La ricetta cinese per guarire da Internet

In un caldo pomeriggio d’agosto, madre, padre e figlio si mettono in macchina e si dirigono verso il Qihang Salvation Training Camp, nella Cina rurale. Il centro dista appena una mezz’oretta dal loro albergo a Nanning, ma il viaggio a Deng Fei e Zhou Juan sembra assai più lungo. Sul sedile posteriore il loro figlio Deng Senshan non apre bocca per tutta la strada. Ha un’espressione abbattuta, mentre contempla il paesaggio in rapido movimento della provincia di Guangxi nella Cina meridionale, fatto di magazzini, edifici non terminati e campi aperti. Non ci vuole andare, al campo (e chi vorrebbe?) ma i suoi genitori hanno capito di non avere altra scelta. Continua a leggere

L’animazione irlandese che non vedremo mai in Italia

Finger painting: intervista a Matthew Watkins

Chi da bambino non ha mai giocato con i colori, sporcandosi le mani con la soddisfazione che solo quel contatto fisico con il colore può dare. Bene, e cosa succederebbe se vi dicessimo che oggi è possibile dipingere con le mani, con le dita, che si possono toccare colori, dare sfumature e vita alle proprie immagini fantastiche sullo schermo di un I-Pod? Continua a leggere

Arte & Tecnologi@

Ai più può sembrare un ossimoro stridente. Ma “arte + tecnologia”, non solo non è più l’accostamento di due termini in conflitto, ma al contrario è una realtà ormai consolidata che ci ha regalato e ci regala emozioni e opere d’avanguardia. In questa sezione si vuole inaugurare una serie di inchieste, articoli e interviste che andranno a indagare ed approfondire proprio le relazioni fra l’arte e i nuovi media, così come tra arte e nuove tecnologia. Nuove tendenze artistiche legate ai supporti tecnologici, così come nuove esperienze di condivisione nate con, dal e grazie al web. Insomma come il volo di un gabbiano, così noi vorremo volare sopra le nuove realtà artistiche allontanandoci quanto basta per avere una visione d’insieme, ma non troppo per non perdere di vista il mondo che stiamo vivendo.

Adriano Olivetti: storia di un mito (2/4)

Continua lunedì prossimo.

In due parole Ennio Flaiano

Fellini presenta la Ekberg a Flaiano

L’inqualificabile Flaiano continua a sfuggire a ogni genere di definizione. Protagonista della dolce vita romana del dopoguerra, grande romanziere (anche se, in tutta la sua vita, ha scritto un solo romanzo: Tempo di uccidere), impareggiabile sceneggiatore (il favorito di Fellini) e soprattutto intellettuale di primissimo piano: Flaiano era tutto questo e molto altro ancora. Ma cosa c’è di tanto prezioso nel suo lavoro?
È meglio chiarire subito che Flaiano resterà per sempre un enigma della cultura italiana. Leggendo e rileggendo i suoi scritti (quasi tutti frammenti, opere incompiute, progetti faraonici lasciati in sospeso, freddure, elzeviri) se ne ricavano sempre impressioni nuove, spunti, idee e la sensazione costante di non aver afferrato completamente il suo messaggio. Qualcuno considera Ennio Flaiano un maestro dell’incompiuto, l’unico ad essere arrivato così in alto in letteratura scrivendo così poco e in maniera così disarticolata. Continua a leggere

1 Marzo 2010: primo sciopero degli immigrati

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo? La domanda è nata del movimento Primomarzo2010 e non è stata solo una domanda retorica: il 1° marzo si è tenuto davvero lo sciopero degli immigrati.

Un giorno per far capire quanto vale l’integrazione e quanto contano gli immigrati in Italia. «Andrebbe fatta una riflessione sul tema economia e immigrazione visto che il 9,5% del Pil è direttamente o indirettamente legato all’immigrazione» ha osservato il direttore della Camera nazionale dell’Artigianato di Roma, Lorenzo Tagliavanti. Decine e decine di migliaia di persone hanno partecipato pacificamente alle manifestazioni e ai cortei in oltre 60 piazze, tutti con addosso qualcosa di giallo, il colore della protesta: un braccialetto, un nastrino, un fazzoletto. A Milano, Roma, Napoli, Firenze, Bologna immigrati e italiani hanno manifestato «per sostenere l’importanza dell’immigrazione per la tenuta socio-economica del Paese», come ha annunciato il comitato “Primo Marzo 2010 – Una giornata senza di Noi”.

