Ogni guerra ha un costo umano e la crisi economica, nel caso non fosse ancora chiaro, è una guerra fratricida tra finanza ed economia di produzione e pretende le sue vittime. Pochi anni fa (noi “furbi”) guardavamo con moderata indignazione al fenomeno dei suicidi causati dallo sfruttamento del lavoro nelle fabbriche cinesi. Adesso a suicidarsi sono i nostri concittadini, imprenditori e lavoratori: al momento della sesura di questo articolo, dall’inizio del 2012 siamo arrivati a 38 suicidi riconducibili a problemi di lavoro e la conta non sembra destinata a interrompersi. Secondo uno studio del Centers for Disease Control and Prevention il tasso di suicidi è strettamente legato all’andamento dell’economia, in un periodo di recessione sale, in periodi di espansione scende. Il fenomeno è conosciuto e studiato fin dai tempi della Grande Depressione e, negli Stati Uniti (che non sono proprio famosi per il loro stato sociale) è affrontato molto seriamente con interventi di sostegno anche psicologico. In Italia no. Perché?

Secondo Bankitalia dall’analisi dei bilanci bancari risulta che, a marzo 2012, c’è stato un netto rallentamento del credito alle imprese e dei prestiti alle famiglie. Il tasso di crescita per i prestiti alle famiglie, sui dodici mesi, si è attestato al 2,2% (2,7% a febbraio), quello dei prestiti alle società non finanziarie ha registrato un valore nullo (0,9% a febbraio).

Werther, nel romanzo di Goethe, si toglie la vita perché non può realizzare la sua storia d’amore con una donna già legata a un altro. Dopo la pubblicazione del romanzo si notò un aumento dei suicidi tra i suoi lettori (lo stesso capitò in Italia dopo la pubblicazione delle Ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo). Il sociologo David Philips ipotizzò l’esistenza di un “effetto Werther”, un fenomeno di emulazione per cui la notizia di un suicidio, pubblicata dai mezzi di comunicazione di massa, provoca all’interno della società una catena di altri suicidi. Impossibile? Per arrivare a un esempio più vicino a noi, alla notizia del suicidio di Marilyn Monroe, a Los Angeles, si verificò un incremento del 40% dei suicidi. Il pericolo che passi il messaggio che il suicidio sia una risposta all’impossibilità di risolvere i problemi economici è concreto, e la paura che si scateni l’effetto Werther spiega in parte il perché i giornali italiani preferiscono evitare di dare enfasi alle notizie e non aggregarle tra loro. 

Wired.it si interroga sui suicidi legati alla crisi economica: «Ma davvero stiamo assistendo a un’ impennata di suicidi? Davvero la crisi sarebbe la causa di questa strage? Il 2012 sarà ricordato come l’anno dei suicidi o forse ce lo stanno dipingendo così? I dati, se si reputano affidabili le 38 morti dichiarate, parlano chiaro: nel 2012, ogni giorno ci sono 0,29 suicidi per motivi economici, contro lo 0,51 del 2010 e lo 0,54 del 2009. Nessuna epidemia suicida in corso, almeno finora. Per valutare davvero la situazione, si dovrà aspettare».

Il 22 aprile un artigiano edile si suicida perché non riesce a mandare avanti la famiglia, ha chiesto aiuto anche al sindaco senza successo. Ha lasciato un messaggio: «Scusatemi, ma forse non è solo colpa mia». Il 13 un imprenditore agricolo in difficoltà a causa della crisi si suicida impiccandosi, lo stesso giorno un altro imprenditore tenta il suicidio sparandosi una fucilata in piazza. Il giorno prima un agricoltore di 53 anni si uccide perché non riesce a ripagare i debiti a causa della siccità e del magro raccolto. Il 9 una donna disoccupata tenta il suicidio, il 5 è la volta di un artigiano edile che si è impiccato all’interno di una abitazione che stava ristrutturando, il giorno prima si era sparato un imprenditore. Il 2 si impicca un corniciao.

Marzo non è meno tragico, il 29 un operaio edile si da fuoco davanti al municipio di Verona: non percepisce lo stipendio da quattro mesi. Il giorno prima ha fatto la stessa cosa un muratore non lontano dall’Agenzia delle Entrate di Bologna. Il 27 un imbianchino si lancia dal balcone perché non riesce a trovare lavoro. Il 23 un imprenditore si impicca con una corda legata a un carrello elevatore nel capannone dell’azienda di cui era socio. Un uomo, da tempo in difficoltà economiche per crediti non incassati, si suicida: il colpo di grazia per lui è stato il sequestro dell’auto per guida senza patente. Il 9 si impicca un commerciante e si uccide un falegname.

L’elenco potrebbe continuare a lungo risalendo a ritroso fino al 12 dicembre del 2011 e al suicidio di un imprenditore costretto, per mancanza di liquidità, a chiedere la cassa integrazione per i suoi dipendenti. Prima di spararsi nel suo ufficio lascia un biglietto sulla scrivania: «Perdonatemi non ce la faccio più».
Il presidente del consiglio Monti ha precisato che non imputa i suicidi collegati alla crisi economica all’amministrazione che l’ha preceduto, ma quali sono le misure che ha messo in campo per impedirne altri?
Di certo questo non è un problema solo di economia e forse le specializzazioni dei tecnici al governo non sono adatte a risolverlo. La gravissima situazione finanziaria dell’Italia non è più solo questione di spread e titoli di Stato, è diventata una conta di morte alla quale solo uno Stato sociale con le risorse adeguate potrebbe rispondere. La politica dei tagli, la famigerata spending review, sembrerebbe, salvo smentite, andare nella direzione opposta, verso un forma moderna di darwinismo sociale. I più forti (ma soprattutto i più ricchi) sopravvivono, i più deboli muoiono in senso letterale.

Comune e provincia di Milano, la Camera di Commercio Industria e Artigianato di Milano, la Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, Cisl, Unione Sindacale Territoriale di Milano e Uil hanno creato la Fondazione Welfare Ambrosiano per garantire microcredito ai milanesi in difficoltà economica a causa della crisi. È un modello di welafare comunitario che funziona e potrebbe essere replicato in tutti i comuni italiani.

Ecco le macerie su cui non vorrebbe vincere Pierluigi Bersani, ci si domanda come mai però la forza politica che rappresenta non abbia ancora difeso con la forza necessaria quello Stato sociale fondamento e obiettivo di qualsiasi partito di sinistra. Abbiamo capito da tempo che il Pd non ha il coraggio di dirsi socialista (o comunista), ma nascondere la testa sotto la sabbia di fronte a fenomeni di questa gravità per un partito di sinistra è intollerabile.
Fa specie anche il silenzio del centrodestra, che teoricamente dovrebbe avere molta attenzione verso gli imprenditori, invece lascia che la lotta per la sopravvivenza mieta vittime tra quelli che non hanno sufficienti appoggi nel mondo della finanza e non riescono ad ottenere credito.
Non a caso tra i suicidi figurano solo imprenditori e lavoratori che operano nel mondo dell’economia reale, in pratica con loro vediamo morire quella parte del nostro sistema produttivo che potrebbe risollevarci dalla crisi. In definitiva con loro è un po’ come se morisse l’intero Paese.