Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo? La domanda è nata del movimento Primomarzo2010 e non è stata solo una domanda retorica: il 1° marzo si è tenuto davvero lo sciopero degli immigrati.

Un giorno per far capire quanto vale l’integrazione e quanto contano gli immigrati in Italia. «Andrebbe fatta una riflessione sul tema economia e immigrazione visto che il 9,5% del Pil è direttamente o indirettamente legato all’immigrazione» ha osservato il direttore della Camera nazionale dell’Artigianato di Roma, Lorenzo Tagliavanti. Decine e decine di migliaia di persone hanno partecipato pacificamente alle manifestazioni e ai cortei in oltre 60 piazze, tutti con addosso qualcosa di giallo, il colore della protesta: un braccialetto, un nastrino, un fazzoletto. A Milano, Roma, Napoli, Firenze, Bologna immigrati e italiani hanno manifestato «per sostenere l’importanza dell’immigrazione per la tenuta socio-economica del Paese», come ha annunciato il comitato “Primo Marzo 2010 – Una giornata senza di Noi”.

Primo marzo 2010 ha deciso di organizzare una grande manifestazione non violenta per far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società.
Questo movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli.  Si collega e si ispira La journée sans immigrés: 24h sans nous, il movimento che in Francia he organizzato uno sciopero degli immigrati per il 1 marzo 2010. La manifestazione si è svolta lo stesso giorno in Spagna, Grecia e Portogallo, diventando di fatto il primo sciopero a scala europea.
Il colore scelto è il giallo “Lo abbiamo scelto” spiegano gli organizzatori “perché è considerato il colore del cambiamento e per la sua neutralità politica: il giallo non rimanda infatti ad alcuno schieramento in particolare.
On line è possibile leggere il nostro manifesto programmatico
La testimonial della manifestazione è stata Mafalda.

In diverse città – Genova, Milano, Bologna, Roma, Napoli, Palermo e altre – sono nati dei comitati organizzativi i cui riferimenti sono pubblicati sul blog. Anche il tam tam su internet sta andando forte: su Facebook è nato a fine novembre il gruppo “Primo marzo 2010 sciopero degli stranieri”, che conta già più di 11mila iscritti.  Per sostenere il movimento, gli organizzatori hanno aperto un conto corrente presso Banca Etica a Milano (iban: IT98V0501801600000000130877, Intestatario del conto: Primo Marzo 2010).

Dal manifesto programmatico del movimento:

Condanniamo e rifiutiamo gli stereotipi e i linguaggi discriminatori, il razzismo di ogni tipo e, in particolare, quello istituzionale, l’utilizzo stumentale del richiamo alle radici culturali e della religione per giustificare politiche, locali e nazionali, di rifiuto ed esclusione.
Ricordiamo che il diritto a emigrare è riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e che la storia umana è sempre stata storia di migrazioni: senza di esse nessun processo di civilizzazione e costruzione delle culture avrebbe avuto luogo. La violazione di questo e di altri diritti fondamentali danneggia e offende la società nel suo complesso e non solo le singole persone colpite.
Vedere negli immigrati una massa informe di parassiti o un bacino inesauribile di forza lavoro a buon mercato rappresentano, a nostro avviso, impostazioni immorali, irrazionali e controproducenti. La parte preponderante degli immigrati presenti sul territorio italiano lavorano duramente e svolgono funzioni essenziali per la tenuta di una società complessa e articolata come la nostra. Sono parte integrante dell’Italia di oggi.
La contrapposizione tra «noi» e «loro» , «autoctoni» e «stranieri» è destinata a cadere, lasciando il posto alla consapevolezza che oggi siamo «insieme», vecchi e nuovi
cittadini impegnati a mandare avanti il Paese e a costruirne il futuro.

Fonte: primomarzo2010.itcorriere.it