Primo marzo 2010 ha deciso di organizzare una grande manifestazione non violenta per far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società.
Questo movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli.  Si collega e si ispira La journée sans immigrés: 24h sans nous, il movimento che in Francia he organizzato uno sciopero degli immigrati per il 1 marzo 2010. La manifestazione si è svolta lo stesso giorno in Spagna, Grecia e Portogallo, diventando di fatto il primo sciopero a scala europea. Continua a leggere

Lavoratori italiani e lavoratori stranieri: opinioni a Brescia

Fonte: radioradicale

Made in Italy? Per il 10% è immigrato

Senza il contributo determinante dei lavoratori immigrati non sarebbe possibile la produzione di numerose eccellenze del Made in Italy alimentare, dalla raccolta delle mele della Val di Non in Trentino alla mungitura delle mucche da latte per il Parmigiano Reggiano, dalla vendemmia dei vini “Doc” alla cura dei greggi per il pecorino romano fino alla raccolta della frutta Igp dell’Emilia Romagna. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dello primo “ sciopero degli immigrati ” nel sottolineare che nelle campagne italiane piu’ di un lavoratore su dieci è extracomunitario con circa 30 mila aziende agricole italiane che assumono lavoratori provenienti da fuori dell’Europa. Continua a leggere

Lavoratori italiani e lavoratori stranieri: opinioni a Vicenza

Fonte: radioradicale

Il Caravaggio torna a Roma dopo 400 anni!

Michelangelo Merisi da Caravaggio era un uomo difficile, spesso violento. La sera del 28 maggio 1606 commise il reato più grave della sua breve vita: uccise Ranuccio Tommasoni da Terni. A causa di una discussione, causata da un fallo nel gioco della pallacorda, il pittore venne ferito e, a sua volta, ferì mortalmente il rivale. Anche questa volta c’era di mezzo una donna, Fillide Melandroni, le cui grazie erano contese da entrambi.
Questo ennesimo atto di violenza, gli costò l’esilio. Per quattro anni, Caravaggio fu ospite in diverse città, tra l’isola di Malta e la Sicilia, passando per Napoli. Lasciò, in ogni sua tappa, il segno del suo passaggio, le intuizioni geniali della sua scandalosa arte di dipingere il vero.

Poi, nel 1610, da Roma gli fu inviata la notizia che Papa Paolo V stava preparando una revoca del bando d’esilio. Caravaggio, da Napoli, dove abitava presso la marchesa Costanza Colonna, si mise in viaggio con una feluca che settimanalmente faceva il tragitto Napoli-Porto Ercole e ritorno. Era diretto segretamente a Palo, feudo degli Orsini in territorio papale, luogo distante 40 km da Roma. In quel feudo avrebbe atteso in tutta sicurezza il condono Papale prima di ritornare, da uomo libero, a Roma.
Ma l’arrivo a Palo, disatteso perché segreto, avvenuto probabilmente di notte, causò il fermo dalla sorveglianza della costa per l’accertamento dell’identità. La feluca che lo aveva sbarcato, non potendo aspettare, proseguì il viaggio per Porto Ercole dove era diretta, portandosi dietro il bagaglio dell’artista. In preda alla febbre per infezioni intestinali, il Caravaggio fu lasciato alle cure della locale Confraternita che il 18 luglio 1610 certificò la morte avvenuta nel loro ospedale. Il giorno successivo, l’artista fu seppellito nella fossa comune ricavata nella spiaggia e riservata agli stranieri.

Nel 2010, a 400 anni dalla morte, Roma si riconcilia con uno dei suoi più celebri figli acquisiti. Dal 20 febbraio al 13 giugno, le Scuderie del Quirinale ospitano la mostra Caravaggio, un’esposizione dedicata al celeberrimo, e celebratissimo, “genio lombardo” in un’ottica radicalmente innovativa e aggiornata, dopo quella recente alla Galleria Borghese dedicata al confronto tra Michelangelo Merisi e Francis Bacon. Continua a leggere