoro è sempre più deprezzato a favore dei privilegi di pochi menagers. Quella degli immigrati, cui è spesso negata la possibilità di migliorare la propria vita. Quella dei giovani, a cui il futuro pare sempre più incerto, stretti tra la paura del precariato, l’effettivo riconoscimento degli studi effettuati e l’oggettiva possibilità di non trovare affatto un lavoro.

Sullo sfondo di queste problematiche c’è l‘Europa, un continente che ha conosciuto la divisione, la lotta, i nazionalismi più esasperati, che uscì martoriato dalla Prima Guerra Mondiale per andare incontro ai fascismi e alla seconda guerra mondiale. Un continente che ora è alla ricerca di un’identità collettiva, è alla ricerca di valori comuni e condivisi, seppur nel rispetto delle differenze.

Quanto tempo è passato da quel 4 Novembre 1918, quanto nuove sfide, quante nuove speranze!

Qui di seguito un documento interessante: l’altisonante Bollettino della Vittoria, il documento ufficiale emesso dal Comando Supremo dell’esercito italiano che annunciava la disfatta nemica e la vittoria dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. Per ricordare e riflettere.

Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12

La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.

La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro sessantatre divisioni austroungariche, è finita.

La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d’Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.

Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.

L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni.

I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Il capo supremo dell’esercito, il generale Diaz

Fonte: wikpedia